di
Stefano Pancini
Luigi Alberti di 85 anni venne trovato morto in un appartamento di Castel San Giovanni il 25 ottobre 2025. Secondo le accuse della Procura e dei carabinieri i due parenti lo tenevano in uno stato di denutrizione e maltrattamenti, fino a un’aggressione mortale: «Il corpo è stato spostato»
È stato ucciso». Questa la conclusione a cui sono arrivati i carabinieri di Piacenza in merito alla morte dell’85enne Luigi Alberti. Il cadavere era stato rinvenuto lo scorso 25 ottobre in una villetta in via Giotto a Castel San Giovanni, dove la provincia di Piacenza confina con quella di Pavia, distante venti chilometri dal capoluogo di Piacenza.
Secondo gli investigatori, l’anziano è stato segregato e ucciso e per questo sono stati arrestati la moglie, l’81enne Giuseppina Decuzzi, e il figlio cinquantenne Giuseppe Alberti.
Luigi Alberti, trovato morto in casa: arrestati moglie e figlio
Dopo cinque mesi di indagini, gli inquirenti hanno chiuso il cerchio. Alle 5 del mattino del 30 marzo, i carabinieri del Nucleo investigativo di Piacenza e i militari della stazione di Castel San Giovanni, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Matilde Borgia del Tribunale di Piacenza su richiesta della procura. Pesanti le accuse.
Tra le 140 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare il pm Ornella Chicca non esita a definire la morte dell’85enne come «disumana». Per i fatti contestati, il figlio 50enne si trova ora al carcere delle Novate di Piacenza: è accusato di omicidio volontario aggravato, sequestro di persona e maltrattamenti.
Sua madre, invece, è agli arresti domiciliari per concorso in sequestro di persona e maltrattamenti perpetrati nei confronti del coniuge.
Che nel decesso di un 85enne, trovato senza vita nella sua villetta di via Giotto a Castel San Giovanni lo scorso 25 ottobre, ci fossero elementi poco chiari, era apparso evidente fin da subito ai carabinieri.
Il corpo dell’85enne dell’appartamento e le indagini
I militari avevano infatti effettuato a lungo rilievi tecnici e scientifici sul luogo del ritrovamento, insospettiti da alcune discrepanze riscontrate. Tra gli aspetti che con tutta probabilità non hanno convinto inizialmente gli inquirenti che si fosse trattato di una morte per cause naturali, una evidente ferita all’orecchio destro, tracce di sangue sulle pareti della cantina ma che la salma si trovasse sul letto al piano superiore in un’ala della casa, di fatto, disabitata e sprovvista di energia elettrica.
Ma il quadro indiziario si è man mano arricchito di elementi. A delineare i particolari il procuratore capo Grazia Pradella nel corso della conferenza stampa indetta nella tarda mattinata di oggi al comando provinciale dei carabinieri: «La vittima era ridotta ad uno scheletro per la grave denutrizione. Inoltre, sono stati riscontrati ematomi, segno di ferite ad una mano compatibili con un tentativo di difesa da parte dell’anziano».
«L’anziano era ridotto come uno scheletro»
L’autopsia, effettuata all’Istituto di Medicina Legale di Pavia non solamente avrebbe confermato il grave stato di denutrizione, ma avrebbe evidenziato fratture mal curate (risalenti anche a diverso tempo prima della morte) e la presenza di piaghe da decubito mai medicate e non sarebbero stati riscontrate tracce di farmaci antidolorifici.
Segno di «maltrattamenti continuati sull’anziano affetto da gravi patologie invalidanti», ha spiegato il capo procuratore, che ha definito la morte dell’anziano come «dolorosa».
A tutto questo, si aggiungono altri dettagli. Secondo gli inquirenti «l’anziano veniva tenuto al buio in cantina, senza riscaldamento e senza energia elettrica, dove sia nella piccola finestra che si affaccia sul cortile interno che all’ingresso del bagno adiacente era stata posizionata una rete metallica» che, di fatto, impediva all’85enne di affacciarsi per prendere una boccata d’aria che di accedere alla doccia e persino alla toilette. In quello scantinato «un divano sudicio e di misura più corta rispetto alla statura dell’uomo» dove poteva coricarsi.
Omicidio avvenuto per «compressione asfittica»
«Viveva in condizioni igieniche precarie», ha sottolineato il capo della procura. Non basta. Secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali, il decesso risalirebbe al giorno precedente al ritrovamento. Più esattamente, tra le 18:30 e le 20 del 24 ottobre. Per la procura non ci sono dubbi: «l’omicidio sarebbe avvenuto per compressione asfittica e con utilizzo di un oggetto tagliente (mai rinvenuto) che ha provocato lesione emorragica all’orecchio e padiglione auricolare destro, a cui si aggiungono, appunto, le lesioni da difesa dovute a percosse riscontrate nella mano sinistra».
«Ucciso nello scantinato e il corpo spostato»
Per gli inquirenti, l’esame autoptico è stato decisivo per confermare i gravi indizi nei confronti dei sospettati. Inoltre, l’allarme è scattato solo il mattino seguente. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il figlio avrebbe ucciso il padre proprio nello scantinato, poi, quella stessa sera, lo avrebbe spogliato dei vestiti che indossava (sono stati ritrovati insanguinati in un sacchetto) e lo avrebbe spostato al piano superiore per poi adagiarlo sul letto. L’indagato, sarebbe quindi uscito di casa per andare a lavorare al vicino polo logistico per svolgere il turno di notte.
I dubbi della dottoressa del 118
Solo al mattino, intorno alle 6, avrebbe telefonato ad una agenzia di onoranze funebri. Ma la donna dall’altro capo del telefono si è rifiutata di far intervenire i necrofori senza un certificato medico che attestasse la morte. Così, il figlio cinquantenne ha chiamato il 118. Sul posto anche la dottoressa Maria Francesca Magliocchi che non si è convinta che la morte potesse essere avvenuta per cause naturali.
«Per i familiari era diventato un peso insopportabile»
Da qui, sono partite le indagini, supportate anche da intercettazioni ambientali e da approfondimenti scientifici del carabinieri del Ris di Parma, che hanno effettuato un sopralluogo il 18 dicembre alla presenza dell’avvocato Lorenza Dordoni, nominata dalla donna e da suo figlio.
I carabinieri hanno ricostruito «una situazione drammaticamente diversa». Dagli approfondimenti svolti dai magistrati, i familiari hanno sempre opposto resistenza a qualunque intervento domiciliare da parte dei servizi sociali. «Per un certo periodo una persona si era presentata per assistenza domiciliare ma poi, di fatto, è stata fatta desistere dal tornare», ha sottolineato il capo procuratore.
Ciò nonostante, ancora prima, la scorsa primavera, l’anziano era stato ricoverato per il cosiddetto «mese del sollievo» in una Rsa, per alleviare i caregiver familiari. Per questo, madre e figlio erano in attesa che una struttura sanitaria convenzionata prendesse in carico l’81enne.
Per la procura non ci sono dubbi: «Volevano disfarsi di una presenza che ritenevano ormai essere divenuto un peso insopportabile per la loro quotidianità, senza rendersi conto che stavano infliggendo sofferenze indescrivibili alla povera vittima».
Le dichiarazioni in tv alla «Vita in diretta»
Dall’altra parte, i due indagati hanno partecipato alla trasmissione televisiva «La Vita in Diretta», sostenendo, specie la moglie, che veniva maltrattata dal marito. Già domani (31 marzo) sono attesi gli interrogatori di garanzia. Si parte alle 9, dal Gip, con l’81enne. Poi, alle 15, al carcere, sarà la volta del figlio. L’avvocato Dordoni, che difende entrambi, sottolinea che è in attesa di leggere l’ordinanza di custodia cautelare e gli atti processuali prima di rilasciare qualunque dichiarazione.
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30 marzo 2026 ( modifica il 30 marzo 2026 | 22:41)
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