Il ct Pochettino, già da un po’, l’ha consegnata a Ream, e potrebbe farlo anche al Mondiale. Ma c’è anche un aspetto da non sottovalutare relativo agli sponsor di squadra e personali. Il 2026 di Christian resta difficile: gli ultimi due mesi stagionali per tornare sul trono, a Milano e negli Usa

Simone Sandri

30 marzo – 17:35 – NEW YORK

Chi sperava di ritrovare un Christian Pulisic brillante e decisivo in Nazionale è rimasto deluso. Di certo il milanista non è il principale responsabile della débacle contro il Belgio, ma allo splendido Mercedes-Benz Stadium di Atlanta il leader di Team Usa ha steccato, mostrando ancora una volta di attraversare un periodo non semplice. Poche giocate delle sue e soprattutto alcuni errori in fase di finalizzazione che avrebbero potuto dare al match una prospettiva diversa. Soprattutto l’occasione gettata alle ortiche al 52′, con un brutto sinistro spedito in curva dal dischetto, seguito dall’immediata punizione belga arrivata sulla ripartenza con il 2-1 di Onana. De Bruyne e compagni poi hanno dilagato, chiudendo il match con un sonoro 5-2.

ginocchio—  

“Un’occasione gigantesca – dirà poi al termine il ct Pochettino -, avremmo dovuto segnare, nel calcio i dettagli fanno la differenza e forse il risultato sarebbe stato diverso”. Mentre Christian ha ammesso i problemi e si è rivolto con ottimismo al futuro: “È un periodo difficile, ma mi sento bene fisicamente e sto creando occasioni. Devo solo restare positivo. So che a un certo punto la palla colpirà il mio ginocchio ed entrerà, e allora tutto cambierà. Non mi faccio prendere dal panico. Meglio ora che in estate, le cose cambieranno”. Un discorso che vale anche in ambito rossonero, nel contesto di un 2026 in cui il fantasista non è ancora riuscito a segnare dopo una prima parte di stagione contraddistinta da una media gol super.

gerarchie—  

Questa resta naturalmente la nazionale di Pulisic, il capostipite di quella che vuole essere la miglior generazione di sempre per il soccer a stelle e strisce, ma intanto il giocatore simbolo del calcio americano non è più il capitano. Un dettaglio, appunto, ma il condottiero del gruppo adesso è il centrale difensivo Tim Ream, capitano anche nella sfida di Atlanta. Pochettino apprezza la leadership e il carattere del 38enne ex Fulham, attualmente in forza al Charlotte Fc nella Mls, e diventa difficile quindi pensare che le gerarchie possano cambiare al Mondiale americano. In un contesto diverso il “brand Pulisic” avrebbe potuto anche ricevere una spinta dello sponsor tecnico ma dopo il divorzio dalla Nike del 2021, e la firma con la rivale Puma, ovviamente il partner della nazionale Usa non ha nessun interesse a mettere pressione per riportare la fascia al braccio di “Capitan America” per promuovere una campagna pubblicitaria che probabilmente sarebbe stata una logica conseguenza con il milanista e la squadra a stelle e strisce accomunati dal celeberrimo “baffo”.

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ambizioni—  

Il capitano resta quindi Ream. Ciò non significa naturalmente che la pressione sia meno intensa sulle spalle di Pulisic, il quale, nel bene e nel male, resta l’uomo simbolo di una nazionale a un bivio che in linea teorica cova ambizioni importanti ma deve scendere a patti con la realtà soprattutto dopo prestazioni deludenti tipo quella offerta ad Atlanta contro il Belgio. “Dobbiamo essere ambiziosi – aveva detto alla vigilia del match Pochettino -,  dobbiamo pensare in grande, i sogni ispirano la realtà”. Legittimo sognare ma di sicuro per raggiungere anche il traguardo minimo, che sembra essere quella della qualificazione agli ottavi di finale, gli Usa hanno bisogno di un cambio di passo da parte del suo giocatore più talentuoso che in primis avrebbe bisogno di ritrovare una condizione soddisfacente. “Stiamo parlando del Mondiale, è chiaro che c’è pressione – sottolinea l’attaccante del Milan -, ma non è un problema. Essere qui per me è un privilegio e l’affronto a viso aperto sapendo di avere compagni, staff tecnico e l’intero Paese a supportarmi”. Una frase non di circostanza, Pulisic sembra davvero in grado di gestire la pressione anche a livello mediatico, ma poi l’unico giudice diventa naturalmente il campo e in questo momento le cose di certo non stanno andando benissimo. Diciamo allora che ritrovare forma e gol innanzitutto col Milan potrebbe essere sicuramente la strada migliore per dare il benvenuto al Mondiale. Anche perché una cosa è certa: senza il miglior Pulisic, anche “sognare” – come esorta Pochettino – diventa complicato per il Team Usa.