di
Teresa Cioffi
È l’identità dei lavori firmati da Coutan Studio, fondato nel 2017 a Oulx. Una realtà che ha sviluppato un proprio linguaggio a partire da una tipologia specifica di architettura: il rifugio
Forme contemporanee, uso del legno locale e recupero della memoria dei luoghi. È su questi elementi che si definisce l’identità dei lavori firmati da Coutan Studio, fondato nel 2017 a Oulx. Una realtà che ha sviluppato un proprio linguaggio a partire da una tipologia specifica di architettura: il rifugio. Con i recuperi di Coutan, lo spazio essenziale per eccellenza acquisisce una personalità sofisticata. Strutture monolitiche trionfano ad alta quota senza però rinunciare alla discrezione, nel rispetto dei paesaggi montani.
«Lavoriamo per sottrazione — spiega l’architetto Devis Guiguet —. Ci muoviamo seguendo due intenzioni principali. Da una parte diamo continuità alla storia di ogni luogo, ad esempio ricorrendo all’utilizzo di materiali che richiamano al passato. Dall’altra, però, utilizziamo le forme del gusto presente, così da realizzare un’architettura montana contemporanea».
È accaduto all’Alpe del Meys, a Pragelato, in un alpeggio centenario che oggi sembra scomparire nella montagna: «Abbiamo sfruttato la natura ipogea del luogo. Non si tratta solo di un gesto formale: è una conseguenza. Abbiamo valorizzato questo aspetto con geometrie capaci di potenziare la mimetizzazione». Il recupero, oltretutto, è stato selezionato dall’Ordine degli architetti di Torino per Il tempo della montagna. ArchitetturaAlpinA in dieci storie, il primo progetto cinematografico promosso dall’associazione Architetti Arco Alpino.
Diverso ma complementare è il caso del bivacco del Sommeiller, a Bardonecchia, realizzato a oltre 3.000 metri. Qui il progetto è stato realizzato su un ex comprensorio sciistico, dove per anni è stata la lamiera a dettar legge. Una lamiera che torna nella struttura, richiamando i prefabbricati del passato: «Abbiamo reinterpretato quel materiale in chiave contemporanea. Oggi il bivacco è un centro di cultura d’alta quota e comprende spazi per il pernottamento».
Su una scala più ampia si inserisce invece il progetto di Moncenisio, dove lo studio ha lavorato sul recupero di ex casermette militari. Dal 2024 gli edifici in pietra sono stati trasformati in un centro polifunzionale e in una residenza per artisti. Ma non ci si ferma qui: «Entro il 2026 verranno realizzati anche un’area wellness e un padiglione per eventi. L’obiettivo è rafforzare un modello di ricettività più misurato, legato alla qualità dell’esperienza».
Accanto a questo sviluppo, lo studio avvierà già nel corso di quest’anno collaborazioni con diverse Unioni montane della Val Susa, lavorando a progetti pilota per creare strutture collettive come centri servizi, padiglioni e info point. Se il rifugio è stato finora il terreno privilegiato di ricerca, lo sguardo si allarga agli spazi pensati per chi la montagna la vive ogni giorno.
«A tenere insieme questi interventi è anche una forte attenzione al legno locale — spiega Guiguet —. Lo utilizziamo nell’ottica di valorizzare la filiera territoriale».
Accanto alle essenze più tradizionali, come larice e abete, lo studio lavora su materiali meno utilizzati. È il caso del pioppo, spesso considerato un legno povero: «Ben presente nei nostri interni, ha caratteristiche molto interessanti e deve diventare una risorsa». In questo equilibrio tra forme contemporanee, memoria dei luoghi e riscoperta dei materiali si definisce il lavoro di Coutan Studio. «La montagna, in fondo, non ha bisogno di essere reinventata — conclude l’architetto — ma di essere capita e accompagnata: dai suoi rifugi al wellness, fino agli spazi della vita pubblica».
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30 marzo 2026
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