Wall Street trema: Morgan Stanley taglia l’azionario globale. Rischio crollo del 25% con il petrolio a 150 dollari
Alla luce del perdurante conflitto in Medio Oriente, Morgan Stanley ha deciso di declassare l’azionario globale, promuovendo al contempo la liquidità e i titoli di Stato statunitensi.
Venerdì, la banca d’affari ha modificato il proprio rating sulle azioni globali da “overweight” a “equal weight”, innalzando invece i Treasury USA e il cash a “overweight”, secondo quanto riportato da Reuters.
Gli strategist dell’istituto hanno evidenziato una crescente asimmetria dei rischi sugli asset, dovuta all’impatto imprevedibile e alla durata delle interruzioni nelle forniture di greggio. Il Brent ha registrato un brusco incremento del 59% questo mese, superando i guadagni osservati durante la Guerra del Golfo del 1990.
Alle 07:14 (fuso orario ET), il petrolio Brent scambia in rialzo del 2,19% a 115,03 dollari al barile.
La società di intermediazione ha avvertito di una possibile riduzione del 25% delle valutazioni azionarie globali qualora i prezzi del petrolio dovessero continuare a oscillare tra i 150 e i 180 dollari al barile. Di conseguenza, Morgan Stanley ha ridotto la propria esposizione azionaria complessiva, declassando i titoli statunitensi e giapponesi a “equal weight”.
Nonostante tali variazioni, la banca continua a preferire le azioni USA rispetto ad altre regioni, grazie a una maggiore crescita degli utili per azione. Gli strategist hanno osservato un cambiamento nel sentiment degli investitori: gli asset statunitensi sono diventati un bene rifugio e un’opzione “difensiva” nel contesto del conflitto mediorientale, segnando una svolta significativa rispetto al trend dello scorso anno.
Le crescenti tensioni in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi del greggio hanno spostato il sentiment del mercato, ha affermato l’economista Jeremy Siegel. Egli prevede che i listini potrebbero subire una correzione intorno al 10%, pur non ritenendo probabile un crollo importante per lo S&P 500.
La preoccupazione maggiore, sostiene Siegel, riguarda la fiducia dei consumatori, poiché l’aumento dei prezzi del carburante danneggia rapidamente il morale nonostante gli effetti economici contrastanti. Questo accade anche se le società energetiche ne traggono vantaggio e un dollaro forte aiuta ad attutire i costi.
Nel frattempo, l’economista di fama mondiale Mohamed El-Erian ha dichiarato a Business Insider che l’impatto economico del conflitto in Medio Oriente ha già raggiunto un livello critico e potrebbe toccare un nuovo punto di svolta a breve se le tensioni non dovessero allentarsi.
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Allo stesso tempo, Ed Yardeni di Yardeni Research ha avvertito che le crescenti probabilità di un coinvolgimento militare statunitense stanno intensificando l’incertezza, descrivendo la situazione come una “nebbia di guerra”. Lo S&P 500 è già sceso di circa l’8,7% dal suo picco, scivolando sotto i principali livelli tecnici; secondo quanto riportato da Fortune, è possibile una correzione del 15%.
Nonostante l’ansia degli investitori, Yardeni ha osservato che un sentiment estremamente ribassista potrebbe rivelarsi un segnale positivo, suggerendo che i mercati potrebbero rimbalzare seguendo una logica contrarian.
Nell’ultimo mese, il Vanguard S&P 500 ETF (VOO) e l’Invesco QQQ Trust, Series 1 (QQQ) hanno perso rispettivamente il 7,65% e il 7,48%.
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