di
Mary Tota
Daniele, 64 anni: «Volevano darmi un equivalente, i medici hanno detto no». Interviene la Regione
Ha cambiato regione, abitudini, punti di riferimento. Quello che non pensava di dover cambiare è il modo in cui deve tenere sotto controllo la sua malattia, il diabete. Per Daniele Magni, 64 anni, il trasferimento in Puglia, dalla Lombardia, si sta trasformando in un sacrificio profondo: perdere la continuità di una terapia che ormai sentiva sua e che gli aveva nettamente migliorato la vita. E questo perché la Puglia ha acquistato un dispositivo diverso da quello che lui e altri 400 pazienti diabetici pugliesi stavano già utilizzando. Una premessa: il diabete insulino-dipendente costringe chi ne è affetto a somministrarsi quotidianamente e in modo permanente la quantità necessaria di insulina.
Daniele, quando ancora viveva in Lombardia, aveva iniziato a curare la malattia con un nuovo dispositivo tecnologicamente avanzato che coniuga il controllo automatico della glicemia nel sangue, all’infusione automatica della quantità di insulina necessaria per bilanciare i livelli degli zuccheri. II sistema, dal nome Omnipod, oltre ad essere particolarmente performante perché non prevede un controllo attivo dei valori da parte del paziente, utilizza un patch privo di cavi, aspetto che incide in modo importante anche da un punto di vista psicologico. La differenza è stata netta: «La mia malattia e la sua gestione – racconta – sono cambiate in modo radicale. Il dispositivo rilascia insulina ogni cinque minuti grazie ad un sensore che ho sul corpo e che è collegato all’infusore. Lo sento quando controlla i valori, quando infonde insulina e sento quando non lo fa, il che significa che non è necessario intervenire». E questo accade anche di notte, aspetto estremamente importante «perché – spiega Daniele – il sonno è il momento in cui non hai controllo della glicemia». Tutto bene finché non è arrivato il momento di acquistare in farmacia, a Ceglie Messapica, le scorte necessarie: «Non le possiamo fornire il trattamento in corso, le possiamo dare un equivalente», si è sentito dire.
Secondo la specialista del Policlinico di Milano che ha in cura Daniele, però, equivalente non lo è affatto, tant’è che ne ha sconsigliato l’uso. «È triste – commenta con amarezza Daniele – soprattutto se penso ad un bambino di 10 anni, insulino-dipendente, che non ha diritto in Puglia all’ottimo trattamento di cui disponevo io in Lombardia. È davvero triste che la gestione di una patologia così pericolosa per la sopravvivenza, non possa essere affrontata nello stesso modo, in un posto o in un altro». Cosa è accaduto? Che la Regione Puglia, attraverso InnovaPuglia, ha bandito la gara per la fornitura dei dispositivi, secondo il criterio delle caratteristiche tecnologiche ma anche dell’offerta economicamente più vantaggiosa. A vincerla è stata un’azienda differente da quella che produce il dispositivo che utilizzano Daniele e gli altri pazienti.
La Asl di Brindisi, a cui Daniele fa riferimento, aveva ottenuto per tutti la proroga dei piani terapeutici sino a marzo.
Mercoledì scorso, però, l’Aress (agenzia regionale della Salute) ha intimato lo stop alle proroghe, comunicando l’obbligo di fornire solo i nuovi dispositivi. Situazione che si sta verificando anche nelle altre province e che ha spinto le associazioni dei pazienti diabetici, a portare avanti una battaglia serrata con la Regione per riuscire ad ottenere almeno la prosecuzione del trattamento per chi lo aveva già iniziato. Daniele, intanto, fra un mese non avrà più la sua terapia. Cosa farà? «Ho poche alternative – conclude Daniele – Farmi posizionare a vita un aggeggio enorme sulla pancia, con catetere e fili penzolanti, tornare all’utilizzo delle penne con inevitabile peggioramento della malattia; riportare la residenza in Lombardia».
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31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 10:09)
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