Stringiamoci attorno agli azzurri come le buone maestre agli scolari rimasti indietro. Anche solo per gratitudine di una maglia che ci ha dato tanto…

Venerdì la Gazzetta dello Sport compie 130 anni. Sapete quante notizie di calcio pubblicò in tutto quel 1896? Solo 5, la prima da Udine: una partita tra liceali. Il football era ancora nella culla, si parlava di ciclismo, ippica, tiro a segno… Sembra ora. L’orgoglio nazionale sono Sinner e Antonelli, ma anche Brignone-Goggia e la pallavolo… Il pallone si è sgonfiato. Ma stasera dimentichiamo Jannik e Kimi, risparmiamoci paragoni. Due menti mostruose come le loro, Gattuso non ce le ha. Ha ragazzi traumatizzati dalle Apocalissi che festeggiano il Galles scansato. I tocchi di Totti nelle partitelle delle Legends ricordano cosa ci manca: il talento puro. Al Mondiale 2006, Del Piero e Pippo Inzaghi erano riserve. Averli ora… Pazienza. 

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Stringiamoci attorno agli azzurri come le buone maestre agli scolari rimasti indietro. Anche solo per gratitudine di una maglia che ci ha dato tanto. Nell’82 ci accompagnò fuori dagli Anni di Piombo e, nella gioia, ci aiutò a rinascere. Locatelli non doveva cenare con gli interisti? Stop. Stasera esiste una squadra sola: amiamola. E crediamoci. La Bosnia non ce li ha un portiere re di Champions e finalisti di due delle ultime 3 edizioni. Ha quel ganassa di Muharemovic che 2 anni fa era in C con la Juve Next Gen e ora parla come fosse la reincarnazione di Beckenbauer. Bonucci, che ha sciacquato la bocca a Wembley, Buffon e Gattuso, che hanno spento l’Olympiastadion di Berlino, sapranno scortare gli azzurri a Zenica, infernino da 10.000 posti. E poi Tonali, Kean… Amiamoli come fossero Kimi e Jannik. Altrimenti a giugno torneremo a seguire i liceali di Udine.