Nell’anno del Signore 2026, se qualcuno si attende la rivoluzione da ogni nuovo smartphone di fascia alta (qui la nostra guida sui migliori), i casi sono due. O ha sbagliato anno (non è più il 2016, purtroppo). Oppure ha sbagliato categoria merceologica. Sappiamo perfettamente cosa aspettarci da un dispositivo di fascia alta: specifiche impressionanti sulla carta, prezzi che scalano rapidamente verso cifre monstre per i redditi dell’italica penisola e promesse di intelligenza artificiale che spesso, nella pratica quotidiana, si rivelano meno decisive di quanto annunciato. Il Galaxy S26 Ultra si inserisce in questo contesto, ma lo fa nel solco di quello che Samsung ha promesso (e consegnato) negli ultimi anni: tanta qualità, molta (forse troppa) continuità con i modelli precedenti, qualche bella idea, quest’anno persino qualche piccolo passo indietro rispetto a S25 Ultra ma nel complesso tanta, tantissima concretezza che abbiamo vissuto con mano in oltre un mese di uso quotidiano. 

Com’è fatto

Samsung ha ormai consolidato un linguaggio estetico preciso: angoli smussati per il telaio, binari laterali piatti e una pulizia generale che lo rende immediatamente riconoscibile. Il nuovo Ultra è un piacere da tenere in mano (per quanto possa esserlo un oggetto da 6,9 pollici). È leggermente più sottile del predecessore (7,9 mm) e più leggero (214 grammi): quattro grammi in meno che non cambiano la vita, ma che uniti a una curvatura del profilo più ergonomica lo rendono meno faticoso da impugnare e meno scivoloso durante le lunghe sessioni di utilizzo.
Il telaio è più leggero ma fa un passo indietro. Proprio come Apple con gli iPhone 17 Pro, anche Samsung ha chiuso la breve parentesi del titanio per tornare all’alluminio, nello specifico un Armor Aluminum di seconda generazione. È una scelta pragmatica da un punto di vista industriale (meno costoso, più semplice da gestire e probabilmente più efficace nella dissipazione del calore) ma che ci lascia un po’ con l’amaro in bocca. Il titanio si poteva anche usare senza cover, l’alluminio no, ogni colpo è un tragico bollo su un oggetto da ben oltre mille euro. 
Il design è elegante, soprattutto nella versione Cobalt Violet che cambia tonalità a seconda della luce, ma c’è un dettaglio che lascia perplessi, al di là del materiale della scocca. Il modulo fotografico posteriore è cresciuto ancora, abbracciano lo stile estetico – meno pulito – dei Fold: se lo appoggiate su una superficie piana, lo smartphone è perfettamente, totalmente, tragicamente sbilanciato e ballerino. Per altro, non basta neppure una custodia sottile per pareggiare i volumi, ne serve necessariamente una decisamente spessa.

Lo schermo e il nodo privacy

Il display è, come da tradizione, il punto di forza della produzione Samsung: un pannello Dynamic Ltpo (ossia con refresh rate variabile da 1 a 120Hz) Amoled 2X da 6,9 pollici. La luminosità di picco tocca i 2600 nit in Hdr, garantendo una visibilità perfetta anche sotto il sole di mezzogiorno. Va fatta però una precisazione tecnica per i puristi: il pannello è nativamente a 8-bit e simula i 10-bit tramite la tecnologia Frc (Frame rate control). È una tecnica comune tra i produttori cinesi per aumentare la profondità cromatica percepita, ma da Samsung, che i pannelli li produce, sarebbe stato lecito aspettarsi un salto verso i 10-bit nativi per ottimizzare ulteriormente i consumi.

Privacy Display

La vera novità hardware è però il Privacy display. Samsung è riuscita a integrare nel pannello una tecnologia che simula l’effetto delle pellicole privacy fisiche: la vedete all’opera nel video qui sotto. Attivandola via software, lo schermo oscura i contenuti per chiunque tenti di sbirciare lateralmente. È una mano santa per chi viaggia o lavora in luoghi affollati e deve gestire dati sensibili. Il compromesso però esiste: la struttura del pannello, necessaria per incanalare la luce solo frontalmente, rende la visione leggermente «setosa» anche a funzione disattivata, con angoli di visione laterali meno ampi rispetto a un display tradizionale. È un prezzo che paghiamo volentieri per una funzione che, in ambito professionale, è impagabile. Se però non viaggiate mai sui mezzi pubblici o non maneggiate mai in pubblico app bancarie o corrispondenza privata, il Privacy Display sarà più un fastidio che un beneficio.

L’hardware sotto la scocca

Il cuore del sistema è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 nella versione personalizzata per Galaxy. Spinge forte e consuma il giusto: la potenza a disposizione è tale che parlare di prestazioni nell’uso quotidiano è quasi superfluo. Tutto è fulmineo, dai caricamenti delle applicazioni pesanti all’editing video in 4K. La Ram è di 12 GB per i tagli di memoria standard e sale a 16 GB solo per la versione da 1 TB.
Il sistema di dissipazione è stato migliorato con una camera di vapore più ampia, e i risultati si vedono: lo smartphone scalda poco anche sotto stress intenso. La batteria rimane da 5.000 mAh, una capacità che nel 2026 inizia a sembrare anacronistica rispetto ai concorrenti asiatici che montano celle da 6.000-7.000 mAh o più. L’ottimizzazione del chip permette di arrivare a sera con un buon margine residuo (circa il 25-30% con uso medio-alto), ma saremmo felici se, nel 2027, anche Samsung trovasse una soluzione per far salire l’amperaggio delle sue batterie (Realme, ad esempio, ne ha già annunciata una da 10.000 mAh). 
La ricarica cablata sale a 60 W: permette di passare dallo zero al 75% in circa mezz’ora. Non sono i tempi record dei produttori cinesi, ma è un passo avanti concreto. Manca ancora il supporto ai magneti Qi2 integrati nella scocca, che impone l’uso di apposite custodie per poter utilizzare la galassia di accessori compatibili con Magsafe. Un limite già superato, nel mondo Android, da Google con i suoi Pixel 10 e 10 Pro, che probabilmente qui resiste a causa della presenza dello stilo S Pen, che impone ai progettisti coreani rinunce e acrobazie sotto la scocca. 

La fotocamera

Il comparto fotografico è ormai una costante nella gamma Galaxy S Ultra. Il sensore principale rimane da 200 megapixel ma guadagna un’apertura f/1.4 (molto luminosa). La novità tecnica più interessante è lo zoom 5X con sistema Alop (All lens over prism): le lenti sono collocate sopra il prisma e non dopo. Questo permette di avere un modulo più compatto del 20% e un’apertura f/2.9, garantendo scatti notturni con lo zoom decisamente più puliti.
Le foto sono convincenti in ogni contesto, anche perché la resa cromatica è naturale e meno satura rispetto al passato e alla tradizione Samsung. 
Nelle riprese video, la funzione Horizon lock a 360 gradi è una piccola magia: mantiene l’inquadratura perfettamente orizzontale anche se ruotate completamente lo smartphone. Resta però un limite: la fotocamera 3X sembra ormai il parente povero del gruppo, con un sensore piccolo che fatica a tenere il passo degli altri tre. Forse è tempo di una semplificazione hardware per puntare tutto su tre ottiche di livello assoluto.

Software e AI: c’è anche AirDrop

La One UI 8.5 su base Android 16 è l’interfaccia più completa del panorama Android e uno dei punti di forza ormai innegabili del mondo Sasmung. Sono garantiti sette anni di aggiornamenti (sia di sistema che di sicurezza), un impegno lodevole che trasforma l’acquisto in un investimento a lungo termine. L’integrazione con l’AI (intelligenza artificiale) è profonda ma non invasiva. Il filtro anti-spam dei Galaxy è una garanzia ed è di tutt’altra categoria rispetto agli iPhone: non un aspetto da sottovalutare se siete tra i tartassati dai call center aggressivi.
Interessante anche la funzione Now nudge: lo smartphone “legge” i messaggi in arrivo e, se vi chiedono un appuntamento, controlla il calendario e vi suggerisce la risposta direttamente nella tastiera. Tutto avviene in locale (on-device) per tutelare la privacy. 
Con l’ultimissimo aggiornamento è arrivata anche la compatibilità con AirDrop di Apple: anche i Galaxy S26 ora possono accedere al praticissimo scambio rapido di file, che fino a qualche mese fa era ristretto ai dispositivi Apple. È un passaggio piccolo ma a suo modo epocale, che nel mondo Android era stato anticipato dai soli Pixel Google. 

Samsung Galaxy S26 Ultra, la recensione dopo un mese di uso: privacy, pragmatismo, AI (e ora anche AirDrop)

Anche la S Pen rimane un unicum, per quanto sempre più dimenticata da Samsung e dalla maggioranza degli acquirenti di questo dispositivo: poter prendere note rapide a schermo spento o firmare documenti digitali con precisione è una funzione che non ha rivali nel mercato.

Conclusioni

Il Samsung Galaxy S26 Ultra resta lo smartphone Android più completo del 2026. Non vince la gara della batteria né quella della ricarica ultra-rapida, non ha più il titanio, ma offre comunque un pacchetto software e hardware che nessun altro produttore riesce a eguagliare per maturità e completezza dell’ecosistema, con qualche chicca esclusiva come Privacy Display e S Pen.
Il prezzo di listino di 1.499 euro è molto elevato e lo mette in una fascia dove ogni compromesso viene, giustamente, analizzato al microscopio da chi pondera la spesa. Non ha senso passare da un S25 Ultra a questo modello, ma per chi cerca un computer da taschino affidabile, nel mondo Android la risposta è qui.

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30 marzo 2026 ( modifica il 30 marzo 2026 | 18:28)