Tentacoli ben saldi sul territorio di origine e ambizioni sempre più proiettate all’estero. Sponda Dubai e Tenerife, lontano dai radar di inquirenti e forze dell’ordine. Il clan dei Casalesi, dal 2019 ad oggi e sotto la reggenza di Antonio e Carmine Zagaria, fratelli del boss detenuto al 41-bis Michele, aveva rilanciato in grande stile le attività del gruppo casertano.

APPROFONDIMENTI

 Un impero in grado di attuare un controllo su attività commerciali e realtà imprenditoriali. Persino sulla compravendita di terreni agricoli tra privati. Un vortice di racket, usura e droga che ha generato capitali illeciti a sei zeri, ripuliti poi in bar di grido e immobili di lusso dislocati tra la Spagna e gli Emirati. Sullo sfondo i contatti con la politica. Come quelli con il consigliere regionale Giovanni Zannini: «A me basta che mi fai uscire cento voti a Santa Maria Capua Vetere», metteva in chiaro, il 19 giugno 2019, l’esponente di Forza Italia ignaro di essere intercettato. Ad accogliere la richiesta c’era il referente del clan Franco Lombardi: «Se non prendiamo 350 voti significa che il mio nome va sotto i piedi».

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Le carte

C’è mezzo codice penale tra le seicento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip del tribunale di Napoli, Fabio Provvisier, ha disposto i ventitré arresti: diciannove in carcere, quattro ai domiciliari. Associazione mafiosa finalizzata al traffico di droga, ma anche estorsione, usura, detenzione e porto di armi da fuoco e riciclaggio le accuse per i quarantaquattro indagati.

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Un blitz muscolare, con oltre 150 uomini impegnati nelle operazioni e il frastuono degli elicotteri che per ore hanno sorvolato il cielo di Casal di Principe e di buona parte della provincia casertana. Le indagini che dai primi mesi del 2019 i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caserta hanno condotto sotto il coordinamento della Dda di Napoli (procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Michele Del Prete) alla fine hanno dato il loro frutto: la decapitazione della costola un tempo capeggiata da Michele Zagaria.

Gli arresti

In carcere sono finiti, tra gli altri, i fratelli del boss, Carmine e Antonio, il nipote Filippo Capaldo, figlio della sorella Beatrice, catturato in Spagna, dove si era trasferito dopo essere stato scarcerato nel 2019. Il procuratore Gratteri non ha dubbi: «Quella della famiglia Zagaria resta una camorra di Serie A. Un gruppo in grado di controllare persino il respiro della gente». Una camorra 2.0, che ha sviluppato «una capacità imprenditoriale altissima», evidenzia invece il comandante dei carabinieri di Caserta, Manuel Scarso, ricordando il sequestro di due aziende riconducibili al clan per un valore di 40 milioni di euro, ma anche l’intesa con la ’ndrangheta per il traffico di droga.

Le alleanze

L’asse con i Bellocco avrebbe consentito di ottenere a un prezzo di favore almeno due forniture di cocaina. Tra i conniventi una schiera di colletti bianchi. Ai domiciliari l’imprenditore Ivano Balestriere, titolare della Isvec, azienda che gestisce appalti per la raccolta di rifiuti in diversi comuni campani. Dalle carte emerge l’aggiudicazione del servizio di nettezza urbana nel comune di Mondragone proprio grazie al consigliere regionale Zannini, da settimane sottoposto al divieto di dimora in Campania per altra indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere. L’esponente di Fi non è però indagato nell’inchiesta di ieri. L’inchiesta ha poi confermato il pressing del clan sul territorio. Emblematica l’odissea della dipendente di un supermarket di San Marcellino intestato a una coppia di prestanome, ma «sostanzialmente di proprietà della famiglia Zagaria».

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La donna, dopo essere stata sottopagata per sei anni e aver vinto una causa di lavoro, fu costretta a stipulare «un accordo transattivo, con cui le veniva riconosciuta la somma di 50mila euro al posto dei 130mila euro riconosciuti dal tribunale di Napoli Nord». Una vicenda oscura in cui il legale della donna, il penalista Biagio Sagliocco, per il quale il gip ha disposto i domiciliari, avrebbe agevolato Carmine Zagaria e Alfonso Ottimo: «Quella è gente particolare», spiegava alla cliente in un’intercettazione. Circostanza con cui hanno fatto i conti anche due imprenditori di Castel Volturno. Le vittime versarono nel 2021 60mila euro nelle casse dei fratelli Zagaria per l’acquisto di un fondo agricolo. Sulla stessa lunghezza d’onda le sorti del caseificio “La delizia” di Varcaturo, di cui il clan prese possesso nel 2022 in ragione di un prestito usurario di 150mila euro, saldato solo in parte dal titolare dell’azienda. Casalesi decapitati, ma la camorra non molla: il territorio resta in bilico.