di
Guido Olimpio

La «Porta delle lacrime» è l’ingresso sud del Mar Rosso, ma per ora i miliziani evitano lo scontro

Il conflitto ha due punti critici: il primo è rappresentato dallo Stretto di Hormuz e il secondo è Bab el Mandeb, l’ingresso meridionale del Mar Rosso. Questo secondo passaggio, «la porta delle lacrime», entra ed esce nelle analisi degli esperti, un’oscillazione determinata dai custodi di questo snodo. Ossia gli Houthi dello Yemen. 

Partner dell’Iran, con armi a sufficienza, si sono costruiti una posizione di forza e di rendita. Un paio di giorni fa hanno interrotto la tregua accettata nel 2025 lanciando missili e droni contro il territorio israeliano, la ripetizione di quanto fatto per mesi. L’azione è stata interpretata non come il desiderio di riaprire subito il fronte ma piuttosto di trasmettere un segnale calibrato agli avversari. 



















































I miliziani vogliono per ora evitare uno scontro totale e si riservano il diritto di lanciarsi nella battaglia tenendo conto di fattori diversi. Possono passare all’attacco in modo continuato nel caso che l’Arabia Saudita e gli Emirati decidano di unirsi all’Epic Fury di Donald Trump. Oppure se Teheran dovesse chiedere una solidarietà maggiore nel caso vi sia un intervento terrestre statunitense. 

La carta Houthi è troppo importante per essere bruciata in questa fase. In quanto le loro incursioni sono in grado di infliggere un ulteriore colpo al traffico marittimo globale costringendo cargo o petroliere a circumnavigare l’Africa invece che proseguire verso il Canale di Suez. Il flusso era già diminuito nei mesi scorsi ma si è in parte revitalizzato con la decisione saudita di aumentare l’export di petrolio dal terminale di Yambu, proprio in Mar Rosso. Un’alternativa alla rotta di Hormuz. 

Come sempre ci sono numerose speculazioni sull’atteggiamento della fazione. È alleata di Teheran ma da sempre conserva una propria autonomia e deve tenere conto della situazione locale. Anni di conflitti hanno permesso ai combattenti di sviluppare un arsenale flessibile (abbondano di missili e droni kamikaze) e di ottenere l’assistenza dei pasdaran. 

C’è infine la dimensione diplomatica. L’Iran usa la minaccia del coinvolgimento degli Houthi come ulteriore leva negoziale. Mentre Trump e Netanyahu sono stati molto confusi sugli obiettivi finali della campagna militare Teheran ha seguito un percorso abbastanza lineare: ad ogni spinta dell’avversario reagiremo allargando l’area del confronto bellico. E la porta delle lacrime è perfetta per descrivere quali saranno le conseguenze. 

31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 10:19)