di
Aldo Grasso
Il trio ora duo vive una stagione di nuovi fasti: la formula regge ancora, come dimostra il successo di Gialappa Show. I Gialappi facevano meme prima dei meme. Prendevano la tv, la tagliavano e la ribaltavano. Oggi quel linguaggio è ovunque
Si può parlare di rifioritura della Gialappa’s Band? Dopo anni di appannamento e apparizioni quasi in semiclandestinità, la risposta è sì. Senza troppi giri di parole. Il trauma dell’addio (pacifico e concordato) di Carlo Taranto è alle spalle, e il duo Giorgio Gherarducci–Marco Santin è tornato a fare quello che gli riesce meglio: guardare il mondo (attraverso la tv) e irriderlo. Il Gialappa Show (TV8) ha cambiato pelle quanto basta: ritmo più veloce, riferimenti aggiornati, linguaggio in sintonia con l’oggi. Ma il cuore è rimasto lo stesso: sarcasmo chirurgico e montaggio ironico. Una formula che regge ancora.
Da una parte c’è il pubblico storico, quello che non ha mai abbandonato i Gialappi. Dall’altra, una nuova generazione che li scopre adesso, tra clip, reel e spezzoni che circolano online. Il risultato è curioso: un umorismo nato altrove e in un altro tempo che oggi suona quasi contemporaneo. La presenza, l’altra sera, di Lorenzo Cherubini come co-conduttore è sembrata più di una semplice ospitata: è il simbolo di questo passaggio di testimone tra epoche diverse che si parlano senza troppi problemi.
Ma il vero motore della rinascita ha un nome preciso: Mago Forest. La sua cifra è il fallimento programmato. Dove il conduttore classico cerca l’effetto impeccabile, lui lavora sull’errore, sull’incertezza, sull’esagerazione esasperata. E funziona. Forest non entra in scena: ci sta dentro. Non aspetta la battuta, la intercetta. Un imprevisto tecnico, una reazione del pubblico, un tempo morto, tutto può diventare materiale. È una comicità che vive sul momento, e che ha capito una regola semplice: la risata viene prima dell’ammirazione.
Intorno, un sistema che tiene: imitazioni (da Pier Silvio a Iva Zanicchi), il ritorno di «Sensualità a corte» con Jean-Claude (Marcello Cesena), «Oh Madre» (Simona Garbarino), fino ai Neri per Caso.
E poi c’è il punto forse più interessante. I Gialappi facevano meme prima dei meme. Prendevano la tv, la tagliavano e la ribaltavano. Oggi quel linguaggio è ovunque: nei social, nei feed, nei video che scorrono senza sosta. Solo che loro, nel frattempo, sono rimasti lì. E adesso sembrano perfettamente a casa.
31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 18:43)
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