Al Kennedy Space Center in Florida è tutto pronto per il lancio del razzo SLS e la capsula Orion previsto per le ore 00.24 di giovedì. Le vie di fuga se qualcosa dovesse andare storto

Al Kennedy Space Center, in Florida, tutto è pronto per il lancio della missione Artemis II e il conto alla rovescia è già partito. Quattro astronauti a bordo della capsula Orion voleranno attorno alla Luna (senza atterrare) in una missione che durerà dieci giorni. È la prima volta dal 1972 (con la fine delle missioni Apollo) che l’uomo ritorna verso la Luna.

A lanciare nello spazio Orion sarà il razzo  Space Launch System (SLS): è alto 98 metri e pesa 2,6 milioni di chili a pieno carico di propellente (e sulla Luna sarà in grado di trasportare oltre 27 mila chili di materiali). Se tutto andrà come previsto il lancio è previsto alle 6.24 di mercoledì primo aprile, ma in Italia saranno le 00.24 di giovedì 2 aprile. Le previsioni meteo indicano circa l‘80% di probabilità favorevoli, un dato molto positivo. Le principali criticità restano legate alla copertura nuvolosa e ai venti in quota, che possono influenzare la sicurezza del decollo. L’evoluzione del meteo è  monitorata costantemente da un team dedicato. Tutto il processo potrebbe essere fermato anche all’ultimo secondo.



















































Conto alla rovescia

«Tutto sta procedendo secondo i programmi e il lancio è confermato per il primo aprile» ha detto Amit Kshatriya, amministratore associato della Nasa nella conferenza stampa di aggiornamento sul lancio. Il razzo e la capsula Orion sono posizionati sulla piattaforma di lancio 39B e gli ingegneri sono al lavoro per attivare i componenti di volo, verificare i collegamenti di comunicazione e preparare i sistemi criogenici del razzo in vista del rifornimento del propellente.  Nei due serbatoi del razzo Sls
dovranno infatti essere caricati centinaia di migliaia di litri
di idrogeno liquido e di ossigeno liquido tenuti a temperature
bassissime.

Artemis II, iniziato il conto alla rovescia verso la Luna: il viaggio durerà 10 giorni, le incognite del meteo

Chi sono gli astronauti e le tante «prime volte»

A volare verso la Luna saranno tre astronauti americani e un canadese selezionati dal 2023: da allora si stanno addestrando per il viaggio. Sono il  comandante Reid Wiseman,  il pilota Victor Glover, entrambi cinquantenni, la specialista di missione Christina Koch, 47 anni e il canadese  Jeremy Hansen, anche lui cinquantenne. L’equipaggio riunisce una serie di «prime volte». Hansen non è mai stato nello spazio e sarà la prima persona che non fa parte della Nasa a compiere un viaggio verso la Luna. Primato anche per Christina Koch: prima donna a compiere un viaggio del genere e per Glover, primo uomo di colore. 

Perché la Nasa vuole tornare sulla Luna

Oggi la Nasa vuole tornare sulla Luna per diversi motivi. Dopo il primo allunaggio con Neil Armstrong (e moltissimi soldi spesi) la corsa allo Spazio fu vinta dagli Stati Uniti che pure partivano in svantaggio rispetto ai sovietici. Negli anni successivi l’Agenzia spaziale americana si è concentrata sull’esplorazione dell’orbita terrestre bassa con gli Space Shuttle e la Stazione Spaziale Internazionale. Oggi le missioni Artemis hanno lo scopo di esplorare la Luna per una serie di esperimenti scientifici, ma soprattutto per estrarre risorse come l’acqua ghiacciata e l’elio-3. L’acqua ghiacciata è utile per produrre ossigeno e idrogeno (carburante per razzi), rendendo così la Luna un potenziale “porto di rifornimento” per missioni più lontane. L‘elio-3 è necessario per le future centrali a fusione nucleare

La competizione con la Cina è sempre più sentita: la Cina ha un programma lunare ambizioso con l’obiettivo di portare gli astronauti sul suolo lunare entro il 2030 e questo spinge gli Stati Uniti a mantenere la leadership nell’esplorazione spaziale. Il presidente Trump ha imposto una deadline molto ambiziosa: rimettere piede sulla Luna prima della fine del suo mandato (che termina nel gennaio 2029). Per questo la Nasa ora ha fretta e Artemis II rappresenta il primo banco di prova. 

I test di supporto vitale

Dopo la separazione dallo stadio superiore del razzo gli astronauti piloteranno manualmente la capsula Orion per testarne la manovrabilità nell’avvicinarsi e nell’allontanarsi dallo stadio superiore del razzo, manovra fondamentale per i futuri agganci in orbita lunare. Inoltre testeranno per la prima volta il sistema di comunicazione laser O2O, capace di inviare video in alta definizione e dati a velocità molto superiori rispetto alle onde radio tradizionali. Gli astronauti avranno anche il compito di testare i sistemi di supporto vitale di Orion nell’ambiente dello spazio profondo, inclusi il controllo della temperatura, dell’atmosfera e di tutte le risorse interne.  

Gli esperimenti medici

Gli stessi astronauti saranno soggetti a esperimenti medici per raccogliere dati sulla fisiologia umana nello spazio profondo: l’equipaggio sarà infatti sottoposto a livelli di radiazioni più elevati rispetto a quelli rilevati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Il pericolo maggiore è rappresentato dai brillamenti solari (solar flares) che possono sprigionare particelle estremamente nocive per la salute umana. Per mitigare questo rischio, Orion è dotata di un rifugio contro le radiazioni (radiation shelter) progettato specificamente per proteggere l’equipaggio durante eventi solari intensi.

La sicurezza

La Nasa ha posto molta attenzione sulla sicurezza e questo è anche il motivo per cui il programma Artemis ha subito tanti ritardi. È la prima volta che il lanciatore SLS e la navicella Orion trasporteranno un equipaggio nello spazio e tra l’altro andranno più lontano dalla Terra di qualunque altra missione con astronauti nell’ultimo mezzo secolo, dai tempi dell’Apollo 17 del 1972. Il volo di collaudo senza equipaggio risale al 16 novembre 2022 con Artemis I: la capsula Orion con il suo modulo di servizio raggiunsero la Luna passando a soli 130 chilometri dalla sua superficie per poi inserirsi in orbita intorno al nostro satellite a circa 70 mila chilometri dalla Terra, con una missione che è durata 25 giorni. 

Le vie di fuga se qualcosa va storto

Se qualcosa dovesse andare storto durante la missione Artemis II esistono una serie di «vie di fuga». Gli astronauti si sono addestrati a lungo ad affrontare i diversi scenari.  Se dovesse verificarsi un’anomalia mentre l’equipaggio si trova sulla rampa di lancio o già a bordo della capsula (ci arrivano tre ore prima del lancio), gli astronauti possono mettersi in salvo salendo su apposite teleferiche in grado di trasportarli rapidamente in un veicolo blindato capace di difenderli da un’esplosione. In caso di anomalie gravi in fase di decollo è possibile attivare  il sistema per interruzione del lancio (il Launch Abort System-Las), che è quel puntale che si trova sopra la capsula. Si tratta di un gruppo di motori molto potenti e ad accensione istantanea in grado di portare  Orion rapidamente lontano dal lanciatore, a quote in cui si possono aprire i paracadute e procedere quindi con un rientro di emergenza con piani diversi a seconda delle situazioni.
Se l’emergenza si verificasse dopo l’inserimento in orbita intorno alla Terra l’equipaggio può rientrare con il motore principale o quelli secondari di Orion. Una volta arrivata in orbita translunare la navicella spaziale seguirà una traiettoria definita «a ritorno libero»: la gravità lunare la riporterà direttamente sulla Terra senza bisogno di accendere i motori. Ciò significa che la capsula Orion potrebbe tornare sulla Terra anche in caso di guasto al sistema di propulsione. Esistono piani di emergenza per ogni situazione: incendi a bordo, perdite di pressione in cabina e anche per problemi durante l’ammaraggio.

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31 marzo 2026