Nella notte del 30 marzo, sulla Tour Eiffel ha brillato una frase inequivocabile: “Parigi, sono pronta“. Il grandioso messaggio porta la firma di Céline Dion, artista canadese da milioni di copie e interprete di indimenticabili hit come “All by myself” e la maintrack di Titanic “My heart will go on” che ha annunciato il suo ritorno sul palco con la mastodontica installazione parigina. Un dono di compleanno, lo ha definito Dion, considerato che l’annuncio è stato diffuso proprio nel giorno in cui ha compiuto 58 anni. Il messaggio ha ancora più valore se consideriamo che l’artista è lontano dalle scene dal 2022 (se non si considera l’incursione alla cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Parigi nel 2024 sulle note di “Hymne à l’amour” di Édith Piaf): Céline Dion soffre di una neuropatia degenerativa, la sindrome della persona rigida (Stiff-Person syndrome) da molti anni e nell’ultimo decennio l’acuirsi dei sintomi l’hanno portata ad allontanarsi dal palco in diverse occasioni. Poi, quattro anni fa, era iniziata la sua pausa più lunga.
“Il mio regalo di compleanno sarà potermi esibire per voi a Parigi”
Da sabato 12 settembre Céline Dion sarà protagonista di 10 serate alla Defense Arena di Parigi, una serie di concerti che segna il grande ritorno dell’artista alle esibizioni dal vivo. Nel videomessaggio diffuso sui suoi social e sotto la Tour Eiffel, Dion ha detto che questa notizia è il “regalo di compleanno più bello della sua vita”.
“Negli ultimi anni, ogni giorno che è passato ho sentito le vostre preghiere e il vostro sostegno, la vostra gentilezza e il vostro amore. Mi avete aiutata in modi che non posso nemmeno descrivere, e sono davvero fortunata ad avere il vostro supporto. Quest’anno ricevo il regalo di compleanno più bello della mia vita: ho la possibilità di rivedervi, di esibirmi ancora per voi a Parigi, a partire da settembre! Mi sento bene, mi sento forte, sono emozionata, ovviamente un po’ nervosa, ma soprattutto sono grata a tutti VOI! Vi voglio bene e ci vediamo presto!”.
L’installazione sulla Tour Eiffel per annunciare il ritorno sul palco di Céline Dion
Cos’è la sindrome della persona rigida che ha tenuto Céline Dion lontana dal suo amato palco
Nel 2022 l’artista aveva cancellato il suo tour globale a causa dell’inasprimento dei sintomi della neuropatia di cui soffre da quasi 20 anni, che è spesso di natura autoimmune, colpisce in particolare le donne over 40 e per cui non esiste una cura. La sindrome della persona rigida provoca dolorosi spasmi muscolari, condizione che l’artista ha voluto mostrare, senza tagli e senza andare a caccia di facili compatimenti, nel documentario di Prime Video Io sono: Céline Dion, uscito nel 2024. Nel film, l’artista ripercorre la sua incredibile carriera, un viaggio iniziato in Québec, in Canada, che ha segnato gli ultimi 30 anni della storia della musica internazionale. Ma anche il dolore per la perdita dell’amato marito René Angélil, scomparso nel 2016 a causa di un tumore, e la sofferenza del non riuscire a controllare la sua voce né il suo corpo sul palco a causa della sua patologia.
L’ultima apparizione pubblica di Céline Dion risale al 2024, alla Cerimonia di Apertura dei Giochi di Parigi
Le prime avvisaglie della malattia Céline Dion le aveva percepite per la prima volta nel 2008 durante un’altra sua tournée, il Taking Chances World Tour. L’impatto sulla voce, l’impossibilità di controllarla e la rigidità improvvisa dei muscoli l’avevano portata a indagare le cause della sua sofferenza. Indagine cui erano seguiti 17 anni di segreti e bugie raccontate ai fan, alla famiglia e a se stessa per continuare a cantare nonostante i sintomi.
L’addio al marito René Angélil

Frank Micelotta//Getty Images
Céline Dion e il marito René Angelil nel 2004
In un’intervista rilasciata al Today Show del 2024, l’artista aveva raccontato di essersi imposta di comportarsi “come un eroe”, di silenziare con il Valium il dolore prima di un’esibizione e di aver sottovalutato la situazione. “Non sapevo cosa stesse succedendo. Non mi sono presa il tempo… Avrei dovuto fermarmi, prendermi il tempo per capirlo”. La morte del marito nel 2016 – René Angelil era il suo manager: si sono sposati nel 1994, dopo molti anni di amicizia e collaborazione: quando si sono conosciuti lei aveva 14 anni, lui 40- aveva acuito questo senso di smarrimento: rimasta da sola ad accudire i tre figli René-Charles, 25 anni e i gemelli Eddy e Nelson, 16, aveva deciso di ignorare i segnali sempre più allarmanti del suo corpo. Era stato durante la pandemia, forzata dal distanziamento sociale a prendersi del tempo per sé, che l’artista aveva preso in mano la situazione, fino all’annuncio del 2022 e il conseguente iato sulla carriera.
In un’altra intervista a Vogue Francia, l’artista aveva raccontato di essere consapevole di non poter sconfiggere la malattia e della sua fiducia nella ricerca scientifica, attualmente impegnata nell’individuazione di una cura. “Per ora devo imparare a conviverci”, aveva aggiunto, “Quindi questa sono io, ora. Cinque giorni alla settimana mi sottopongo a terapia atletica, fisica e vocale. Lavoro sulle punte dei piedi, sulle ginocchia, sui polpacci, sulle dita, sul canto, sulla voce… devo imparare a conviverci adesso e a smettere di mettermi in discussione”.
Io sono Céline Dion, un documentario brutalmente crudo e onesto sulla malattia 
James Devaney//Getty Images
Céline Dion con il figlio René Charles Angelis nel 2024
Nel documentario del 2024, Dion aveva deciso di mostrarsi anche in preda agli spasmi – che in più di un’occasione ha descritto come episodi molto violenti, perché “è come se qualcuno ti stesse strangolando. È come se qualcuno ti stesse spingendo la laringe e la faringe in modo brusco” – svelando di essere arrivata addirittura alla rottura delle costole durante uno dei suoi attacchi. Il film aveva aperto una finestra non solo sulla condizione di Dion ma anche sulla patologia in sé, non molto conosciuta o dibattuta, aprendo nuovi scenari sulle neuropatie. Oggi l’artista sta meglio, tra terapia e fisioterapia, e il segnale più forte di questa rinascita è la rassegna di concerti programmati per il prossimo autunno. Nel docufilm la si vede dire alle telecamere: “Tornerò anche strisciando, fosse l’ultima cosa che faccio“. Un’impresa che è riuscita a portare a termine e che porterà a compimento il prossimo autunno.
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