di
Luca Bertelli

Il produttore discografico bresciano noto in tutto il mondo, che secondo le indiscrezioni di Chi? è tornato a far coppia con la giornalista, fa discutere con i suoi interventi nel programma Rai: «La donna cannone? Non l’ho mai capita, sentivo David Bowie». A fine maggio lancerà un brano in italiano di Bob Sinclair creato con l’intelligenza artificiale.

Il suo volto è divenuto popolare con l’approdo come giurato a “Canzonissima” su Rai Uno, oltre alle vicende di gossip che lo vedono negli ultimi giorni protagonista di un ritorno di fiamma – svelato da Chi? – con Manuela Moreno, nota giornalista Rai, ex di Adriano Galliani, alla quale fece la proposta di nozze nell’estate 2023 (un anno dopo, i due si separarono). Giacomo Maiolini, bresciano doc nato a Pedrocca, 63 anni, è uno dei produttori musicali più influenti a livello mondiale: la sua etichetta Time Records, fondata nel 1984, è diventata un punto di riferimento in tutto il mondo e gli ha permesso di collezionare 120 milioni di dischi venduti, 7 miliardi di stream, 15 dischi di Diamante, 292 di Platino e 93 d’Oro oltre a 5 Grammy Awards.

Cavaliere della Repubblica da un anno, molto attivo nel sociale con Time to Love, si sta affermando nel programma di Milly Carlucci per essere il bastian contrario del gruppo dei “Magnifici Sette”. Interrogato sulla “Donna Cannone” di De Gregori e interpretata da Arisa, vincitrice della seconda puntata, ha candidamente affermato: «Grande pezzo, ma io in quegli anni sentivo David Bowie. Non l’ho mai capita».



















































Nelle ultime settimane, dal 17 marzo, è anche uscito il suo libro “Mai avuto tempo”, che si ispira alla storia della sua etichetta, chiamata appunto Time, la cui origine era stata così raccontata al podcast “Muschio selvaggio”: «A scuola ero il più bravo, ma verso la fine dei superiori è iniziata la passione per la musica dance. Erano i primi anni 80, iniziai ad andare in discoteca tutti i giorni: non ci andavo per le ragazze ma per la musica, con un bloc notes segnavo le canzoni che mi piacevano chiedendo i titoli ai deejay. Erano le prime playlist preistoriche, la settimana dopo andavo con un mio amico benestante a prendere i dischi a Brescia: lui a casa aveva il mix, io volevo diventare un dj ma ero negatissimo e arrivavo da Pedrocca, una frazione di 500 persone. Finite le scuole superiori, avevo appuntamento alle 10 a Mantova con la Banca Agricola Mantovana per trovare lì un lavoro. Nel viaggio mi accorsi che era troppo distante per me: così tornai indietro e la mia vita da lì è cambiata. In banca ci sono tornato, ma per altri motivi…».

L’ispirazione per il nome da dare alla sua etichetta avvenne così: «Quel giorno andai in un bar, guardai l’orologio e decisi di chiamarla Time Records. Con il tempo ho sempre avuto un rapporto molto particolare, dopo questa sliding door”, ha raccontato a Discoradio, per poi continuare: «Al successo non ci si abitua, io sono stato fortunato ad avere una particolare sensibilità per l’ascolto musicale. Se un disco mi fa venire i brividi, io non ci dormo la notte finché non lo compro. Poi, nella mia azienda, abbiamo prodotto anche dischi mediamente belli: i capolavori sono lo 0,1%, non ho mai scartato dischi poi diventati successi mondiali».

«Sono grato a Milano, ma non mi fermo mai a dormire: voglio vedere i campi vicino casa mia, a Brescia»

Le sue scoperte: «Su Dragostea din tei mi davano del pazzo ed è stato invece un successo mondiale, al cantante israeliano Dennis Lloyd non credeva nessuno e inizialmente non era decollato: poi siamo arrivato oltre il miliardo di visualizzazioni su Spotify. In Giappone abbiamo avuto l’intuizione di creare una musica che è durata 20 anni: ho prodotto 30 milioni di compilation per loro, con quasi duemila canzoni». 

Tra le sue intuizioni, il remix di “Ti sento” dei Matia Bazar ad opera di Bob Sinclar. E fa un annuncio: «A fine maggio lanceremo un suo pezzo in italiano fatto con l’intelligenza artificiale». Ma ci sono anche rimpianti personali, legati alla sfera affettiva: “Io per il mio lavoro, dove sono un ossessivo maniacale, non ho visto crescere mio figlio: è un rimpianto anche se ora ho un buon rapporto. La parola “Va bene” nel mio vocabolario non esiste. E sono grato a Milano, ma non mi fermerei mai lì a dormire: voglio vedere i campi a casa mia, voglio dormire a Brescia».


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31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 18:35)