di
Valentina Rorato

I casi gravi sono più comuni nei piccolini e nei bambini con patologie preesistenti, ma anche le infezioni lievi possono causare problemi respiratori a lungo termine. L’importanza della campagna vaccinale

Più sono piccoli, più il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) può essere pericoloso. I neonati, infatti, che contraggono l’infezione hanno un rischio di ricovero che tocca il 12,5% (e supera il 16% nei bambini di età inferiore a 6 mesi) con sintomi che possono persistere fino a un mese. È quanto emerge da un importante studio italiano, coordinato dall’Università di Pisa e pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe
Il VRS, come ormai sanno molti genitori, è estremamente insidioso: si stima che entro il secondo anno di vita la quasi totalità dei bambini lo abbia contratto almeno una volta. I casi gravi sono più comuni nei piccolini e nei bambini con patologie preesistenti, ma anche le infezioni lievi possono causare problemi respiratori a lungo termine. Sebbene la malattia da VRS sia ben documentata in ambito ospedaliero, la sua presentazione clinica e il rischio di ospedalizzazione nell’assistenza primaria, il punto di accesso iniziale all’assistenza sanitaria, rimangono poco chiari. I dati raccolti permettono di fare luce su quanto la variabile età sia decisiva e sui rischi epidemiologici.

I risultati 

La ricerca, che rientra nel progetto europeo RSVComNet, analizza i dati di più di 1400 bambini con età compresa tra 0 e 5 anni con infezione respiratoria acuta, tra il 2019 e il 2024 (escludendo l’anno della pandemia da Covid-19) in cinque regioni: Toscana, Lazio, Liguria, Lombardia e Puglia. Dall’analisi emerge che la probabilità di ricovero ospedaliero è massima subito dopo la nascita. Il VRS è risultato responsabile dell’infezione nel 40% circa dei casi; il rischio di ospedalizzazione per i piccoli è del 12,5%, per poi ridursi progressivamente con la crescita. In media, il 4,4% dei bambini risultati positivi al VRS ha necessitato di cure ospedaliere, con una degenza di circa cinque giorni.



















































Decorso, sintomi, prevenzione 

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la durata dell’infezione. Non si tratta di un’influenza passeggera: il decorso medio è di 15 giorni, con sintomi persistenti dopo due settimane in quasi il 41% dei bambini e, dopo 30 giorni, il 15% dei piccoli pazienti può non essere ancora completamente guarito. Un dato clinico che sottolinea il peso non solo sanitario, ma anche sociale ed economico per le famiglie, costrette a una gestione prolungata della malattia.
Lo studio lancia anche un monito ai sistemi di sorveglianza epidemiologica. Spesso il monitoraggio delle infezioni si basa sulla presenza della febbre; tuttavia, i ricercatori hanno dimostrato che questo sintomo non permette di distinguere con certezza il VRS da altri virus respiratori. «Il rischio – sottolineano gli esperti – è che i sistemi basati sulla presenza obbligatoria di febbre non intercettino una quota significativa di casi, portando a una sottostima del reale impatto della malattia».
«Questi risultati sono fondamentali per valutare l’impatto clinico ed economico degli strumenti preventivi», spiega Caterina Rizzo, docente dell’Università di Pisa e coordinatrice della ricerca. 
Lo studio è stato infatti condotto prima dell’introduzione delle nuove campagne di immunizzazione (2024-2025) basate sui moderni anticorpi monoclonali e sui vaccini per le donne in gravidanza. Questi dati rappresentano dunque il «punto zero», il termine di paragone essenziale per misurare quanto, nei prossimi anni, le nuove strategie di prevenzione riusciranno effettivamente a proteggere i più piccoli.

L’App di Figli & Genitori, il tuo supporto quotidiano per crescere un figlio

SCOPRI E SCARICA L’ APP

31 marzo 2026