di
Andrea Rinaldi
Il governatore Panetta: «Il calo dei tassi si è tradotto in un forte miglioramento del margine di interesse». Allo Stato 1,2 miliardi di dividendo
«L’oro della patria», quello che il governo Meloni voleva portare sotto la sua ala, fa bene a Banca d’Italia. Il bilancio 2025 di Via Nazionale è infatti cresciuto di circa 10 miliardi grazie soprattutto alle «plusvalenze sulle riserve auree, pari a 91 miliardi, che hanno più che compensato la diminuzione dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria, scesi di oltre 80 miliardi, a 508», spiega il governatore Fabio Panetta. Al 31 dicembre 2025 – si legge nel bilancio presentato all’assemblea ordinaria dei partecipanti – il controvalore in euro dell’oro era pari a 289,2 miliardi di euro (197,9 alla fine del 2024): l’aumento di 91,3 miliardi è ascrivibile interamente al rialzo del prezzo di mercato del metallo, che, espresso in euro, è stato nell’anno del 46,1%. Tale crescita, si sottolinea, si è riflessa in un equivalente incremento del rispettivo conto di rivalutazione (incluso nella voce 12 del passivo). Le riserve auree sono depositate per il 44,9% in Italia, per il 43,3% negli Stati Uniti, per il 6,1% in Svizzera e per il 5,7% nel Regno Unito. Via Nazionale custodisce 2.452 tonnellate di riserve auree, costituite prevalentemente da lingotti (95.493) e per una parte minore da monete. La disposizione introdotta con la legge di Bilancio in merito all’oro «non modifica né la rappresentazione in bilancio, né i compiti e le finalità legate alla detenzione dell’oro da parte dell’Istituto», ha rassicurato Panetta. «Tutte le attività e passività della Banca d’Italia, compreso l’oro, sono detenute e gestite avendo come unico riferimento l’interesse dell’Italia e dell’Europa».
Cedole e tasse
I conti di Palazzo Koch hanno beneficiato anche di un altro fattore, quello della politica monetaria, che ha consentito di chiudere in utile (1,65 miliardi quello netto) dopo due anni di perdite lorde pari, rispettivamente a 7,1 e 7,3 miliardi. Panetta ha spiegato che il miglioramento di oltre 10 miliardi «riflette soprattutto gli effetti della politica monetaria. Il calo dei tassi e delle consistenze di bilancio si è infatti tradotto in un forte miglioramento del margine di interesse». Il rialzo dei tassi ufficiali aveva comportato infatti un aumento del costo delle passività penalizzando la redditività che ora, per via dell’allentamento della politica monetaria, è tornata.
I dividendi per lo Stato
Il governatore ha proposto quindi all’assemblea l’attribuzione ai partecipanti di un dividendo di 340 milioni, invariato rispetto agli ultimi esercizi. L’utile residuo destinato allo Stato è pari a 1,2 miliardi, circa il doppio, ricorda Panetta, rispetto al 2024. Negli ultimi dieci anni ai partecipanti di Bankitalia (banche, fondazioni, casse di previdenza e assicurazioni italiane) sono stati complessivamente riconosciuti 2,9 miliardi e le risorse destinate allo Stato hanno raggiunto 41,3 miliardi di cui 34,8 miliardi a valere sull’utile netto e 6,5 miliardi a titolo di imposte correnti, ai fini Ires e Irap. Il bilancio vede invariato anche il compenso per i vertici di Via Nazionale: 480 mila euro per il governatore, 430 mila euro quelli per il direttore generale e 350mila euro per ciascuno dei vice direttori generali.
Il conflitto in Iran
A proposito di costo del denaro, Panetta si è soffermato sullo scenario geopolitico e ha confermato che «la politica monetaria si trova nuovamente a fronteggiare uno shock negativo di offerta in un contesto di elevata incertezza, come già avvenuto nel 2022, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia» ma «rispetto al 2022, la politica monetaria è oggi in una posizione più favorevole per salvaguardare la stabilità dei prezzi». «I tassi ufficiali sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale – ha tranquillizzato il governatore -; le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate; le condizioni del mercato del lavoro risultano meno tese. Inoltre, il sistema bancario nel suo complesso mostra un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale». Gli effetti del conflitto in Iran però non sono ancora chiari: «Dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative». E qui Panetta torna a ricordare il timore di «un circolo vizioso tra prezzi e salari», tradizionale bestia nera delle banche centrali . Un pericolo che, dopo l’invasione in Ucraina, non si è verificato almeno in Italia.
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31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 19:45)
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