C’è un numero che gira in testa da giovedì scorso, da quando Sony ha diffuso il comunicato che nessun giocatore voleva leggere. Novecento euro. La cifra esatta è 899,99, per la precisione quasi maniacale dei listini di elettronica. Una PlayStation 5 Pro, dal 2 aprile, costerà novecento euro. L’azienda giapponese ha affidato la notizia a Isabelle Tomatis, Vice presidente del Global Marketing di SIE: «A causa di pressioni continue nel panorama economico globale, abbiamo preso la decisione di aumentare i prezzi di PS5, PS5 Pro e del remote player PlayStation Portal globalmente. Sappiamo che i cambiamenti di prezzo hanno un impatto sulla nostra community, e dopo un’attenta valutazione, lo abbiamo ritenuto un passo necessario per assicurarci di poter continuare a offrire esperienze di gioco innovative e di alta qualità ai giocatori di tutto il mondo».

I numeri dell’operazione

In Europa, dal 2 aprile 2026, la PlayStation 5 con lettore ottico passa a 649,99 euro, la Digital Edition a 599,99 euro, e la PS5 Pro raggiunge 899,99 euro, superando abbondantemente la soglia psicologica degli 800 euro che fino a pochi mesi fa sembrava un limite invalicabile per una console domestica. Anche PlayStation Portal, il dispositivo per il remote play, sale a 249,99 euro.
Per capire la portata di questi numeri bisogna ricordare da dove siamo partiti. La PS5 con lettore disco debuttò nel novembre 2020 a 499,99 euro, quella Digital a 399,99 euro. Sei anni dopo, lo stesso punto di ingresso nell’ecosistema PlayStation costa il trenta per cento in più. Non stiamo parlando di un nuovo modello, di hardware rivoluzionario, di un salto generazionale. Stiamo parlando della stessa macchina (o poco più) che nel frattempo è diventata sensibilmente più cara. La PS5 Pro arriva a sfiorare i 900 euro, entrando di fatto in una fascia premium molto vicina a quella di un PC gaming entry-level. Una dinamica che sembrava impensabile fino a qualche anno fa.

La colpa dell’intelligenza artificiale (anche qui)

Se cercate un colpevole tecnico si chiama RAM. Il mercato dei componenti sta vivendo una fase di cannibalizzazione da parte dei produttori di hardware per server e intelligenza artificiale. L’elevata domanda di componenti di memoria da altri settori ha portato a una carenza che ora sta influenzando anche la produzione di console, oltre ai componenti per PC.  Ecco dunque il paradosso del nostro tempo tecnologico: l’intelligenza artificiale, che tutti i costruttori di hardware presentano come la grande opportunità del futuro, sta di fatto rendendo più costosi (e quindi meno accessibili) i prodotti del presente.

I data center che alimentano i grandi modelli linguistici e i sistemi generativi hanno bisogno di memorie ad alta velocità in quantità industriali. La domanda supera l’offerta, i prezzi salgono e a pagare, alla fine, è chi vuole semplicemente sedersi sul divano e giocare a un videogioco. A questo si sommano l’inflazione dei costi di supply chain e l’effetto dei dazi commerciali americani. Sony non è l’unica a subire questa pressione: anche Xbox ha rivisto i prezzi delle sue console e servizi, mentre Nintendo ha alzato i costi degli accessori Switch 2. Ma l’azienda giapponese, per dimensioni e posizionamento, è la prima ad aver agito in modo così deciso sulla gamma attuale, e il clamore è stato proporzionale.

La metamorfosi delle console e l’ombra di PlayStation 6

C’è una questione più grande, però, che trascende il semplice calcolo del prezzo. L’aspetto che più preoccupa, al di là dell’esborso immediato, è l’inversione di una tendenza storica nel mondo del gaming. Solitamente, con l’avanzare del ciclo vitale di una console, i costi di produzione tendono a scendere, portando a riduzioni di prezzo per il consumatore. Nel 2026, invece, stiamo vivendo l’esatto contrario.
Quando il videogioco su console era un fenomeno di massa, lo era proprio perché prometteva democraticità nel senso più nobile del termine: chiunque, con un investimento ragionevole, poteva accedere allo stesso universo di esperienze. La console era ed è rimasta a lungo quella macchina da 300 o 400 euro che metti sotto il televisore e che funziona, senza configurazioni, senza aggiornamenti dei driver, senza la necessità di sapere cosa sia una scheda video.  Con listini che sfiorano cifre record, PlayStation si sposta verso una fascia di mercato quasi «luxury», mettendo alla prova la fedeltà dei fan europei.

Una notizia non certa positiva anche in ottica PS6, con la console Sony di prossima generazione che a questo punto potrebbe costare anche più del previsto. Secondo Bloomberg, Sony sta valutando di posticipare il lancio della prossima console al 2028 o addirittura al 2029, rispetto alla finestra del 2027 ipotizzata in precedenza. La PlayStation 6 dovrebbe montare circa 30 Gigabyte di memoria, quasi il doppio dei 16 Gigabyte della PS5. Ai prezzi attuali, quella sola componente aggiungerebbe 150-200 dollari al costo di produzione.La domanda che in molti si stanno ponendo è questa: se una console di metà generazione, un aggiornamento, costa novecento euro nel 2026, quanto costerà il prossimo salto generazionale? 
È probabile che Sony abbia scelto questo momento per stabilizzare i margini anche in vista del lancio di Grand Theft Auto VI, atteso per la fine del 2026, che dovrebbe generare una forte domanda di hardware indipendentemente dal prezzo.

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31 marzo 2026 ( modifica il 31 marzo 2026 | 18:34)