di
Marco Galluzzo

La telefonata di Crosetto alla premier dura pochi minuti, non c’è tempo per una valutazione politica, il profilo è in primo luogo giuridico e tecnico. La nota della Farnesina che ha informato la Casa Bianca

Venerdì scorso. Sono passate da poco le otto di sera. Due caccia militari armati, degli Stati Uniti, fanno rotta su Sigonella, sembra che siano partiti dalla Scozia. Chiedono al comando militare italiano, quando sono già in volo, di atterrare in Sicilia. O forse nemmeno chiedono, comunicano una rotta. È a quel punto che le Forze Armate rilevano un’incongruenza, almeno rispetto agli accordi fra i due Stati e alla prassi di queste dinamiche.
Pochi minuti dopo il ministro della Difesa Guido Crosetto chiama al telefono Giorgia Meloni: il rapido resoconto che gli ha fatto il vertice delle Forze Armate, su impulso del comando dell’Aeronautica, confligge con gli accordi, in larga parte secretati, sull’uso delle basi militari americane, su territorio italiano, di mezzi aerei o navali degli Stati Uniti.

I caccia sono armati e probabilmente si dirigono in Medio Oriente. Secondo le regole non possono atterrare. Se volessero farlo, secondo una procedura precisa, dovrebbero prima consultare il governo italiano, che a sua volta dovrebbe coinvolgere il Parlamento.



















































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La telefonata di Crosetto alla premier dura pochi minuti, non c’è tempo per una valutazione politica, il profilo è in primo luogo giuridico e tecnico, ci sono delle violazioni palesi, non si può che rispondere di no. La Difesa ottiene disco verde da Palazzo Chigi.

Poco dopo, d’intesa con l’ufficio diplomatico della presidenza del Consiglio dei ministri, la Farnesina invia l’informazione agli americani. Sembra che lo stesso ambasciatore Tilman J. Fertitta venga ragguagliato al telefono.

I contatti con gli Stati Uniti

A Washington sono le quattro del pomeriggio, viene informato l’ufficio del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, è probabile che la nota finisca sulla scrivania del presidente Donald Trump, ma non si hanno conferme di un contatto (forse privato) diretto fra la premier italiana e il presidente americano. 

Ovviamente anche al Comando militare americano viene comunicato, ma in questo caso il canale non ha un livello politico.

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La nota di Palazzo Chigi

Di sicuro ieri Trump ha messo nel mirino la Francia e non l’Italia, e Palazzo Chigi, con una nota a fine mattinata, ricostruisce l’accaduto richiamando gli accordi fra i due Stati vigenti, e più volte novellati, dal 1954, ma soprattutto rimarcando che i due Paesi restano alleati e in ottimi rapporti. 

Non è un’excusatio non petita, ma è comunque un segnale politico: «Ogni Stato ha le sue regole e le sue dinamiche politiche — sottolineano a Palazzo Chigi — ma la nostra decisione non ha nulla a che vedere con quanto avvenuto in Spagna». Insomma l’Italia non ha chiuso il suo spazio aereo, non ha fortemente limitato l’agibilità delle basi americane sul proprio territorio.

La versione sussurrata negli ambienti diplomatici

Ma se questa è una parte della storia, esiste anche un corollario che nel governo viene sussurrato, e che appare plausibile.

Esiste, infatti, anche una versione con sfumature diverse: e cioè che il governo abbia chiuso un occhio per troppi giorni, fino a quando non è stato deciso, a tavolino, di non farlo più. In alcuni ambienti, anche diplomatici, è un’ipotesi accreditata, ma che ovviamente non avrà mai un riscontro.


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1 aprile 2026 ( modifica il 1 aprile 2026 | 08:46)