Il programma Artemis della Nasa prevede di riprendere l’esplorazione spaziale dell’uomo ripartendo dal nostro satellite, obiettivo della missione del 1° aprile
Per la prima volta nel Ventunesimo secolo, degli astronauti torneranno a percorrere l’orbita lunare. Questo è l’obiettivo della missione Artemis II, seconda del programma spaziale della Nasa (in collaborazione con altre agenzie spaziali e partner privati) che dal 2022 porta avanti un progetto di esplorazione spaziale al fine futuro di stabilire una presenza fissa sulla Luna e di esplorare Marte con un equipaggio umano. Il 1° aprile 2026 alle 18.24 locali (24 minuti dopo la mezzanotte del 2 aprile in Italia) è previsto il lancio da Cape Canaveral, in Florida, del modulo che porterà i quattro astronauti in orbita. Si tratta degli statunitensi Reid Wiseman, Christina Koch, Victor Glover e del canadese Jeremy Hansen. La missione batterà diversi record, tra cui la prima donna e il primo non americano a volare verso la Luna. La missione, della durata complessiva prevista di circa 10 giorni, prevede l’esecuzione di test approfonditi in orbita terrestre, prima di spostarsi successivamente in una traiettoria di ritorno libero intorno alla Luna. La navicella Orion rientrerà nell’orbita terrestre a circa 40.000 km/h, stabilendo anche in questo caso un record, per poi atterrare nell’Oceano Pacifico ed essere recuperata dalla nave della Marina statunitense Anchorage.
Le caratteristiche—
Il viaggio avverrà utilizzando il lanciatore non riutilizzabile Space Launch System, derivato dal precedente programma Constellation chiuso dall’amministrazione Obama e utilizzato per la prima volta nel 2022, dopo uno sviluppo di 11 anni. Misura 98 metri di altezza totale e si compone di uno stadio primario, che include i serbatoi di idrogeno e ossigeno liquidi che alimentano i quattro propulsori RS-25D/E da 7440 kN di spinta. A questi si aggiungono due razzi ausiliari a propellente solido da 16 mila kN di spinta ciascuno, alimentati a perclorato d’ammonio e polibutadiene acrilonitrile. Lo stadio centrale è costituito dall’Interim Cryogenic Propulsion Stage, che servirà a spingere la capsula Orion intorno alla Luna prima di tornare sulla Terra ed è alimentato da un singolo motore RL10-B-2 a idrogeno e ossigeno liquidi, con una spinta complessiva di circa 106,8 kN. Infine, il modulo Orion è quello che trasporterà effettivamente l’equipaggio: è realizzato da Lockheed Martin per la Nasa per quanto riguarda la parte dedicata all’equipaggio, mentre il modulo di servizio è costruito da Airbus per l’Agenzia spaziale europea (Esa), attraverso la collaborazione di diverse aziende tra cui l’italiana Thales Alenia Space. Orion ha un’altezza di 3,3 m e un diametro di 5 m, per un volume abitabile complessivo di 8,9 metri cubi.