di
Camilla Bianchi
Le sepolture a Bergamo. L’ultimo erede Andrea Sironi-Straußwald, storico dell’arte che vive tra Roma e Monaco di Baviera, chiede al Comune di preservare le sepolture disegnate dal nonno. Offre alla Galleria d’arte la parte mancante dell’opera che ha già
Una sepoltura francescana, nella terra, sormontata da una lastra di pietra scura che porta incisa una croce stilizzata e i nomi di Mario Sironi e della madre Giulia Villa. Accanto alla tomba, lo spazio per una piccola aiuola ben curata: un agrifoglio, un tappeto di edera e qualche viola del pensiero. «È stato il nonno a volerla così, il disegno è suo — dice, accarezzando la lastra, Andrea Sironi-Straußwald, nipote del poliedrico artista, tra i più rappresentativi del Novecento italiano —. Ed è opera sua anche la tomba qui vicino in cui riposano mia madre Aglae, sua sorella Rossana, morta in giovane età, e la loro mamma, nonna Matilde, moglie di Mario».
Andrea, storico dell’arte, una vita tra Roma e Monaco di Baviera, domenica era al cimitero monumentale di Bergamo. «Sono venuto a controllare una crepa che si è aperta sulla tomba del nonno e a dare disposizioni perché venga sistemata». Ci tiene che tutto sia a posto, i fiori ben curati, le sepolture di famiglia in ordine. «Una persona se ne occupa e io vengo quando posso — racconta —. Con una preoccupazione che cresce dentro di me; il tempo passa, ho 66 anni e non ho figli. Che ne sarà di queste tombe quando non ci sarò più?».
Parenti bergamaschi non ce ne sono. Nonna Matilde, all’epoca già separata da Mario, durante la guerra era sfollata a Bergamo e ospitò la suocera, «che aveva sei figli ma volle venire a stare dalla nuora, in una casa sui colli, e qui morì. Il nonno fu sepolto con lei, sulla tomba c’è solo la data della morte, una scelta consona al suo noto pessimismo», commenta il nipote. «Vorrei che la città di Bergamo si attivasse perché queste sepolture, che hanno anche un valore storico-artistico essendo state disegnate da Mario Sironi, non venissero distrutte in futuro, ma tutelate. Per questo ho pensato a una soluzione che vorrei fosse presa in considerazione dal Comune».
Una donazione a fronte dell’impegno da parte dell’amministrazione cittadina a mantenere viva la memoria di Sironi e della sua famiglia, prendendo in carico le tombe. «Vorrei donare alla Gamec di Bergamo la parte mancante del cartone preparatorio dell’affresco che mio nonno realizzò per l’aula magna dell’Università Sapienza di Roma. Il cartone, di 5 metri per 5, era stato diviso in quattro quadranti, ma sono rimasti solo i due inferiori. In quello della Gamec è ritratto un nudo femminile, nel mio, quello di destra, si vedono due figure umane, senza la testa. Dei quadranti della parte alta non abbiamo più notizie, purtroppo».
Andrea Sironi ha fondato a Milano nel 2007 con la gallerista Claudia Gian Ferrari l’Associazione Mario Sironi, che si occupa di studiare, autenticare e documentare l’opera dell’artista, tutelarne la figura e il patrimonio, catalogare e archiviare la documentazione che lo riguarda. «Negli anni siamo riusciti a debellare la piaga dei Sironi falsi — spiega lo storico dell’arte — una piaga che per lungo tempo aveva inquinato il mercato e l’immagine dell’artista». Il cui corpus di opere è notevole, «certe volte penso che avrei voluto essere il nipote di Vermeer, 35 opere e non di più. La produzione di Mario Sironi è stata cospicua. Abbiamo un database di oltre diecimila opere tra disegni, cartoni, quadri a olio, tempere, sculture: uno strumento di conoscenza insostituibile, che entro il 2029 vorremmo pubblicare on line».
Il lavoro è ancora in corso. «Abbiamo scoperto opere ignote e non disperiamo di trovarne altre. Il mio sogno? Ritrovare “La strada ferrata”, un meraviglioso paesaggio urbano di cui è rimasta solo una fotografia in bianco e nero. Faceva parte di una collezione privata parigina di cui non si sa più nulla». Le grandi tele di Sironi esposte alle Poste centrali di Bergamo? Guai a toglierle da lì. «Sono dove devono essere, nate per quel luogo, spostarle sarebbe come rimuovere le formelle dal campanile di Giotto. Piuttosto sarebbe bello si potessero vedere più spesso, magari organizzando visite guidate con regolarità».
In attesa di una risposta alla sua proposta da parte di Gamec e Comune («anni fa avevamo iniziato a parlarne ma poi non se ne è fatto nulla»), Andrea Sironi alza la posta: «Insieme al quadrante mancante vorrei donare anche i disegni relativi alle tombe, documenti che sarebbe bello restassero qui a Bergamo. Sono certo che mio nonno avrebbe voluto così».
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1 aprile 2026
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