Gli Stati Uniti usciranno dalla Nato? La minaccia di Donald Trump è grave. Ma non è nuova. E non solo perché lui stesso agitò questa medesima minaccia durante il suo primo mandato (2017-2021). In realtà altri presidenti prima di lui misero in dubbio la validità e utilità dell’Alleanza atlantica. E non di rado c’entrò il Medio Oriente.

Per cominciare: la Nato, prima che qualcuno volesse distruggerla, rischiò di non nascere neppure. L’opinione pubblica americana ha sempre avuto una profonda tradizione isolazionista. Ancora nella primavera del 1940 i sondaggi rivelavano che il 96% degli americani non volevano entrare nella seconda guerra mondiale; e Franklin Roosevelt aveva vinto la sua più recente campagna elettorale promettendo proprio di restarne fuori. Se avesse vinto l’isolazionismo forse l’Europa assomiglierebbe a quella raccontata da Philip Dick nel romanzo di fantapolitica La svastica sul sole: una colonia nazista. Ovvero, come hanno argomentato storici illustri: l’Unione europea sarebbe nata con largo anticipo, sotto forma di un Terzo Reich allargato.



















































Anche al termine della seconda guerra mondiale non era affatto scontato che la Nato nascesse. Ottant’anni e un mese fa, il 5 marzo 1946, l’ex premier britannico Winston Churchill (cacciato all’opposizione dai suoi elettori subito dopo aver guidato il paese alla vittoria) fu invitato a tenere un discorso nel Missouri, lo Stato Usa dell’allora presidente Harry Truman. Il discorso passò alla storia: Churchill lanciò l’espressione della «cortina di ferro», cioè la divisione brutale dell’Europa in due blocchi, operata dall’Armata rossa sovietica, e l’imposizione di regimi totalitari a Est. Denunciò la minaccia dell’espansionismo sovietico. E affermò con forza l’urgenza di un’alleanza tra le democrazie occidentali. Era il principio originario della Nato. Apriti cielo. Il discorso di Churchill fu accolto malissimo negli Stati Uniti. Lo stesso presidente Truman, che era al suo fianco mentre l’ex premier britannico parlava, gli espresse la sua irritazione. Non voleva inimicarsi Stalin. Da destra il Wall Street Journal condannò Churchill affermando che gli Stati Uniti non avevano bisogno di alleanze. A sinistra, la rivista marxista The Nation sbeffeggiò Truman come un idiota per non essersi dissociato subito e pubblicamente dalle parole di Churchill. Il più illustre opinionista di quel tempo, Walter Lippmann, definì il discorso di Churchill «una gaffe catastrofica».

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A osteggiare il concetto di un’alleanza atlantica non c’erano solo le maggiori correnti politiche americane. In Europa poco dopo la liberazione della Francia da parte delle forze angloamericane, il generale Charles De Gaulle (primo presidente del Consiglio del dopoguerra) nel novembre 1944 corse a incontrare Stalin: il suo sogno era quello di resuscitare l’alleanza franco-russa per bilanciare quella anglo-americana.

Il ruolo della Francia è interessante per un’altra ragione: alla nascita della Nato, esisteva ancora l’impero francese e aveva colonie nel mondo arabo-musulmano, a cominciare dall’Algeria, nonché altri interessi in Medio Oriente. Furono i francesi a teorizzare che la Nato doveva estendere le sue responsabilità di sicurezza all’area mediorientale, scontrandosi con l’opposizione americana.

Anche dopo la sua nascita, la Nato conobbe molte crisi «esistenziali», in cui sembrò sfiorare la dissoluzione. Tre di queste furono provocate da altrettanti conflitti in Medio Oriente. Nel 1956 due Stati membri europei della Nato, Regno Unito e Francia, scesero in guerra a fianco di Israele per riportare sotto controllo internazionale il Canale di Suez che era stato nazionalizzato dal dittatore egiziano Nasser: già allora il tema era quello della libertà di navigazione. Presidente Usa era il repubblicano Dwight Eisenhower, ex generale che aveva comandato le forze alleate in Europa: intervenne «a gamba tesa» con un diktat contro l’intervento militare e costrinse alla ritirata le forze anglo-francesi. Molti decretarono che quella crisi segnava la fine della Nato. La rottura atlantica coincideva con una divaricazione energetica: l’America ai tempi di Eisenhower era la più grande produttrice di petrolio del pianeta, e come tale autosufficiente; gli europei dipendevano dal petrolio arabo e dal Canale di Suez.

Nel 1973, a parti invertite, fu l’America a sostenere Israele quando fu aggredito da una coalizione araba nella guerra dello Yom Kippur, e poi i produttori mediorientali di petrolio riuniti nel cartello dell’Opec lanciarono l’embargo sulle forniture ai paesi occidentali. Molti europei si dissociarono dall’appoggio di Washington a Israele. Il presidente repubblicano Richard Nixon e il suo segretario di Stato Henry Kissinger condannarono duramente gli europei e arrivarono a definire «inutile» la Nato. Nixon minacciò di ritirare i soldati americani dalla Germania Ovest. Non era un gesto da poco, la guerra fredda era ai massimi, la minaccia sovietica incombeva.

Nel 2003 fu un altro repubblicano, George W. Bush, a invadere l’Iraq per deporre Saddam Hussein dopo averlo accusato (con prove false) di costruire armi di distruzione di massa. La Germania di Gerhard Schroeder e la Francia di Jacques Chirac si dissociarono, condannando l’invasione. Molti profetizzarono che la Nato era defunta.

Sul versante europeo, gli anni Sessanta e Settanta furono segnati da poderosi movimenti anti-Nato, che sostenevano la necessità di uscire dall’alleanza. La guerra del Vietnam e la crisi degli «euromissili» furono due momenti chiave. 

Il conflitto nella penisola indocinese segnò uno degli abissi nell’impopolarità degli Stati Uniti presso l’opinione pubblica europea. La crisi degli euromissili, scatenata dal dispiegamento di testate nucleari da parte dell’Unione sovietica che minacciavano direttamente l’Europa occidentale, vide grandi manifestazioni contro la Nato quando questa decise di bilanciare lo squilibrio installando missili equivalenti. L’Alleanza atlantica in queste stagioni politiche era vista non tanto come inutile, quanto come una nemica della pace, che fomentava la tensione con l’Urss. Gli stessi americani di volta in volta hanno oscillato: tra i periodi in cui erano loro a volersi scrollare di dosso gli impegni di un’alleanza ritenuta onerosa e inutile, e le fasi storiche in cui la Nato veniva descritta dagli europei come un burattino al servizio degli interessi dello Zio Sam. La storia non si ripete mai in modo identico, disse lo scrittore Mark Twain, «però fa la rima con sé stessa».   

1 aprile 2026, 17:56 – modifica il 1 aprile 2026 | 19:15