di
Monica Ricci Sargentini
La legge americana limita il potere del presidente, ma la Costituzione lascia margini di scontro. Intanto Washington può cambiare dal di dentro gli equilibri dell’Alleanza
Donald Trump torna a mettere in discussione uno dei pilastri dell’ordine occidentale: la presenza degli Stati Uniti nella Nato. Non è la prima volta, ma oggi il contesto è diverso con la guerra in Ucraina, il conflitto con l’Iran, la diffidenza crescente verso gli alleati europei. La domanda, quindi, non è più teorica: un presidente americano può davvero portare Washington fuori dall’Alleanza Atlantica?
Non è un’operazione facile. Negli Stati Uniti, dopo le pressioni esercitate proprio durante il primo mandato di Trump, il Congresso ha approvato nel 2024 una norma, la «National Defense Authorization Act», che limita il potere del presidente.
Per uscire dall’Alleanza servirebbe il via libera di due terzi del Senato oppure una legge approvata dal Congresso. In teoria, dunque, nessun presidente può decidere da solo. In pratica, però, le cose sono più complicate. La Costituzione americana non chiarisce in modo esplicito chi abbia il potere di ritirarsi da un trattato internazionale.
Nel corso della storia, diversi presidenti hanno già abbandonato accordi senza un voto parlamentare, aprendo ogni volta un’area grigia mai del tutto risolta. È su questo terreno incerto che potrebbe consumarsi uno scontro istituzionale: Commander in Chief contro Congresso, con la Corte Suprema chiamata — forse — a dirimere la questione.
Sul piano formale, invece, uscire dalla Nato è molto più semplice. L’articolo 13 del Trattato prevede che ogni Paese possa uscire con una notifica ufficiale: dopo dodici mesi, il ritiro diventa effettivo. Nessun negoziato, nessun veto degli altri membri. Un meccanismo lineare, pensato negli anni della Guerra fredda per garantire sovranità nazionale. Ed è proprio qui il paradosso: uscire dalla Nato è relativamente facile dal punto di vista internazionale, ma potenzialmente difficile — e conflittuale — sul piano interno americano.
C’è però un punto ancora più rilevante, spesso sottovalutato. Gli Stati Uniti potrebbero indebolire l’Alleanza anche senza uscirne formalmente. La Nato si regge su un principio chiave, l’articolo 5, che prevede la difesa collettiva in caso di attacco. Ma non esiste un automatismo: ogni Paese decide come intervenire. In altre parole, tutto dipende dalla volontà politica — e dalla credibilità. Un presidente scettico, o apertamente ostile, potrebbe restare nella Nato ma svuotarla dall’interno: ridurre l’impegno militare, rallentare le decisioni, mettere in dubbio la protezione americana. Per gli alleati europei, sarebbe uno scenario quasi altrettanto destabilizzante di un’uscita formale. Le conseguenze sarebbero profonde. L’Europa si troverebbe più esposta, soprattutto sul fronte orientale, mentre la Russia ne trarrebbe un vantaggio strategico immediato. Allo stesso tempo, si riaprirebbe il dibattito — finora incompiuto — su una difesa comune europea, con tempi e costi tutt’altro che brevi.
Anche la Cina osserva con attenzione: ogni crepa nel sistema delle alleanze occidentali è un’opportunità geopolitica. Per questo, al di là degli aspetti giuridici, la vera domanda è politica. Trump può davvero far uscire gli Stati Uniti dalla Nato? Forse sì, ma non senza ostacoli e conflitti. Può però cambiare radicalmente il funzionamento dell’Alleanza anche restando al suo interno. Ed è uno scenario che, per molti osservatori, è già iniziato.
1 aprile 2026 ( modifica il 1 aprile 2026 | 17:28)
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