di
Greta Privitera

Giovedì in edicola con il Corriere il terzo volume della serie dedicata ai «signori della guerra»

Il 28 febbraio Benjamin Netanyahu rivolge un discorso alla nazione annunciando l’avvio di un’operazione militare preventiva congiunta con gli Stati Uniti, definendo l’intervento necessario «per eliminare la minaccia esistenziale rappresentata dal regime terrorista in Iran». Donald Trump conferma la versione, parlando di «attacco su larga scala». Ali Khamenei, la Guida suprema, non parlerà mai al Paese. Sulla sua residenza di Teheran vengono sganciate le prime bombe che uccidono lui, sua moglie, la nuora, un nipote e una ventina di persone della sua cerchia più stretta. Esce vivo dall’attacco il secondogenito Mojtaba Khamenei, che undici giorni dopo verrà eletto terza Guida suprema della Repubblica islamica.

Ha così inizio la guerra tra i vecchi nemici, che si erano già scontrati nel giugno 2025 in un conflitto durato dodici giorni. Questa volta, però, la posta in gioco è molto più alta: il caos travolge il Golfo e le economie mondiali.



















































Per capire ciò che sta accadendo, è indispensabile chiarire chi tira le fila di questo conflitto

Il 2 aprile in edicola, gratis con il Corriere della Sera, esce il terzo volume della collana «I Signori della guerra». Nel 2025 erano stati pubblicati volumi simili su altri leader come Putin, Zelensky e Xi Jinping.

Martedì 31 marzo è stata la volta del saggio dedicato a Donald Trump, una riedizione, un anno dopo, del testo scritto dall’editorialista Federico Rampini, aggiornato ed approfondito. 

Rampini, che conosce molto bene l’America — il Paese in cui vive — traccia un percorso che va dalla politica estera all’economia, passando per l’intelligenza artificiale. Nel 2015, ricorda, Trump si lancia nella corsa alla nomination repubblicana presentandosi come il candidato che avrebbe rotto con le guerre infinite dei Bush, padre e figlio, nel Medio Oriente. 

Undici anni dopo è lecito chiedersi se «la maledizione imperiale» non abbia colpito anche lui. 

Mercoledì 1 aprile è uscito il saggio dedicato a Benjamin Netanyahu, scritto da Davide Frattini. Il corrispondente del Corriere a Gerusalemme esce dal circuito delle hard news per ricostruire la storia di un uomo che ha il record di longevità al comando dello Stato ebraico. Racconta la sua famiglia, gli scandali e i rapporti con gli amici e i rivali. Scrive Frattini: «Il premier più longevo nella Storia del Paese è ormai diventato il più divisivo, una spaccatura che sta racchiusa in due sillabe e quattro lettere: Bibi. Il soprannome che gli hanno dato in famiglia per distinguerlo da un cugino più grande è sinonimo per i fedeli sostenitori di cameratismo, affinità, esperienza, tenacia (…). I detrattori, gli oppositori, usano il diminutivo per rimpicciolire la grandezza a cui lo innalzano i suoi: Bibi l’ansioso, Bibi il manovratore, Bibi l’illusionista».

Giovedì 2 aprile esce infine il saggio dedicato agli ayatollah Ruhollah Khomeini, Ali Khamenei e Mojtaba Khamenei, scritto dalla vicedirettrice del Corriere della Sera Barbara Stefanelli e Greta Privitera. Il racconto segue un filo storico attraverso tre storie, tre generazioni che racchiudono la nascita della Repubblica islamica e la sua evoluzione. Ha uno sguardo verso l’Iran, cercando di scansare la tentazione di non «vedere» più le persone, la tragedia degli iraniane e delle iraniane che vivono sotto le bombe e che temono di essere riconsegnati nelle mani del regime. Scrivono le autrici: «A mani nude contro le mitragliatrici e i carrarmati, a mani nude davanti all’establishment e ai suoi privilegi organizzati (…). A mani nude è stata ed è la Rivoluzione delle ragazze e dei ragazzi di Teheran che sul Corriere non abbiamo smesso di raccontare».

1 aprile 2026 ( modifica il 1 aprile 2026 | 18:08)