di
Tiziano Grottolo
Il pattinatore oro nello short track a Milano-Cortina interviene sui social dopo le parole del presidente della Federcalcio, che all’indomani della sconfitta azzurra in Bosnia ha affermato: «Il calcio è uno sport professionistico. Gli sciatori sono dipendenti di Stato»
Per la terza volta consecutiva la nazionale italiana di calcio non parteciperà ai Mondiali. Fatale la sconfitta contro la Bosnia ed Erzegovina maturata ai calci di rigore. A peggiorare la situazione ci hanno pensato le dichiarazioni del presidente della Federazione italiana gioco calcio (Figc), Gabriele Gravina, che hanno provocato diverse reazioni. Tra queste quella del pattinatore di short track trentino, Pietro Sighel. L’atleta azzurro, un oro e un bronzo alle Olimpiadi di Milano-Cortina, scherza sui social: «Se può aiutare qualche calciatore, mi metto a disposizione per fare cambio».
Sighel è diventato famoso anche per alcune polemiche dentro e fuori dalla pista, come quando tagliò il traguardo della staffetta mista nello short track, guardando in faccia gli avversari che lo inseguivano. E anche per l’esultanza con una mano all’orecchio e l’altra verso il cielo. «Non è un gesto fatto in modo irrispettoso verso gli avversari, ma tutto rivolto al pubblico», aveva poi spiegato il pattinatore, successivamente coinvolto in un botta e risposta polemico con la collega Arianna Fontana.
Gravina: «Il calcio è uno sport professionistico»
In ogni caso, le parole del campione trentino sono state postate a commento di un video condiviso su Instagram, con l’intervista di Gravina nel post-partita di Bosnia-Italia. «Il calcio è uno sport professionistico», afferma il presidente della Figc, per poi aggiungere: «Gli altri sport sono dilettantistici e dobbiamo fare dei rapporti anche sulla base di equità, perché negli sport dilettantistici si possono adottare tutta una serie di scelte, di decisioni, che nel mondo professionistico non è possibile adottare. Mi riferisco all’impiego di tanti giovani all’interno dei propri tornei, per non parlare poi di altri sport che sono sport di Stato. Basti pensare allo sci, tolta Arianna Fontana (campionessa olimpiaca di pattinaggio, ndr), tutti gli altri sono dipendenti del nostro Stato. Quindi noi sappiamo di essere in un momento di grande crisi, una crisi generale che richiede una riflessione complessiva».
Le parole del ministro Abodi
In questo caso la reazione di tanti atleti è perfettamente comprensibile. Infatti, se è vero che molti sportivi si allenano con il sostegno dello Stato, è altrettanto doveroso sottolineare che per guadagnarsi questo diritto servono sacrifici enormi. Inoltre, le cifre guadagnate sono ben lontane dai faraonici stipendi dei calciatori che giocano in nazionale. Nelle scorse ore è intervenuto persino il ministro per lo Sport, Andrea Abodi: «È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc. Il Governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano, reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport». Parole che suonano come una vera e propria scomunica nei confronti di Gravina.
Vai a tutte le notizie di Trento
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Trentino
1 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA