di
Giuseppe Sarcina

A Bruxelles preoccupazione e valutazioni contrastanti. Rutte era convinto di aver placato il presidente degli Stati Uniti, ma lo scontro tra Washington e tutti gli altri Paesi dell’Alleanza perdura

A Bruxelles, nel quartiere generale della Nato, ora sono seriamente preoccupati. L’Alleanza rischia il corto circuito tra le minacce di Donald Trump, la chiusura dello Stretto di Hormuz e l’Ucraina. Certo, non è la prima volta che Donald Trump si scaglia con durezza contro i partner europei, ventilando l’uscita dalla Nato. Anche se una parola come «disgusto» è difficile da digerire pure per i leader più vicini, per ideologia o interesse, al presidente Usa. Ma non è solo una questione di rispetto pubblico. 

All’interno dell’organizzazione si stanno misurando spinte contrastanti. Le riunioni del Consiglio del Nord Atlantico, l’organismo politico della Nato, si svolgono in un clima spesso surreale. Nei giorni scorsi, giusto per fare l’ultimo esempio, gli alti gradi militari hanno presentato ai rappresentanti dei 32 Paesi membri lo scenario aggiornato sulla guerra in Ucraina. 



















































Secondo le indiscrezioni raccolte dal Corriere, i generali si sono dichiarati ottimisti: la resistenza di Volodymyr Zelensky sta tenendo, anche se il conflitto durerà, molto probabilmente, per tutto il 2026. Ci sarebbe bisogno, però, non solo di armi, ma anche di uno scatto nell’integrazione dell’industria militare europea, coinvolgendo le realtà e le competenze ucraine, soprattutto nel settore dei droni. Il problema è che questa analisi, nei fatti, non è condivisa dagli Stati Uniti.

La Casa Bianca si mostra sempre meno disponibile ad appoggiare la resistenza ucraina. Secondo il Financial Times, Trump sarebbe pronto a sospendere gli aiuti all’Ucraina se i partner non appoggeranno gli americani nello Stretto di Hormuz. Sì, ma quali «aiuti»? L’unico strumento rimasto in campo è il fondo «Purl» (Prioritised Ukraine Requirements List) che raccoglie i contributi versati dalle capitali europee per acquistare armi da girare a Zelensky. 

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La «colletta» procede a rilento: gli Stati sottoscrittori sono 24, ma hanno corrisposto solo 4,5 miliardi di dollari, a fronte di una richiesta di 90-100 miliardi, avanzata dagli ucraini. L’Italia non ha ancora aderito. A Bruxelles, peraltro, continua a circolare un’indiscrezione che all’inizio sembrava solo una provocazione. Il Pentagono avrebbe intenzione di usare le risorse del «Purl» semplicemente per colmare i vuoti nei propri arsenali.

Rutte era convinto di aver placato Trump con il risultato raggiunto il 25 giugno 2025 nel summit dell’Aia, in Olanda: impegno corale, con l’eccezione della Spagna, a spendere il 5% del prodotto interno lordo per la difesa (il 3,5% in armi) entro il 2035, con una revisione già programmata per il 2029. Nei piani di Rutte nel prossimo vertice, il 7 e l’8 luglio, ad Ankara in Turchia, si dovrebbe concordare una strategia di integrazione degli investimenti e, soprattutto, delle produzioni industriali. La prospettiva concreta, invece, è che Ankara si trasformi in una durissima resa dei conti tra Trump e tutti gli altri.

L’avvertimento trumpiano veniva anticipato, nei giorni scorsi, dalle parole del segretario di Stato, Marco Rubio: «Questa non può essere un’alleanza a senso unico». Per gli europei è un segnale chiaro e deprimente nello stesso tempo: l’amministrazione di Washington è compatta su una linea di scontro. Inutile cercare di fare leva su figure più disponibili al dialogo: non c’è Rubio o Vance che tenga. Sono tutti allineati e coperti dietro Trump.

Vero, una legge approvata dal Congresso nel 2024 impedisce al presidente di dichiarare il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato, senza una norma varata dal Parlamento o, in alternativa, senza il consenso di due terzi del Senato. Ma Trump potrebbe appellarsi ai poteri assegnati dalla Costituzione al presidente, nelle vesti di «commander in chief» delle forze armate. 

Si innescherebbe un conflitto giuridico che probabilmente approderebbe alla Corte Suprema. Ma non è necessario un atto formale, Trump può svuotare sul campo l’impegno americano, aprendo la crisi più grave nella storia della Nato.

1 aprile 2026 ( modifica il 1 aprile 2026 | 23:24)