Cao Fei, “Dash” (still), 2026. Courtesy Cao Fei, Vitamin Creative Space, and Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada
Cao Fei, “Dash” (still), 2026. Courtesy Cao Fei, Vitamin Creative Space, and Sprüth Magers. Opera prodotta da Fondazione Prada
Aprile entra nel vivo con un fitto calendario di fiere, grandi mostre e progetti diffusi. Tra retrospettive, collettive e nuove produzioni, le mostre da vedere questo mese attraversano memoria e progetto, fino a intercettare le urgenze dei nostri giorni.
MILANO-TORINO, TRA FIERE E FESTIVAL
Sono le città a dettare il ritmo. A Milano, Miart celebra i trent’anni e si conferma piattaforma centrale tra mercato e ricerca, ampliando il proprio raggio con Milano Art Week, che trasforma la città in un sistema diffuso di mostre e aperture.
Torino rilancia con EXPOSED Torino Photo Festival che espande la fotografia nello spazio urbano: musei, portici e luoghi inattesi costruiscono un percorso che mette in relazione sguardi storici e pratiche contemporanee, ridefinendo il rapporto tra immagine e città.
Rirkrit Tiravanija, Untitled 2026 (demo station no. 9), 2026, Pirelli HangarBicocca, Milano. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio
Rirkrit Tiravanija, Untitled 2026 (demo station no. 9), 2026, Pirelli HangarBicocca, Milano. Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto Agostino Osio
RIVOLUZIONI PROGETTUALI TRA MODA, DESIGN E ARCHITETTURA
Il progetto diventa rivoluzione. A Londra, la retrospettiva dedicata ad Elsa Schiaparelli al Victoria and Albert Museum manda in corto circuito moda e arte con un immaginario ancora oggi spiazzante. A Pistoia, Io sono un architetto riapre il cantiere di Ettore Sottsass: 1.400 opere per smontare l’idea stessa di design come risposta e restituirlo come interrogativo.
Ritratto di Vico Magistrettia Tokyo, metà anni ‘80. © Archivio Studio Magistretti, Fondazione Vico Magistretti
Ritratto di Vico Magistrettia Tokyo, metà anni ‘80. © Archivio Studio Magistretti, Fondazione Vico Magistretti
A Milano, alla Fondazione studio museo Vico Magistretti, il dialogo con il Giappone rivela un’altra traiettoria possibile del progetto: essenziale, misurata, costruita per sottrazione mentre a Piacenza, Davide Groppi lavora sull’invisibile e trasforma la luce in esperienza.
Si conclude con ADI Design Museum dove il Compasso d’Oro ADI fotografa un presente in cui progettare significa assumersi una responsabilità.
GAZA E LE ALTRE COLLETTIVE
Le collettive alzano il tiro. A Torino, alla Fondazione Merz, Gaza torna a essere storia e memoria: archeologia e contemporaneo si intrecciano nelle opere di artisti come Wael Shawky, aprendo una riflessione urgente sul presente.
Al MAXXI, Tragicomica attraversa oltre settant’anni di arte italiana scegliendo ironia e paradosso come strumenti critici, mentre al Castello di Miradolo C’è oggi una fiaba riscrive i codici del racconto trasformandoli in esperienza immersiva tra simboli, immagini e metamorfosi.
Paola Pivi. Senza titolo (asino), 2003. Foto: Hugo Glendinning. Courtesy Massimodecarlo e Collezione Giuseppe Iannaccone
Paola Pivi. Senza titolo (asino), 2003. Foto: Hugo Glendinning. Courtesy Massimodecarlo e Collezione Giuseppe Iannaccone
A Cesano Maderno, infine, Palazzo Arese Borromeo ospita 0–99. Design per gioco, che sposta lo sguardo sul gioco da tavolo come oggetto culturale e progetto condiviso.
MONOGRAFICHE, SGUARDI TRA PASSATO E PRESENTE
Qui il discorso si fa frontale, senza mediazioni. Al MoMA, Marcel Duchamp torna a occupare il centro della scena, riportando in gioco l’idea stessa di opera, mentre a Villa Panza, Josef Albers trasforma il colore in campo di tensione percettiva. Si passa all’arte intensa e stratificata di Jenny Saville, protagonista nella cornice veneziana di Ca’ Pesaro, dove spinge la pittura sul limite del corpo, tra carne e immagine.
Il tempo si incrina e si ricompone tra le figure rovesciate di Georg Baselitz, al Museo Novecento di Firenze, e le architetture relazionali di Rirkrit Tiravanija, presso Pirelli HangarBicocca a Milano, dove lo spazio diventa azione condivisa. Sempre in città alla Fondazione Prada, Cao Fei proietta il presente nel futuro tecnologico, mentre a Villa Medici, Nicole Gravier smonta dall’interno l’immaginario mediatico, ribaltandone codici e promesse.
Nicole Gravier, Lo amerò sempre. Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978. ERMES ERMES, Roma
Nicole Gravier, Lo amerò sempre. Serie Miti e cliché: fotoromanzi, 1976-1978. ERMES ERMES, Roma
INTERNI DOMESTICI
La casa smette di essere rifugio e diventa campo di tensione. Alla Fondazione ICA Milano, Dozie Kanu entra nel mondo di Marc Camille Chaimowicz e lo riattiva: stanze che non si limitano a essere abitate, ma assorbono memoria, identità, desiderio. Spazi che trattengono tracce e le rilanciano, come superfici sensibili.
Davide Groppi, Quasi luce. Foto: Fausto Mazza. Davide Groppi. Un’ora di luce, galleria Volumnia di Piacenza
Davide Groppi, Quasi luce. Foto: Fausto Mazza. Davide Groppi. Un’ora di luce, galleria Volumnia di Piacenza
A pochi chilometri, negli spazi di Dropcity, la casa cambia scala e significato: The White House. Domestic Propaganda la trasforma in macchina politica. Qui interni, arredi e rituali non sono neutri, ma costruiscono immaginari, orientano percezioni, mettono in scena il potere.
Di seguito, nel dettaglio, le mostre da vedere a aprile 2026.
>>> GUARDA ANCHE:
La selezione delle mostre di marzo.