Sondaggio Cnn-Ssrs: solo il 34% degli americani approva la guerra in Iran
Appena un terzo dell’opinione pubblica americana ritiene che il presidente Trump abbia un piano chiaro per gestire la situazione in Iran. È quanto emerge da un nuovo sondaggio Cnn condotto da Ssrs. Secondo il sondaggio, la già diffusa disapprovazione degli americani nei confronti di un’azione militare statunitense in Iran è cresciuta dall’inizio del conflitto. Attualmente, solo il 34% degli americani dichiara di approvare – almeno in parte – la decisione degli Stati Uniti di intraprendere un’azione militare in Iran; si tratta di un calo di 7 punti rispetto a un sondaggio Cnn condotto subito dopo lo scoppio della guerra. La disapprovazione è salita al 66%, con una forte opposizione che ha guadagnato 12 punti, attestandosi al 43%. Inoltre, una maggioranza del 71% dichiara che si opporrebbe all’autorizzazione da parte del Congresso di uno stanziamento di 200 miliardi di dollari per finanziare ulteriori azioni militari statunitensi in Iran, come proposto dal Pentagono. Una percentuale simile – il 68% – si oppone all’invio di truppe di terra in Iran. Democratici e indipendenti rimangono ampiamente contrari al dispiegamento di truppe di terra da parte degli Stati Uniti, ma anche tra i Repubblicani prevale, seppur di stretta misura, l’opposizione a tale ipotesi. Persino i Repubblicani che si identificano con il movimento MAGA tendono a schierarsi contro l’invio di truppe di terra: il 32% si oppone all’idea, mentre il 25% la sostiene. Tra i Repubblicani non allineati al movimento MAGA, il 56% si oppone, contro un 20% favorevole. Il tasso di approvazione dell’operato di Trump nella gestione della situazione in Iran si attesta al 33%, un dato leggermente inferiore al suo indice di gradimento complessivo (35%) e a quello relativo alla politica estera (36%). Inoltre, appena il 33% degli intervistati dichiara di approvare il modo in cui il presidente esercita il ruolo di Comandante in capo. Si tratta di un calo di 8 punti rispetto a un sondaggio condotto a gennaio, nell’immediata fase successiva all’azione militare statunitense in Venezuela, e di 5 punti al di sotto del minimo storico precedentemente registrato dalla sua presidenza.