di
Matteo Persivale, nostro inviato a New York
Nell’atteso discorso alla nazionale, il presidente Usa ha usato gli ormai soliti toni autocelebrativi: «Noi abbiamo tutte le carte, loro non hanno in mano niente»
«Noi abbiamo tutte le carte, loro non hanno in mano niente». In diretta dalla Casa Bianca, con il ministro della Difesa Pete Hegseth e il segretario di Stato Marco Rubio e il capo di stato maggiore Dan Caine e un gruppo di ufficiali lì accanto a dargli manforte, Trump ha parlato all’America (alle 21 ora di Washington, le 3 del mattino in Italia) per rassicurarla al 33esimo giorno di guerra contro l’Iran che ha definito «il più grande sponsor mondiale del terrorismo».
Sarà una guerra breve, ha promesso: «Finiremo il lavoro, e lo finiremo molto velocemente. Ci stiamo avvicinando alla fine». L’Iran «non è più una minaccia», secondo lui, ma la guerra non è ancora finita: ha sottolineato la necessità di aumentare i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche, ammettendo che il conflitto potrà anche aumentare d’intensità: «Se non verrà raggiunto alcun accordo con gli iraniani, terremo gli occhi puntati sugli obiettivi chiave. Se non ci sarà un accordo, colpiremo tutti i loro impianti di produzione di elettricità, molto duramente e probabilmente allo stesso tempo. Non abbiamo colpito il loro petrolio, anche se è l’obiettivo più facile di tutti, perché non darebbe loro nemmeno una piccola possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Ma potremmo colpirlo, e scomparirebbe, e non c’è niente che potrebbero fare per evitarlo».
Quello che l’America, il mondo, e i mercati si aspettavano da Trump ieri notte era l’indicazione di una data: ma in venti minuti di discorso (nei quali si è anche complimentato con gli astronauti di Artemis) non ha stabilito una tempistica specifica sulla “exit strategy”. E’ stato in realtà un excursus po’ generico, un inno all’operazione militare che ha definito come una «vittoria decisiva e schiacciante… Siamo in medio oriente per aiutare, siamo indipendenti, non abbiamo bisogno del petrolio del medio oriente, siamo lì per aiutare gli alleati».
La fine delle ostilità? Trump è stato vago: «Ho chiarito fin dall’inizio dell’Operazione Epic Fury che continueremo fino al completo raggiungimento dei nostri obiettivi. Grazie ai progressi compiuti, posso affermare questa sera che siamo sulla buona strada per portare a termine a breve tutti gli obiettivi militari degli Stati Uniti. Molto a breve. Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo con estrema durezza. Li riporteremo all’età della pietra, dove è giusto che stiano. Nel frattempo, le discussioni sono in corso. Il cambio di regime non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai parlato di cambio di regime, ma il cambio di regime si è verificato a causa della morte di tutti i loro leader originari. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole. Tuttavia, se durante questo periodo non verrà raggiunto alcun accordo, abbiamo gli occhi puntati su obiettivi chiave. Se non ci sarà alcun accordo, colpiremo molto duramente, e probabilmente in modo simultaneo, ogni singola centrale elettrica. Non abbiamo colpito il loro petrolio, anche se è l’obiettivo più facile di tutti, perché ciò non darebbe loro nemmeno una minima possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Ma potremmo colpirlo e sarebbe distrutto. E non c’è nulla che potrebbero fare al riguardo. Non dispongono di equipaggiamento antiaereo. Il loro radar è stato annientato al 100%. Come forza militare siamo inarrestabili. I siti nucleari che abbiamo raso al suolo con i bombardieri B-2 sono stati colpiti così duramente che ci vorrebbero mesi per avvicinarsi alla polvere radioattiva. E li teniamo sotto intensa sorveglianza e controllo satellitare. Se li vediamo fare una mossa, anche solo una mossa in quella direzione, li colpiremo di nuovo con missili in modo molto duro».
È, secondo Trump, una questione di prospettiva: «È molto importante mantenere questo conflitto nella giusta prospettiva. Il coinvolgimento americano nella Prima guerra mondiale durò un anno, sette mesi e cinque giorni. La Seconda guerra mondiale durò tre anni, otto mesi e 25 giorni. La guerra di Corea durò tre anni, un mese e due giorni. La guerra del Vietnam durò 19 anni, cinque mesi e 29 giorni. Quella in Iraq durò otto anni, otto mesi e 28 giorni. Siamo impegnati in questa operazione militare, così potente, così brillante contro uno dei paesi più potenti, da 32 giorni. E l’Iran è stato sventrato e, in sostanza, non rappresenta più una minaccia. Erano i prepotenti del Medio Oriente, ma non lo sono più. Questo è un vero investimento nel futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti. Il mondo intero sta guardando e non riesce a credere al potere, alla forza e alla brillantezza; semplicemente non riesce a credere a ciò che vede. Lascio alla vostra immaginazione il resto, ma non riesce a credere a ciò che vede: la brillantezza delle forze armate degli Stati Uniti».
E poi: «Come ho affermato nel mio annuncio dell’Operazione Epic Fury, i nostri obiettivi sono molto semplici e chiari. Stiamo smantellando sistematicamente la capacità del regime di minacciare l’America o di esercitare il proprio potere al di fuori dei propri confini. Ciò significa eliminare la marina iraniana, che ora è completamente distrutta, infliggere danni senza precedenti alla loro aviazione e al loro programma missilistico e annientare la loro base industriale della difesa. Abbiamo fatto tutto questo. La loro marina militare non esiste più. La loro aviazione non esiste più. I loro missili sono quasi esauriti o neutralizzati. Nel loro insieme, queste azioni paralizzeranno l’esercito iraniano, annienteranno la sua capacità di sostenere i gruppi terroristici alleati e gli impediranno di costruire una bomba nucleare. Le nostre forze armate sono state straordinarie. Non c’è mai stato nulla di simile dal punto di vista militare. Tutti ne parlano. E stasera, sono lieto di poter dire che questi obiettivi strategici fondamentali sono in fase di completamento».
L’omaggio ai caduti: «Mentre celebriamo questi progressi, pensiamo in particolare ai 13 guerrieri americani che hanno sacrificato la propria vita in questa lotta per impedire che i nostri figli debbano mai affrontare un Iran nucleare. Due volte nel mese scorso mi sono recato alla base aerea di Dover, ed è stata un’esperienza significativa: volevo essere con quegli eroi mentre tornavano sul suolo americano. Ero con loro e con le loro famiglie, i loro genitori, le loro mogli, i loro mariti. Rendiamo loro omaggio. E ora dobbiamo onorarli portando a termine la missione per la quale hanno dato la vita. E ogni singola persona, i loro cari hanno detto: La prego, signore, la prego, porti a termine il lavoro, ognuno di loro, e noi porteremo a termine il lavoro e lo faremo molto rapidamente. Ci stiamo avvicinando molto».
Il ringraziamento agli alleati: «Desidero ringraziare i nostri alleati in Medio Oriente: Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein. Sono stati fantastici e non permetteremo che subiscano danni in alcun modo, forma o maniera. Molti americani sono preoccupati per il recente aumento dei prezzi della benzina qui nel nostro Paese. Questo aumento a breve termine è stato interamente causato dal regime iraniano, che ha sferrato folli attacchi terroristici contro petroliere commerciali e Paesi vicini che non hanno nulla a che vedere con il conflitto. Questa è l’ennesima prova che non ci si può mai fidare dell’Iran quando si tratta di armi nucleari. Le useranno e le useranno rapidamente. Ciò porterebbe a decenni di estorsioni, sofferenze economiche e instabilità peggiori di quanto possiamo immaginare. Gli Stati Uniti non sono mai stati economicamente più preparati di adesso ad affrontare questa minaccia. Lo sapete tutti. Abbiamo costruito l’economia più forte della storia. La stiamo vivendo proprio ora, la più forte della storia. E in un solo anno abbiamo preso un Paese moribondo e paralizzato. Mi dispiace dirlo, ma eravamo un Paese moribondo e paralizzato dopo l’ultima amministrazione e l’abbiamo reso di gran lunga il Paese più dinamico al mondo, senza inflazione, con investimenti record in entrata negli Stati Uniti, oltre 18.000 miliardi di dollari e il mercato azionario più alto di sempre con 53 massimi storici in un solo anno. Tutto ciò ci ha permesso di sbarazzarci di un cancro che covava da tempo. È noto come l’Iran nucleare, e loro non sapevano cosa li aspettasse. Non l’avrebbero mai immaginato».
E poi, come gli capita spesso quando finisce gli argomenti, Trump si è lanciato in un lungo inciso, una digressione che l’ha portato a ricordare che nel 2015 al momento della sua discesa in campo aveva già promesso che l’Iran non avrebbe mai avuto l’atomica: «La situazione va avanti da 47 anni e avrebbe dovuto essere affrontata molto prima del mio insediamento. Durante i miei due mandati ho fatto molte cose per impedire innanzitutto che l’Iran si dotasse di armi nucleari. E forse, cosa più importante, durante il mio primo mandato ho fatto uccidere (nel gennaio 2020, con un drone, ndr) il generale Qassem Soleimani. Era un genio del male, una mente brillante, ma un essere umano orribile; il padre delle bombe nascoste sotto le strade. E ha vissuto in modo semplicemente orribile, per ciò che ha fatto. L’Iran si sarebbe forse trovato in una posizione di gran lunga migliore e più forte. Se fosse sopravvissuto, probabilmente stasera avremmo avuto una conversazione diversa, ma sapete una cosa? Continueremmo comunque a vincere, e a vincere alla grande».
Non manca mai in questi casi, per dare un contentino al popolo Maga, un attacco a Obama: «E poi, cosa molto importante, ho rescisso l’accordo nucleare con l’Iran fatto da Barack Hussein Obama, un vero disastro. Obama ha dato loro 1,7 miliardi di dollari in contanti. Banconote verdi, belle fresche di stampa — prelevate dalle banche della Virginia, di Washington D.C. e del Maryland. Tutto il contante che avevano. Lo ha fatto arrivare in aereo nel tentativo di comprarsi il loro rispetto e la loro lealtà, ma non ha funzionato. Hanno riso del nostro presidente e hanno proseguito nella loro missione di dotarsi di una bomba nucleare. Il suo accordo con l’Iran avrebbe portato a un colossale arsenale di armi nucleari di grande potenza per l’Iran. Le avrebbero avute anni fa e le avrebbero usate; sarebbe stato un mondo diverso. A mio avviso – e secondo l’opinione di molti grandi esperti – in questo momento non esisterebbero né il Medio Oriente né Israele, se non avessi rescisso quel terribile accordo. Sono stato davvero onorato di farlo, ne sono stato davvero orgoglioso, era un accordo così sbagliato fin dall’inizio. In sostanza, ho fatto ciò che nessun altro presidente era disposto a fare. Loro hanno commesso degli errori e io li sto correggendo. La mia prima scelta è sempre stata la via della diplomazia, eppure il regime ha continuato la sua implacabile ricerca di armi nucleari e ha respinto ogni tentativo di accordo».
2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 07:35)
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