Vuole farlo per il bene del calcio italiano, per un futuro più solido. Niente commissario. Mentre Abodi attacca: “Servono responsabilità, umiltà e rispetto”
Giornalista
2 aprile 2026 (modifica alle 07:42) – MILANO
Una notte praticamente insonne, una giornata di strali (annunciati), ma soprattutto di riflessioni. E qualcosa è cambiato rispetto alla maledetta notte di Zenica, che si è portata via il nostro terzo Mondiale consecutivo. Gabriele Gravina non ci sta, non vuole prendersi le colpe per tutti ed è pronto a coinvolgere i tanti che ieri lo hanno messo in prima fila sul banco degli imputati, ma che in passato hanno fatto poco o niente per il nostro sistema calcistico. Sa di non poterlo fare come dovrebbe e vorrebbe se ricoprisse un incarico istituzionalmente di rilievo come quello del presidente federale. Ed è soprattutto per questo che ieri ha maturato – per la prima volta con una certa convinzione – l’idea di fare un passo indietro. E dimettersi.
Il vertice—
È vero, dopo la partita contro la Bosnia aveva detto che certe valutazioni spettavano al Consiglio federale, senza mai mettere in discussione la propria posizione. Ma ha avvertito l’urgenza di fare chiarezza, di prendersi le proprie responsabilità, facendo però capire al mondo che non è l’unico ad averne. Vuole farlo per il bene del calcio italiano, per un futuro più solido (anzi “sostenibile”, direbbe lui), anche con un altro presidente. Per questo ieri ha scelto di non aspettare l’annunciato Consiglio federale della prossima settimana e di incontrare già oggi i vertici delle componenti Figc, quindi le Leghe e i presidenti delle associazioni di categoria. A loro dovrebbe annunciare la sua decisione e a quanto risulta le dimissioni verrebbero prese come un gradito segno di responsabilità, anche se non è escluso che qualcuno (di sicuro non Lega Serie A e B) possa chiedergli di restare, pure in virtù del suo ruolo in Uefa (è vicepresidente vicario) in vista dell’Europeo del 2032. Formalizzate le dimissioni, Gravina – che continuerà a lavorare in prorogatio così come il Consiglio federale – convocherà una nuova assemblea elettiva (scongiurando l’ipotesi comunque tecnicamente molto poco praticabile di un commissariamento da parte del Coni) che entro 90 giorni voterà per il nuovo presidente. Le candidature dovranno presentate entro 40 giorni dalle elezioni.
Le alternative—
I nomi ovviamente già girano. C’è stato quello di Giancarlo Abete, un’ipotesi che sembra però poco sostenuta anche dallo stesso Gravina. Vorrebbe lasciare la federazione – con il suo complesso piano di riforme ben avviato – a una persona che in qualche modo evidenzi una certa discontinuità. Il nome più gettonato al momento è quello di Giovanni Malagò (con Bedin segretario generale), che sembra aver già raccolto un certo consenso nei primi sondaggi nei palazzi del calcio. Di certo l’obiettivo comune a tutti è trovare una personalità che arrivi dal mondo dello sport, evitando tecnici o politici. E in questo senso Malagò è inattaccabile.
L’attacco di Abodi—
Ecco, la politica. Si potrebbe pensare che su questa più che probabile scelta di Gravina abbiano pesato anche le parole di un’ampia parte di parlamentari e di qualche ministro. Non è così. Gravina non si è mai lasciato intimorire da certe richieste, lo si era già visto chiaramente dopo l’Europeo di Spalletti e in parte anche martedì sera a Zenica (“Capisco le richieste di dimissioni, un esercizio a cui io sono particolarmente abituato negli ultimi tempi, ma certe scelte spettano solo al Consiglio federale”). Anzi, se è possibile questo tipo di battaglie – a partire da quella di principio per l’autonomia dello sport – lo hanno sempre stimolato. La sua, se sarà, sarà una scelta autonoma, ma è impossibile non registrare alcune dure prese di posizione, a partire da quella del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi: “È evidente a tutti che il calcio italiano vada rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”. Aggiungendo pure: “Il Governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano. Reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali di calcio, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport. Noi continueremo, come abbiamo fatto finora, a fare ciò che compete alle Istituzioni ma servono responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti”. Un attacco non da poco verso Gravina, paragonato a Abete e Tavecchio da cui – a detta del ministro – si erano avuti “sussulti di dignità”. Abodi pure ha aggiungo: “Potrei essere costretto a prendere decisioni con il Parlamento che avrei preferito lasciare a loro” e anche “credo sia opportuno un bel periodo di decantazione commissariale”. Con il passo indietro di Gravina e le nuove elezioni non ce ne sarà bisogno.
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