di
Andrea Laffranchi
«Ma’» è una spietata e lucida autoanalisi di un ragazzo che, partito dalla cameretta durante la pandemia, è esploso nell’immaginario nazionalpopolare e in parallelo è anche esploso internamente
Pastiglie, droghe, polizia, rabbia, marcio, dolore, relazioni tossiche, inferno, morte… Sono immagini, parole e concetti, pescate dai testi del nuovo album di Blanco, «Ma’», in uscita venerdì 3 aprile. Attenzione al contesto: non siamo nell’immaginario trap della vita da strada, ma in una spietata e lucida autoanalisi di un ragazzo che, partito dalla cameretta durante la pandemia, è esploso nell’immaginario nazionalpopolare e in parallelo è anche esploso internamente. È autocoscienza più che compiacimento autodistruttivo con la certezza che «sto uscendo da quel tunnel, io sto facendo pulizia». «Nel disco racconto momenti complicati. Ma c’è anche speranza. In fondo nella vita ogni volta che muori è anche una rinascita. In questi tre anni ci sono momenti di up e momenti di down. Insomma, sono stato anche bene», spiega il cantautore.
«Io non mi voglio bene. Questa vita fa schifo» canta in «Ma’», brano dedicato a sua madre, drammatico anche nell’atmosfera sonora…
«Sono cose che ho dentro, come la rabbia ad esempio. Ma con quella ho fatto male solo a me e mai ad altri. In studio stavamo lavorando a una canzone che parlava di un’altra persona, ma quel giorno continuavo a uscire dalla sala per litigare al telefono con mia mamma. Ho girato la canzone».
E le «droghe come diversivi» di «Fuori dai denti»?
«Non voglio tornare indietro nel tempo».
Il baratro e dio
Come sta adesso? Il baratro è superato?
«Sto bene. Felice, però so che la felicità dura poco. Non voglio rifare gli stessi errori. Con “Blu celeste”, primo album, mi vedo sospeso, con “Innamorato” ero in alto, in queste canzoni mi vedo in basso. Ma in quei momenti Dio ti tende la mano».
Ha fede?
«Credo che ci sia qualcosa di più grande, ma non credo nella sua standardizzazione in un dio o in un altro. Abbiamo in mano quasi tutto, poi c’è qualcosa di inspiegabile che resta inspiegabile».
Gli ospiti: Elisa e Grignani
C’è Elisa nel disco ma in «Peggio del diavolo», chitarre rock, c’è Gianluca Grignani, uno che il baratro lo conosce…
«Gianlu è un numero 1. Mi sento come lui nell’essere genuino, a volte sbagliando. Quando lo incontri ti mette subito sul tavolo il 90 per cento di quello che è. Meglio così che i tanti paraculi che ci sono nel mondo dell’arte».
«Maledetta rabbia» è autotune su echi anni 80: «Vivo solo da rockstar» canta…
«I rocker erano avanguardia, non solo sesso droga e rock and roll, ma voglia di cambiare le cose in maniera positiva. Oggi credo che la disciplina sia essere rock. E io sto diventando disciplinato».
Fu rabbia anche Sanremo 2023 con le rose distrutte sul palco?
«Niente di programmato, c’è stato un problema tecnico e ho avuto una reazione da ragazzo di 20 anni che non ha saputo gestire la cosa. Non sono pentito, vorrei arrivare a 80 anni senza pentirmi di nulla, ma ho capito che era un errore fare una cosa così su quel palco».
Il tour e gli amici di sempre
Debutto nell’estate 2020, nell’estate 2023 (senza passare dai palazzetti che farà per la prima volta questa primavera, dal 17 aprile a Jesolo) due stadi: il mancato sold out la trasformò in simbolo della musica che corre troppo e punta ai soli numeri…
«Non me ne frega… Se hai l’opportunità di fare 1.000 è giusto provare, poi magari sbagli, ma impari anche. Oggi l’errore non è accettato. Mi sono fatto del male da solo, ma credo sia figo anche sbagliare. Mi ha colpito leggere, su consiglio di un amico, Il segreto della libertà e del successo di Napoleon Hill che racconta i fallimenti di uomini e donne di successo».
«Sono rimasto uguale/ Un ragazzo normale» canta in «Los Angeles».
«Faccio la stessa vita di prima del successo: la mia casa è a 20 minuti da quella in cui vivevo con i miei sul lago di Garda. Lì ho capito che le cose migliori sono gratis. Milano ha una bella vibe, ma sei bombardato, non ti annoi mai e per me la noia è motore di creatività. “Ti voglio bene uomo” è una lettera d’amore per gli amici di sempre. Fanno lavori umili, magazziniere o elettricista, e vorrei portarli una volta a godere delle cose belle di cui parlo nella canzone. Prima o poi andremo a Miami».
2 aprile 2026
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