di
Carlos Passerini

Il contratto del c.t. scade a giugno, ma non è da escludere che Rino lasci l’incarico prima. Tre i nomi caldi per il nuovo corso

I tormenti di Rino. Diviso fra la delusione atroce per la missione fallita e l’orgoglio sincero per aver restituito in questi otto mesi unità e identità a un gruppo uscito a pezzi dalla precedente gestione, quella di Spalletti. I sogni mondiali si sono però impantanati nel fango di Zenica, in una notte maledetta che potrebbe anche essere stata la sua ultima da commissario tecnico sulla panchina azzurra. Il contratto firmato l’estate scorsa scade a giugno, l’orizzonte temporale al momento è quello, ma non è da escludere che Gattuso possa andarsene prima, di sua volontà. Fra i pensieri che si rincorrono nella sua testa in queste ore di enorme amarezza ci sono anche le dimissioni. Non resterà per forza incollato alla poltrona: non è nel suo stile, non è nel suo modo di pensare e vivere. La sua carriera, la sua storia personale, parlano per lui: ci ha sempre messo la faccia, fin da quando era giocatore, senza mai sfuggire alle proprie responsabilità, nel bene e nel male. E non intende farlo nemmeno stavolta, ha ribadito con fermezza a chi lo ha sentito ieri, mentre s’imbarcava per Malaga, dove ha una casa. Nel 2019 rescisse il contratto da tecnico col Milan lasciando sul tavolo due anni di stipendio, per un totale di 11 milioni di euro, pur di far avere ai dieci componenti dello staff le spettanze fino al 2021. Un gesto di generosità che inquadra il personaggio meglio di molte parole.

Il viaggio di ritorno di Gattuso, chiuso nel silenzio

Nessuna decisione è stata presa. E non tutto dipende da lui. Gravina gli ha chiesto di restare, ma la stessa posizione del presidente della Figc è in bilico. Troppo fluida la situazione, troppo incerto lo scenario politico al momento.
«Chiedo scusa: avrei dato tutto per andare al Mondiale: soldi, anni di vita, qualunque cosa» ha detto Rino martedì notte in conferenza stampa dopo la sconfitta, con le lacrime agli occhi, mentre fuori dallo stadio esplodeva irrefrenabile la festa dei tifosi bosniaci, durata per tutta la notte. Il viaggio di ritorno verso l’Italia da parte degli azzurri è stato invece una via crucis. Qualche sostenitore azzurro si è anche risentito per il mancato saluto da parte dei giocatori a fine gara. Lo choc era forte, ma il gesto era doveroso: in molti avevano raggiunto i Balcani in auto, dopo mille chilometri.



















































Il c.t. negli spogliatoi ha abbracciato e ringraziato tutti i giocatori, uno per uno, riservando una parola per ciascuno. Poi, sul volo di ritorno, si è chiuso nel silenzio, perso nei suoi pensieri. Avrà riesaminato la gara, le scelte non tutte azzeccate. Dalla tattica iniziale troppo conservativa alle sostituzioni inefficaci fino all’ordine dei rigoristi: molte cose non hanno funzionato. «Non è importante parlare del mio futuro»: ha concluso così le interviste. Ma è evidente come il futuro della panchina azzurra, ora più che mai, sia importante eccome. 

I nomi per il dopo Gattuso: Mancini, Inzaghi e Conte

Nel caso in cui si cambiasse, si fanno i nomi di Roberto Mancini, Simone Inzaghi e Antonio Conte. Tre big, tre esperti. Per il primo sarebbe un grande ritorno, dopo la vittoria nell’Europeo del 2021 e l’addio polemico nel 2023, del quale si è più volte pentito, anche pubblicamente. Tornerebbe anche a piedi, l’ha detto più volte. Ora è all’Al Sadd in Qatar, dove però è tutto fermo per la guerra. Conte sembra invece intenzionato a prolungare l’esperienza a Napoli, quindi non sarebbe così facile. Inzaghi dopo la lunga permanenza all’Inter si trova in Arabia all’Al Hilal dove lo pagano la bellezza di 26 milioni di euro netti a stagione. E ora potrebbe anche aggiungere l’incarico part time della nazionale saudita che parteciperà al prossimo Mondiale.

Renzo Ulivieri, presidente degli allenatori italiani, è per la continuità. E l’ha detto chiaramente: «Gattuso ha fatto un ottimo lavoro, per me deve restare alla guida della squadra azzurra». La verità è che tutto è alquanto prematuro. Oggi il commissario tecnico è Gattuso, così come il suo amico Gigi Buffon resta il capo delegazione della Nazionale. Più volte l’ex portiere ha messo in chiaro che senza la qualificazione al Mondiale se ne sarebbe andato: «Se non ce la facciamo, prendo e me ne vado a casa». Martedì notte, seduto accanto a Gattuso e a Gravina in conferenza stampa, ha rinviato la questione a giugno: «Lì finirà la stagione sportiva e fino a lì è corretto e doveroso dare la disponibilità alla Federazione, al presidente, a chi ha avuto fiducia in me — le sue parole —. Mi fermo qua, fino a giugno ci siamo, poi vediamo come si dipana la matassa». Già, vediamo.

Poi ci sarà anche da metter mano alla squadra. Inevitabilmente dovranno uscire gli ultratrentenni come Cristante e Politano, mentre andranno inseriti — magari con maggior coraggio rispetto ai nostri costumi — giovani di buone speranze come Palestra, 21 anni, entrato benissimo a Zenica. Prima, però, servono certezze sul commissario tecnico. Tenendo presente che stavolta ognuno dovrà fare davvero la propria parte. Altrimenti non cambia nulla.

2 aprile 2026