di
Beppe Severgnini

Che tristezza, il video del rientro degli azzurri a Malpensa: una tristezza sportiva, malinconica, desolata. Dispiace per gli adolescenti italiani. Non hanno mai visto un Mondiale, non hanno neppure la consolazione di una contestazione colorata

Che tristezza, il video del rientro degli azzurri a Malpensa. Non la tristezza drammatica cui ci costringono le guerre. Una tristezza diversa: sportiva, malinconica, desolata. I giocatori con gli occhi bassi, zaino in spalla e trolley per mano, come studenti di ritorno da un Erasmus malriuscito. Le luci rosse dei van neri che si allontanano in fretta dal piazzale, portandosi via il pensiero di una brutta eliminazione. Non la nostra delusione: quella resta.

Il ritorno degli azzurri è avvenuto alle quattro del mattino. Era prevedibile — auspicato, probabilmente — che non ci fossero tifosi in attesa. Ma è stata una scelta opportuna? Il silenzio del piazzale vuoto non è una punizione peggiore?



















































È accaduto che, dopo una sconfitta, gli azzurri siano stati ricevuti in modo, diciamo, movimentato. Il caso più celebre risale a sessant’anni fa. Domenica 24 luglio 1966, stessa ora del ritorno degli azzurri dalla Bosnia: intorno alle quattro del mattino. Sconfitta dalla Corea del Nord ai Mondiali d’Inghilterra — dove, comunque, era arrivata — la Nazionale di Mondino Fabbri venne accolta all’aeroporto di Genova da un nutrito lancio di pomodori.

Avevo nove anni, ma ricordo le immagini. Liberatorie per tutti, forse: meglio i pomodori — maturi, era d’estate — della fredda indifferenza primaverile cui abbiamo appena assistito. Il pomodoro è italiano, appassionato, un ortaggio sanguigno: una prova d’amore, in fondo. Cosa avremmo potuto lanciare agli azzurri dopo aver perso contro la Bosnia (tre milioni di abitanti, un ventesimo dell’Italia)? Piselli surgelati, forse, simbolo della nostra affollata solitudine.

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Porsi domande non serve. I rigori ci hanno portato Europei (2021) e Mondiali (2006): com’è possibile arrivare al dischetto tanto impreparati? Perché Bastoni si lancia in quell’entrata scellerata? Perché Dimarco è sembrato dimesso, Frattesi frastornato, Locatelli delocalizzato, Politano surclassato? Avete visto la Under 21, martedì pomeriggio, stravincere in Svezia, con gioiosa sfrontatezza? Contro la Bosnia, probabilmente, la qualificazione l’avrebbe portata a casa. Infine: Rino Gattuso è una brava persona, ma perché Carlo Ancelotti allena il Brasile?

Dispiace per gli adolescenti italiani. Non hanno mai visto un Mondiale, non hanno neppure la consolazione di una contestazione colorata. Devono accontentarsi di quelle immagini all’aeroporto e di un sentimento che loro — i ragazzi — chiamano «cringe». Un termine inglese, ormai di uso comune in Italia, che indica una sensazione di forte imbarazzo e disagio osservando comportamenti altrui. Tornare di nascosto alle quattro del mattino, per esempio.

Perché il rientro a quell’ora inquietante? Alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) non leggono Wisława Szymborska? La premio Nobel polacca, alle «Quattro del mattino», ha dedicato una poesia: «Ora in cui la terra ci rinnega. / Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente. / Ora del chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi. / Ora vuota. / Sorda, vana. / Fondo di ogni altra ora. / Nessuno sta bene alle quattro del mattino».

Nemmeno noi, presidente Gravina. A quel silenzio imbarazzato, avremmo preferito i pomodori. Anche voi, forse.

2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 08:12)