di
Vittoria Melchioni
Lo chef ha visto dagli spalti il trionfo di Sinner al Masters di Miami. La passione per il tennis è di lunga data: «Stavo dalla parte di John McEnroe, l’alternativa al gioco da fondo campo tipo Ivan Lendl»
Bruno Barbieri è un grande fan e uno «stalker» reo confesso di Jannik Sinner: «Gli scrivo su WhatsApp. Mi risponde!» C’è lo chef stellato, il giudice di MasterChef Italia e volto di 4 Hotel cha ha fatto il pieno di audience e critiche positive. E poi c’è Bruno Barbieri versione tifoso sfegatato, con la voce ancora roca per il tifo e un entusiasmo da ragazzino. A Miami – tra campi perfetti, pubblico elegante e vassoi di junk food formato XXL – lo chef si è trasformato in un «gran figo» (come si è autodefinito) sugli spalti del Master 1000, ma soprattutto in un fan dichiarato di Sinner: «Gli scrivo, gli faccio i complimenti… sono uno stalker, ma buono».
Chef com’è stato vedere Sinner dal vivo?
«Un’organizzazione pazzesca, uno spettacolo. Mi sono sentito un gran figo, te lo dico. Con questo nuovo look, la barba… mi sono pure un po’ tirato, dai. Ma è stato bellissimo: un mondo pulito, elegante, con un’energia incredibile».
Si è appassionato al tennis grazie a Sinner?
«No no, io ero già fan da ragazzino! Stavo dalla parte di John McEnroe, l’alternativa al gioco da fondo campo tipo Ivan Lendl. Il tennis è come la cucina: sembra individuale, ma dietro c’è una brigata. Poi quando entri in campo però sei da solo. Come uno chef».
E oggi con Sinner cosa è cambiato?
«È cambiato tutto. Dopo Adriano Panatta e gli altri, non ce la tiravamo così… adesso sì! Ma non è solo lui: c’è un movimento. Abbiamo molti atleti italiani nei primi 100 al mondo. Penso a Berrettini, a Musetti, a Cobolli e tutti gli altri. Però Sinner è un messaggero pazzesco: dice ai giovani che se lavori, se hai quella cattiveria buona, arrivi».
Lo conosce personalmente?
«Personalmente no… però ci scriviamo su WhatsApp. Gli mando messaggi, lui risponde. E non è tenuto a farlo, bada bene. Io sono proprio un fan, uno stalker gentile. Ma perché mi piace come persona, racconta una bella storia».
Com’è stato il match?
«A un certo punto sembrava in bilico, perché oggi chiunque può fare la partita della vita contro Sinner o Carlos Alcaraz. Poi lui decide: “adesso basta” e chiude. Tre giocate e ciao. Finita. Lehecka sconfitto. Io urlavo come un matto, sono uscito senza voce».
Si è davvero “intrippato”?
«Totalmente. Ero lì con i miei amici, carico come una molla. Altro che Barbieri: ero un tifoso vero. Anche seduto in alto si vedeva benissimo, anzi meglio. E intorno gente che mangia hamburger e pollo fritto… ma io volevo solo vedere la partita! Ad un certo punto ho detto loro: “Adesso basta mangiare!”».
Prossima tappa?
«Sicuramente Roma. Poi magari Wimbledon, ma lì è più complicato. Però adesso ho agganci ovunque: allenatori, gente del giro… quando voglio andare, chiamo e vado! (il tono è ironico, ndr)».
È vero che ha fatto i salti mortali per i biglietti?
«Non li trovavo! Prezzi folli: 20.000 – 30.000 dollari. Poi grazie a un giornalista – voi siete bravissimi, eh – che ha attivato una catena incredibile tra Dubai e gli allenatori… alla fine avevo biglietti per tutto, tranne che per Sinner. Quelli li ho trovati all’ultimo. Ma è stato epico».
Lei è sempre molto attento al suo look. Un consiglio di stile per Sinner?
«Cambiamo quella borsa Gucci! Sono quattro anni che gira con quella… dai, ogni tanto rinnoviamoci! Date a ‘sto ragazzo un modello nuovo (ride, ndr)».
Se venisse a cena da lei?
«Lo porto nella mia Bologna e gli faccio delle tagliatelle gratinate con ragù di campagna, quello vero con le uova non ancora del tutto sviluppate e le interiora. Una roba che dopo Zverev non vede più la palla. Altro che hamburger post-partita!».
È ufficialmente il suo fan numero uno.
«Fan totale. Lo seguo davvero, anche sui social. Ogni tanto lo “stalkero” anche lì. Ma perché è uno che ti entra dentro: ha testa, talento e una concentrazione da grande chef».
2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 08:53)
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