Carburante per aerei, perché l’Italia rischia di rimanere senza

(Leonard Berberi) Una delle conseguenze più significative della guerra tra Usa/Israele e Iran tocca proprio il trasporto aereo. L’Europa non importa enormi quantità di greggio dal Golfo, ma circa la metà del jet fuel presente negli aeroporti europei proviene dalle raffinerie che si trovano nello Stretto di Hormuz, stando all’analisi sui documenti ufficiali. Un’altra fonte significativa è l’India, ma con la crisi che colpisce di più il Sud-est asiatico, ora le petroliere stanno deviando verso oriente, dove le società hanno margini di guadagno maggiori.  L’Europa «pesca» anche dagli Stati Uniti e dall’Africa occidentale, ma non è sufficiente a colmare il divario. Secondo l’analisi del Corriere sui dati ufficiali, l’Italia nel 2025, a fronte di una produzione locale di 674 mila barili di jet fuel ogni giorno, ne ha consumati quasi il doppio (1,3 milioni), importando così la metà del fabbisogno quotidiano. La Polonia ha dovuto prendere dall’estero quasi il 97% del cherosene necessario, la Grecia l’82%, la Spagna e il Portogallo il 70%. Secondo la società d’analisi Vortexa, l’import di jet fuel in Europa è sceso a 420 mila barili al giorno, il 40% in meno rispetto alla settimana passata e il livello più basso da marzo 2022, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il blocco energetico imposto dalle sanzioni. Mentre le scorte presenti nel deposito indipendente di Amsterdam-Rotterdam-Anversa, hub di scambio petrolifero, sono già inferiori alla media del periodo, calcola Insights Global.