Il programma della Nasa, avviato nel 2017, ha man mano raccolto adesioni con l’Italia in prima fila: ora i Paesi sono una sessantina. Dall’altra parte, il progetto di Pechino ha il sostegno della Russia e di un’altra decina di nazioni
Artemis II è la seconda missione del nuovo piano per l’insediamento sulla Luna di una base abitata permanente dedicata all’esplorazione continua del nostro satellite naturale. Tutto nasceva con la prima presidenza Trump quando nel 2017 ordinava alla Nasa di avviare un programma dedicato al ritorno sulla Luna degli astronauti. L’obiettivo era coinvolgere in una grande collaborazione altre nazioni sul modello con il quale era nata ISS, la Stazione spaziale internazionale. Così nel 2020 Nasa e Dipartimento di Stato lanciavano il programma Artemis. Sette Paesi, tra cui l’Italia, lo firmavano e altri presto si aggiungevano: ora sono 61, e molti sono i Paesi africani e diversi sudamericani. La maggior parte di loro non si era mai occupata di spazio ma vedevano questa condivisione come un’opportunità per sviluppare, grazie alle collaborazioni anche industriali, innovative tecnologie entrando nella nuova Space Economy. La Nasa proponeva anche alla Russia di condividere il piano come era accaduto per ISS ma l’allora direttore dell’agenzia spaziale moscovita Rogozin rispose che non accettava perché Artemis era diventata un’operazione troppo politica.
La Luna era l’obiettivo dichiarato anche della Cina che varava un piano parallelo battezzato ILRS (International Lunar Research Station) proponendo alle nazioni interessate di condividerlo. E nel 2021 Mosca aderiva, seguita poi da altri Paesi, soprattutto del Sudamerica: oggi sono circa una decina. Artemis e ILRS hanno lo stesso piano: insediare una propria colonia nel polo sud della Luna dove ci sono depositi di ghiaccio nel fondo di alcuni crateri. Portato dalle comete nelle prime epoche della formazione del corpo celeste, è rimasto perché non viene illuminato dalla luce del Sole.
Quindi due collaborazioni internazionali si contendono il ritorno sulla Luna con gli stessi obiettivi: ricavare risorse da utilizzare il loco o da portare sulla Terra come l’elio 3 con il quale si alimenteranno le stazioni di fusione nucleare per generare energia.
Grandi collaborazioni, quindi, ma anche schieramenti che si confrontano guardando al futuro dell’esplorazione e della nuova economia spaziale. Intanto i voli della navicella Orion sono garantiti dalla collaborazione con l’Esa europea che fornisce alla Nasa il modulo di servizio della navicella che garantisce energia, propellenti e risorse come l’acqua, per l’astronave abitata dagli astronauti. Alla costruzione di questo modulo di servizio partecipa anche l’agenzia spaziale italiana Asi e Thales Alenia Space Italia poi impegnata anche nella realizzazione del primo modulo abitato, una sorta di camper per le attività in superficie. Ed è sulla superficie soprattutto che si materializzano le attività di collaborazione sottoscritte dalle varie nazioni. Altrettanto accade con il programma cinese ILRS.
Lo spazio, sia pure faticosamente e con schieramenti contrapposti, realizza dunque una cooperazione politica seguendo vie apparentemente più percorribili grazie agli interessi scientifici, tecnologici ed economici che possono portare benefici a tutti per il futuro.
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2 aprile 2026
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