Tre ore dopo il decollo la toilette di bordo ha avuto un guasto (poi sistemato) al sistema di raccolta dell’urina. Orion è la prima navicella spaziale dotata di bagno (con porta)

Tre ore dopo il decollo da Cape Canaveral, mentre la capsula Orion di Artemis 2 prendeva quota verso la Luna con a bordo i quattro astronauti, il Centro di Controllo di Houston ha ricevuto una segnalazione inaspettata: la luce di allarme della toilette si è accesa, il bagno era rotto. A fare la chiamata è stata Christina Koch, specialista di missione, per segnalare un malfunzionamento dell‘Universal Waste Management System (sistema universale per la gestione dei rifiuti), il nome tecnico, e piuttosto pudico, del bagno di bordo. 

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Come funziona il bagno di bordo

Per l’urina ogni astronauta ha il proprio imbuto personalizzato collegato a un tubo flessibile con un sistema aspirante.  I liquidi sono convogliati verso un contenitore prima di essere scaricati all’esterno. Per le feci invece c’è un sedile (anche se in assenza di gravità in realtà non ci si siede) dotato di un‘apertura stretta dove un flusso d’aria aspirante allontana l’evacuato dal corpo e lo raccoglie in un sacchetto infilato nell’apertura. Tutto è mantenuto in una camera sottovuoto per evitare la proliferazione dei batteri e degli odori. Mentre le feci vengono sigillate e riportate a Terra, l’urina può purificata e riutilizzata come acqua (ma in questo breve viaggio non sarà necessario).



















































Il guasto, il sistema di riserva e la riparazione

Il problema rilevato dall’equipaggio era nella ventola del sistema di raccolta dell’urina che è andata fuori uso. Il portavoce Nasa Gary Jordan lo ha comunicato in diretta con la flemma di chi gestisce emergenze ben più gravi: «La ventola della toilette risulta bloccata. I team a terra stanno elaborando istruzioni per intervenire».
Nell’attesa, gli ingegneri di Houston hanno stabilito che l’equipaggio poteva continuare a usare il bagno per i bisogni solidi, ma non per urinare. Per quello, avrebbero dovuto ricorrere al sistema di riserva: sacchetti di plastica pieghevoli, chiamati Ccu (Collapsible contingency urinal). Uno di questi, come ha riferito poi Koch, era già pieno e andava svuotato nello spazio. Amy Dill, la voce del Centro di Controllo che comunica direttamente con l’equipaggio, ha fornito istruzioni su come e quando effettuare lo scarico in orbita.

Qualche ora dopo, gli astronauti hanno ricevuto una procedura passo per passo per tentare la riparazione, che è andata a buon fine. Problema risolto. «Lieta di annunciare che la toilette è operativa».

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Dove si trova il bagno

Il bagno di Orion  è una versione compatta di quello presente sulla Stazione Spaziale Internazionale, ed è installato nel pavimento della capsula. Gli astronauti vi si avvicinano fluttuando, aprono uno sportello a cerniera e scivolano all’interno. Jeremy Hansen, astronauta canadese e membro dell’equipaggio, lo ha descritto come «l’unico posto a bordo dove ci si può sentire soli per un momento». Non un dettaglio trascurabile su una navetta con gli interni paragonabili a due minivan affiancati.

Che cosa facevano gli astronauti dell’Apollo

Sessant’anni fa gli astronauti del programma Apollo andavano verso la Luna, e tornavano, senza nulla di simile e adottavano un sistema molto primitivo per smaltire urina e feci.  Per urinare usavano un tubo con guaina adattabile, collegato a un contenitore, (una sorta di catetere-preservativo) poi svuotato nello spazio. Per i bisogni solidi, disponevano di sacchetti di plastica con un anello adesivo da applicare direttamente al sedere, da sigillare e conservare a bordo fino al rientro. Il tutto nella cabina, davanti ai colleghi, senza alcuna privacy. E ci furono numerosi incidenti poco gradevoli. 

Durante le escursioni sulla superficie lunare gli astronauti nelle tute spaziali avevano un raccoglitore per l’urina e un pannolone per le feci. Lockheed Martin, che ha costruito Orion per la Nasa, ha definito l’UWMS «un componente assolutamente fondamentale della navetta. C’è chi lo chiama un lusso, c’è chi lo chiama una necessità».

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2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 13:02)