Caro direttore, propongo un giorno di astensione per sabato prossimo dagli stadi italiani di tutti gli sportivi, dalla Terza categoria alla Serie A, per far comprendere l’enorme danno d’immagine ed economico provocato dalla esclusione dal Mondiale della Nazionale, trattata come la Cenerentola del calcio italiano.
Enzo Fuso
Lendinara (Ro)
La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti
Caro lettore, non servono gesti eclatanti. Basterebbe, come prima ma fondamentale cosa, che coloro che sono al vertice del calcio italiano si assumessero la responsabilità di questo disastro e si facessero, finalmente ma definitivamente, da parte. Avrebbero già dovuto farlo, ma il fatto che non sia avvenuto, che non siano bastati gli sconfortanti risultati e la pochezza tecnica vista in Azzurro in tutti questi anni, a spezzare un circuito di potere che si autoalimenta e si autoconserva, è probabilmente una delle ragioni che sono all’origini della nostra terza, vergognosa eliminazione consecutiva dai Mondiali di calcio. Bisogna adesso fare piazza pulita e ricominciare da capo. E non per spirito giacobino o per offrire qualche capro espiatorio all’inferocito popolo del pallone italico, ma perché lo richiedono i fatti.
Lo sport è ciclico. Stagioni che sfornano campioni si alternano a periodi in cui la cifra prevalente è la mediocrità. Bisogna però avere la capacità di capirlo, di saper gestire il cambiamento e di mettere in atto, per tempo, con pazienza e sacrificio, le necessarie, e se serve, coraggiose contromisure. Lo abbiamo visto in altri sport. Nel tennis per due-tre decenni gioivamo se un giocatore italiano si avvicinava ai primi dieci del mondo. Oggi siamo una potenza mondiale della racchetta. Nell’atletica per anni ci siamo accontentati di onesti piazzamenti, oggi rincorriamo medaglie olimpiche e record. Nel calcio stesso sono cambiate, nel corso dei decenni, le gerarchie e i valori.
I paesi scandinavi, per esempio, dopo aver fornito in passato calciatori indimenticabili, come il celebre trio Gre-No-Li (Gren, Nordhal, Liedholm gli svedesi che fecero grande il Milan degli anni 50), hanno fatto fatica per anni a sfornare talenti calcistici (con l’eccezione di Ibrahimovic e di pochi altri) da esportare all’estero. Oggi da Haaland in giù, sono molti i calciatori del Nord Europa di alto livello, contesi dai principali club europei.
In Italia nonostante il precipitare evidente dei risultati e del livello tecnico del nostro calcio e dei calciatori azzurri, non è accaduto nulla. Abbiamo continuato a vivere del passato. A sperare che come d’incanto, e senza cambiare nulla, saremmo tornati agli antichi fasti. A fingere di credere che buoni giocatori come Politano o Di Marco fossero dei quasi-fuoriclasse, salvo poi doverci amaramente ricredere non appena in campo vedevamo (com’è accaduto martedì sera) destreggiarsi un 19enne bosniaco dal nome impronunciabile ma capace di bersi l’avversario con due-tre tocchi per 120 minuti di fila.
Ora, dopo questa eliminazione, abbiamo toccato il fondo. In realtà l’avevamo già toccato. Ma il tonfo non era stato abbastanza assordante e violento da scardinare dalle loro poltrone i nostri signori del calcio e provare a invertire una tendenza sciagurata. Speriamo che questa sia la volta buona.