di
Rinaldo Frignani
L’origine dell’ordigno è ancora sconosciuta. Il ministro della Difesa Guido Crosetto sta seguendo la vicenda con il capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano.
Ancora l’Unifil vittima di un lancio di razzi in Libano. Questa volta a essere stata colpita è la base italiana di Shama. Nessun ferito ma danni alle infrastrutture militari. La vicenda viene seguita dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dal capo di Stato maggiore Luciano Portolano in contatto diretto con i vertici italiani sul posto.
A essere stato colpito è il quartier generale italiano in Libano che ospita anche quello del settore Ovest della missione Unifil, a guida italiana. Sul caso stanno svolgendo accertamenti anche i responsabili del Covi, il Comando operativo di vertice interforze che sovrintende sulle missioni italiane all’estero.
Il precedente e l’Onu sulla morte dei tre caschi blu indonesiani
Nei giorni scorsi durante una sessione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le potenze mondiali hanno condannato i due episodi avvenuti negli ultimi due giorni che hanno portato all’uccisione di tre caschi blu nel sud del Libano, affermando che si tratta di un atto di aggressione nei confronti degli ufficiali indonesiani impegnati nella missione. «Purtroppo questi non sono gli unici episodi pericolosi affrontati dai coraggiosi caschi blu dell’Unifil», ha affermato Jean-Pierre Lacroix, capo delle operazioni di pace delle Nazioni Unite, durante il suo briefing, «si è registrato un preoccupante aumento delle violazioni della libertà di movimento e dei comportamenti aggressivi». Lacroix ha descritto diversi episodi avvenuti la scorsa settimana in cui le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno sparato colpi di avvertimento contro una pattuglia dell’Unifil e, pochi giorni dopo, un’altra pattuglia è stata bersagliata da pesanti colpi di arma da fuoco «da parte di un gruppo di circa 20 individui che bloccavano la strada». Lacroix ha aggiunto che l’indagine sull’origine degli attacchi è ancora in corso e non è chiaro quale parte sia responsabile della morte dei tre ufficiali indonesiani.
La replica israeliana
Successivamente proprio l’esercito israeliano ha spiegato che «l’incidente in cui sono rimasti uccisi soldati dell’Unifil, non è stato causato da attività dell’Idf». È la conclusione dell’indagine della stessa Idf, che la rende nota su X. L’Idf ha completato la sua indagine sull’incident in cui era stato riportato che soldati dell’Unifil erano rimasti uccisi dall’ esplosione di un ordigno nella zona di Bani Haiyyan, nel Libano meridionale. Un’analisi operativa approfondita indica che nessun ordigno esplosivo è stato collocato nella zona dalle truppe dell’Idf e che nessun soldato dell’Idf era presente nell’area».
La condanna dell’India
Proprio giovedì intanto l’India ha condannato gli attacchi mortali ai militari delle forze di peacekeeping delle Nazioni Unite in Libano, e ha fatto appello
all’«inviolabilità» della missione. Nel corso dell’incontro settimanale
coi media, il portavoce del ministero gli Esteri indiano Randhir Jaiswal ha detto: «Condanniamo i recenti attacchi ai peacekeepers dell’Unifil e rendiamo omaggio ai caschi blu che hanno perso la vita. Ci appelliamo a
tutte le parti perché sia garantita l’inviolabilità della missione Onu.
L’India è uno dei paesi da più tempo e maggiormente coinvolto nelle missioni di pace Onu: in conformità con la risoluzione 2589 del Consiglio di sicurezza chiediamo che i responsabili rispondano dei crimini contro i caschi blu». Jaiswal ha informato che, in questo momento, nella missione Unifil sono coinvolti 600 militari indiani. «Siamo seriamente preoccupati per i numerosi comportamenti aggressivi contro i militari della missione degli ultimi due giorni. I caschi blu non devono mai essere un bersaglio».
L’appello dei sedici Paesi europei, Italia compresa
Dopo la morte dei tre ufficiali indonesiani l’Italia e altri quindici Paesi europei ( Belgio, Croazia, Estonia, Finlandia, Islanda, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Moldavia, Norvegia, Polonia, San Marino, Spagna
e Svezia) avevano lanciato un appello: «Le operazioni militari israeliane in Libano e gli attacchi di Hezbollah devono cessare. Esortiamo Israele a rispettare pienamente la sovranità e l’integrità territoriale del Libano e invitiamo tutte le parti, sia Hezbollah che Israele, a interrompere le azioni militari. Condanniamo fermamente la decisione di Hezbollah di attaccare Israele a sostegno dell’Iran. Hezbollah deve cessare immediatamente tutte le azioni ostili contro Israele e disarmarsi, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». «Ricordiamo l’obbligo di Israele di rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario, compresi i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione, e sottolineiamo l’importanza della protezione dei civili e dei beni civili. Gli attacchi contro i civili, il personale sanitario, gli operatori
umanitari, i giornalisti, le infrastrutture e le strutture civili sono
ingiustificati e inaccettabili. Devono cessare immediatamente», concludeva l’appello dei sedici partner europei.
Sostegno alla forza di interposizione delle Nazioni Unite
I ministri degli Esteri dei Paesi firmatari si erano detti «preoccupati per il conflitto in Medio Oriente, siamo sconvolti dalla drammatica situazione e dalla rinnovata escalation di violenza in Libano, dove si trovano già 1,2 milioni di sfollati interni, pari a circa il 25% della popolazione totale. Secondo il ministero della Salute libanese, finora sono state uccise più di mille persone, la maggior parte delle quali civili, tra cui bambini, operatori umanitari e giornalisti». «Sosteniamo la forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) nell’attuazione del suo mandato – proseguivano nella loro posizione -, condanniamo tutti gli attacchi contro i contingenti dell’Unifil, che hanno provocato perdite inaccettabili tra i
caschi blu, in particolare l’uccisione di caschi blu indonesiani. La sicurezza
dei caschi blu delle Nazioni Unite deve essere garantita in ogni momento.
Esprimiamo le nostre condoglianze a tutte le vittime e alle loro famiglie delle violenze in Libano e in Israele».
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2 aprile 2026 ( modifica il 2 aprile 2026 | 19:20)
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