di
Dimitri Canello
L’ex tecnico di Bologna, Padova e Vicenza e attuale presidente di Assoallenatori: «Con l’esclusione dal Mondiale è un momento delicato. Il problema del nostro calcio? Squadre con pochi italiani»
Si scontrarono, ruppero, poi ricucirono. Fra Renzo Ulivieri e Roberto Baggio non furono tutte le rose e fuori, ma fu proprio l’ex tecnico, fra le altre, di Bologna, Vicenza e Padova, e attuale presidente dell’Assoallenatori, a scegliere Roberto Baggio dopo la clamorosa eliminazione al primo turno dell’Italia come presidente del Settore Tecnico della Figc. Quel dossier che Baggio presentò nel 2011 ora torna a far discutere.
Renzo Ulivieri, che ne pensa della possibilità di riesumare il piano Baggio del 2011 per rilanciare il calcio italiano?
«Sinceramente non saprei cosa rispondere. So che era stato fatto un lavoro enorme da Roberto, da altre persone e dal suo procuratore. Peraltro Baggio lo avevamo proposto noi allenatori al settore tecnico di Coverciano come figura di raccordo e d’impatto per il calcio italiano».
Ebbe mai modo di visionare quel documento di 900 pagine?
«Sinceramente no. Me ne parlarono, appresi di alcune parti, ma non toccava a me decidere. So che fu un lavoro immane, 900 pagine sono tantissime e penso solo a quanto impegno deve aver richiesto quel dossier. Puntava sui giovani e sulla loro crescita, fra le varie cose, concetti condivisibili, ma nel dettaglio non mi sento di entrare per i motivi che ho spiegato».
Secondo lei potrebbe essere riproposto quel piano?
«È un momento molto delicato dopo l’eliminazione dell’Italia. In questo momento preferisco non entrare in questo argomento, bisognerebbe capire poi se Roberto abbia eventualmente voglia di essere coinvolto. E ripeto, questo non spetta a me deciderlo».
Baggio potrebbe essere il nome da cui ripartire per il futuro?
«Se lo dice a me ho detto quello che penso. Ora sono passati tanti anni, non so cosa ne pensa lui e cosa ne penserà chi guiderà la Figc nei prossimi anni. Bisogna aspettare».
I vostri rapporti come sono?
«Se fui io a proporlo assieme agli allenatori significa che tanto brutti non potevano essere. Anzi, da parte mia nessun problema con Baggio».
Eppure ci fu uno screzio importante fra di voi.
«Come ho già avuto modo di dire altre volte, si trattò di una semplice scelta tecnica ai tempi della nostra esperienza comune al Bologna che Baggio non accettò. Ma da parte mia non ci sono mai stati problemi insormontabili, normali dinamiche fra allenatore e giocatore».
Era difficile allenare Baggio?
«Assolutamente no. Era rispettato dal gruppo, era un giocatore fortissimo e carismatico. Un valore aggiunto per ogni allenatore che lo ha avuto».
Il calcio italiano vive il momento più buio della sua storia. Eppure lei vede anche cose positive. Perché?
«Io ho visto una squadra compatta, nonostante la sconfitta e nonostante l’epilogo amaro della partita con la Bosnia. Abbiamo lottato fino alla fine. In questo Gattuso è stato bravo, un gruppo compatto lo si vede in campo».
Se dovesse elencare il motivo principale dell’ennesima disfatta dell’Italia e del calcio italiano, su cosa punterebbe il dito?
«Legga le formazioni delle venti squadre di Serie A, conti da quanti italiani sono composti. Poi prenda le formazioni delle migliori Primavera, faccia un sunto e capirà dove sta il problema principale del nostro calcio».
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2 aprile 2026
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