di
Fausta Chiesa
Il petrolio prodotto e scambiato sul mercato negli Stati Uniti è trainato dalla domanda dell’Asia che fa fatica ad approvvigionarsi dal Golfo a causa della guerra. L’Europa importa il 15% del petrolio dagli Usa e lo pagherà di più
Per la prima volta da 15 anni ieri 2 aprile il prezzo del petrolio Usa, il West Texas Intermediate scambiato a New York, ha superato quello del greggio scambiato a Londra, il Brent. In giorni in cui le quotazioni sono molto volatili a causa della guerra in Medio Oriente e i mercati molto reattivi alle conseguenze degli attacchi alle infrastrutture e alle petroliere, ma anche alle dichiarazioni di Usa e Iran, entrambi i benchmark (prezzi di riferimento) erano saliti, tornando alle quotazioni più alte dal 2022, quando la Russia invase l’Ucraina. E il Brent era salito di più, portando la differenza (spread) a quasi 12 dollari, il gap più alto dal 2015. Storicamente la differenza oscillava tra 5 e 10 dollari al barile a favore del Brent.
Il sorpasso
Ebbene, ieri giovedì 2 aprile il Wti è balzato dell’11% a 111 dollari al barile e ha superato di 4 dollari il Brent, salito del 6,4% a circa 107,6 dollari. «La differenza – spiega Gianni Murano, presidente dell’Unem – di solito dava indicazione del fatto che c’era una buona disponibilità del grezzo Usa e si giustificava anche con il fatto che il prezzo minore permetteva di coprire i costi di trasporto per l’export». Perché si è invertira una tendenza che durava da anni?
La concorrenza dell’Asia
«Un primo motivo — spiega Gianni Murano, presidente Unem — è la minore disponibilità di grezzo americano a causa del freddo che ha penalizzato la produzione, ma soprattutto perché il petrolio Usa sta andando a coprire la domanda dell’Asia, che soffre con la strozzatura di Hormuz. Le compagnie petrolifere vendono a chi offre di più». Il problema è anche per la Ue che compra dagli Usa il 15% del greggio importato. Come per il gas naturale liquefatto, l’Asia è diventata un concorrente dell’Europa anche per il greggio.
I due contratti
Ma c’è un altro motivo che invece potrebbe costituire una buona notizia. Se il prezzo del Wti si riferisce al contratto future con consegna a maggio, quello del Brent – a causa di una differenza di calendario delle due Borse di New York e Londra – è realtivo al contratto di giugno. Come a dire che, almeno ora, gli investitori per il futuro sono meno rialzisti.
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2 aprile 2026
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