«Canzonissima? Io avrei voluto riportarla in tv nel 2010 insieme a Ballandi. Ma la Rai tagliò i fondi. La chiamano così, ma quella di oggi è una formula diversa da quella originale, che io vinsi nel 1968 e nel 1969. Guccini? Mi disse che la canzone C’era un ragazzo, che parlava della guerra in Vietnam, in confronto alla sua Dio è morto era una storiellina. Stefano De Martino? Sono andato a trovarlo per fargli un in bocca al lupo per Sanremo 2027. Mi ha detto di mandargli una canzone. Ma già l’ho fatto. Se la caverà, non è uno sciocco: è lui l’uomo Rai, ora». È un Gianni Morandi che si racconta con estrema generosità, parlando di tutto, quello che apre alla stampa le porte della sua casa nella campagna di Bologna a pochi giorni dalla partenza, il 15 aprile da Conegliano, del tour nei palasport C’era un ragazzo – Gianni Morandi Story, nel sessantennale di C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones.
IL LANCIO
La festa itinerante parte già oggi, con l’uscita della nuova canzone, Monghidoro, che aprirà i concerti della tournée. L’ha scritta Jovanotti, che già nel 2021 firmò per Morandi L’allegria – la canzone che accompagnò il cantante nella ripresa dall’incidente di cui fu vittima nella sua casa di Bologna, quando cadde in un braciere ardente in giardino – e nel 2022 a Sanremo Apri tutte le porte: «Sapeva che sarei partito a breve con il tour. Così mi ha chiamato e mi ha detto: “Gianni, ti serve un pezzo nuovo per aprire i concerti”. Io gli ho risposto che avevo già 600 canzoni tra le quali scegliere quelle da mettere in scaletta. Ma Lorenzo ha insistito. Si intitola Monghidoro perché è partito tutto da lì: avevo 13 anni quando sono venuto a Bologna per la prima volta con la corriera per andare a lezione di canto dalla maestra Alda Scaglioni. Mia zia Esterina andava dietro le mucche e cantava. Mia mamma quando andava alla pozza comunale a lavare i panni cantava. Cantavano tutti e così cominciai a cantare anche io». Il testo della canzone, con un arrangiamento «à la Blues Brothers», la definizione è di Jovanotti (che si collega in videochiamata con casa Morandi), parla proprio della vita dell’Eterno Ragazzo della musica italiana e il testo cita quelli di grandi hit come Bella signora, La fisarmonica e Vita.
Nel testo Jovanotti dà a Morandi del «pazzo»: «Mi sono ispirato a un aneddoto: Gianni in passato ha raccontato che Lucio Dalla lo chiamava psycho, perché se si arrabbiava erano guai», sorride la voce di Penso positivo. Una piccola polemica ha accompagnato l’uscita della canzone. Colpa di un errore di geografia del testo di Jovanotti, in cui il borgo dell’Appennino che ha dato i natali a Morandi è finito a nord di Bologna anziché a sud, dove effettivamente si trova: «Ho scritto una lettera alla sindaca, scusandomi. È stata comunque contenta dell’omaggio», racconta Morandi. E Jovanotti: «Dell’errore me ne sono accorto anche io, ma non volevo rovinare la rima tra nord e amarcord».
OSPITE
Jovanotti ha promesso a Morandi che sarà ospite del debutto del tour il 15 aprile a Conegliano. Il figlio rapper Tredici Pietro, 28 anni, con il quale ha duettato a sorpresa al Festival di Sanremo su Vita, sarà il 17 aprile al Forum di Milano: «Ma invito chiunque a venirmi a trovare: è il benvenuto. A me piace improvvisare, fare le cose senza provarle», dice Morandi, che sarà il 19 aprile a Torino, il 21 a Roma, il 24 a Bologna, il 26 Firenze, il 28 a Terni, il 30 a Montichiari, il 2 maggio a Pesaro, il 4 a Padova e il 6 a Genova (dove non mancherà di ricordare Gino Paoli: «Quante avventure insieme negli Anni ’60. Era un grandissimo»).
I TEMI
Dal palco non mancherà di parlare di attualità: «Voglio dire qualcosa su questi due, Trump e Putin, che vogliono decidere tutto delle nostre vite: mi disturba. E l’Europa non si compatta». Si rammarica pensando all’Italia fuori dal mondiale: «Io ho 81 anni: c’è chi, purtroppo, non vedrà più la nostra nazionale in quel torneo». Ad appendere il microfono al chiodo non ci pensa: «Mi ispiro ad Aznavour. Aveva 94 anni e il giorno dopo avrebbe dovuto fare un altro concerto. Vorrei finire così». Il sogno nel cassetto è quello di riportare l’amico Adriano Celentano in tv: «Con Gianmarco Mazzi ci stiamo lavorando. Vogliamo che faccia un’ultima cosa». Tra i vari aneddoti che pesca dall’archivio, ce n’è anche uno che riguarda la Capitale e Il Messaggero: «Nel 1971 nel film Il provinciale di Luciano Salce facevo la parte di un giovane cronista del Messaggero. Girammo delle scene dentro la sede di via del Tritone. Per cortesia, mi saluti la mia vecchia redazione».
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