Dopo la maratona del primo giorno l’equipaggio ha potuto riposare alcune ore. Poi il collegamento con la Terra: «L’umanità ha dimostrato ancora una volta di cosa è capace, e sono le vostre speranze per il futuro che ci guidano in questo viaggio intorno alla Luna», ha dichiarato Jeremy Hansen

La capsula Orion, dopo il lancio perfetto del razzo Space Launch System dal Kennedy Space Center è in viaggio verso la Luna, dopo aver lasciato l’orbita terrestre. E lunedì potrebbe battere il record di distanza dalla Terra, superando i  400.000 chilometri raggiunti dall’Apollo 13. 
L’astronauta canadese, Jeremy Hansen, ha raccontato in videocollegamento che lui e i suoi compagni di equipaggio erano incollati ai finestrini della capsula mentre lasciavano la Terra nello specchietto retrovisore, ammirando il panorama «fenomenale» e avevano i volti così premuti contro i finestrini che dovevano pulirli. «L’umanità ha dimostrato ancora una volta di cosa è capace, e sono le vostre speranze per il futuro che ci guidano in questo viaggio intorno alla Luna», ha dichiarato Hansen.
I quattro astronauti a bordo – oltre ad Hansen ci sono il comandante Reid  Wiseman, il pilota Victor Glover, e gli specialisti di missione Christina Koch – voleranno per oltre un milione di chilometri tra andata e ritorno. L’obiettivo è aprire la strada a nuove esplorazioni, a un nuovo allunaggio e a una presenza stabile sulla Luna (l’Italia costruirà i moduli abitativi). Piantare una bandiera non basta più. La Nasa e i suoi collaboratori internazionali voglio estrarre acqua ghiacciata ed elio-3 per alimentare le stazioni di fusione nucleare.

La Nasa di nuovo verso la Luna

L’ultima volta che gli astronauti si sono spinti così lontano è stato con la missione Apollo 17, nel dicembre del 1972. «Dopo una breve interruzione di 54 anni, la Nasa è tornata a mandare astronauti sulla Luna» ha dichiarato Jared Isaacman, amministratore delll’agenzia spaziale americana dopo il lancio al quale hanno assistito decine di migliaia di spettatori lungo Cocoa Beach (ma, come racconta il New York Times moltissimi americani neppure sapevano del conto alla rovescia).



















































L’inserimento in traiettoria transunare

La prima giornata di viaggio per gli astronauti è stata una vera maratona. Sveglia sette ore prima della partenza e poi non hanno potuto chiudere occhio per molte ore per eseguire i primi test, sui sistemi della navetta che viaggia a una velocità di 7 mila chilometri orari. Nella notte i motori si sono riaccesi per poco più di sei minuti, per accelerare la navicella e farla sfuggire dall’attrazione gravitazionale terrestre. La manovra cruciale, la trans-lunar injection, ovvero «l’inserimento in traiettoria transunare», ha permesso all’equipaggio di lasciare definitivamente l’orbita terrestre e iniziare il vero viaggio nello spazio profondo verso la Luna. Ora non ci sarà più possibilità di tornare indietro. Per rientrare sulla Terra, Orion avrà bisogno dell’attrazione gravitazionale della Luna per invertire la rotta.

Flyby sulla Luna

Gli astronauti eseguiranno un flyby ravvicinato, sfruttando una traiettoria di ritorno libero, la stessa meccanica orbitale che salvò l’Apollo 13 nel 1970, che garantisce il rientro verso la Terra anche in caso di guasto ai motori. Durante il loro viaggio l’equipaggio sorvolerà il lato nascosto del nostro satellite. In quella fase Orion sarà tagliata fuori da ogni contatto radio: l’equipaggio sarà completamente isolato dal resto dell’umanità per circa 45 minuti.

Il guasto alla toilette riparato da Christina Koch

Durante il conto alla rovescia le perdite di elio e idrogeno nella fase di rifornimento del propellente, quelle che hanno fatto slittare i lanci per febbraio e marzo,  non si sono ripresentate. Tuttavia alcuni imprevisti hanno impegnato il centro di controllo di Houston nelle prime ore di volo: la comunicazione con gli astronauti è stata brevemente interrotta e la temperatura in cabina è risultata un po’ troppo bassa. Il guasto più curioso  ha coinvolto la toilette di bordo, la prima mai installata su una navicella spaziale. Per l’urina ogni astronauta ha il proprio imbuto personalizzato collegato a un tubo flessibile con un sistema aspirante.I liquidi sono convogliati verso un contenitore prima di essere scaricati all’esterno. Per le feci invece c’è un sedile (anche se in assenza di gravità non ci si siede) dotato di un’apertura stretta dove un flusso d’aria aspirante allontana l’evacuato dal corpo. Il guasto al sistema di raccolta delle urine è stato risolto dall’unica donna a bordo, Christina Koch.

In viaggio anche la mascotte Rise

Con l’equipaggio viaggia anche Rise, la mascotte a che rappresenta il nostro satellite e un cappello con i colori della Terra e che è servito come indicatore di assenza di gravità. dentro il peluche, in una tasca nascosta, c’è anche una scheda micro-SD che contiene la lista di 5,6 milioni di nomi ) di persone da tutto il mondo che si sono registrate tramite la campagna «Send your name with Artemis».

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3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 08:41)