di
Vera Martinella
Da uno studio emerge che le app possono essere efficaci: da sole sono meglio di niente, abbinate ad altri interventi tradizionali migliorano i risultati
Per chi prova a dire addio alle sigarette, è meglio un sostegno tramite app che provarci in completa solitudine. Lo rivelano i dati raccolti da uno studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica BMJ Evidence Based Medicine. Stando all’ampia mole di prove finora disponibili, le app per smartphone, in particolare quelle basate su teorie psicologiche, sono tre volte più efficaci di un supporto minimo o nullo nell’aiutare le persone a smettere di fumare a lungo termine.
Strategie consolidate per smettere
Certo le app sono una strategia nuova, ma hanno un potenziale grandissimo perché la loro diffusione può essere estesa quanto si vuole considerando che praticamente tutti gli individui oggi posseggono uno smartphone e che possono essere facilmente tradotte in qualsiasi lingua.
Potrebbero quindi aggiungersi ai metodi collaudati per smettere di fumare: terapia sostitutiva della nicotina (una strategia di cui è stata ampiamente dimostrata l’efficacia e consiste nell’utilizzare di versi dispositivi come caramelle, cerotti, inalatori o gomme da masticare, con un basso contenuto di nicotina in modo tale da attenuare i sintomi dell’astinenza), medicinali (bupropione, vareniclina e citisina) prescritti dal medico per aiutare contro l’astinenza, sostegno psicologico e, soprattutto, la consulenza di personale qualificato. Perché è scientificamente provato che le possibilità di successo sono più alte se si chiede aiuto a medici esperti. I numeri dimostrano anche che raramente si riesce al primo tentativo, statisticamente quello buono è il quarto.
Interrompere gli automatismi legati al fumo
«Smettere di fumare è difficile sicuramente perché c’è una dipendenza fisica, ma anche perché le sigarette dopo moltissimi anni (o più spesso decenni) di utilizzo strutturano profondamente alcuni aspetti della vita quotidiana come abitudini (fumare nelle pause), associazioni automatiche (ad esempio caffè e sigaretta), stati d’umore ed emozioni (stress, noia, rabbia, ma anche gioia) – commenta Elena Munarini, psicologa e psicoterapeuta presso il Centro Antifumo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Pensando a questi aspetti più psicologici e comportamentali, le app con il loro essere presenti nell’oggetto oggi a noi più vicino, cioè il cellulare, offrono delle buone possibilità di supporto perché, ad esempio, rompono l’automatismo ricordandoti che stai provando smettere di fumare, ti accompagnano nei momenti critici, offrono consigli pratici su come superare i momenti di voglia di fumare (“carving”) o su come ripartire dopo una ricaduta e fanno sentire meno soli».
Lontani dal tabacco per almeno sei mesi
Nella premessa del nuovo studio i ricercatori spiegano che la maggior parte delle app per smettere di fumare attualmente disponibili adotta o modelli comportamentali tradizionali (focalizzati sulla modifica diretta del comportamento legato al fumo) o teorie psicologico-comportamentali, incentrate su cognizione, regolazione delle emozioni e motivazione attraverso tecniche come la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia di accettazione e impegno e la mindfulness. Tuttavia, non è chiaro quale approccio possa essere più efficace per migliorare l’astinenza da nicontina prolungata.
Per rafforzare e aggiornare le evidenze scientifiche, gli studiosi hanno così valutato l’efficacia delle app per smartphone, utilizzate da sole o in combinazione con approcci tradizionali (come la terapia sostitutiva della nicotina e la consulenza) nell’aiutare le persone a smettere di fumare e a stare lontane dal tabacco a lungo termine (6 mesi continuativi).
La nuova indagine
Hanno quindi setacciato i database alla ricerca di studi clinici pertinenti, pubblicati fino ad agosto 2025, su persone di almeno 15 anni d’età che avevano pianificato di smettere di fumare. Le strategie utilizzate includevano: nessun aiuto; supporto minimo per smettere di fumare; interventi tradizionali e app basate su interventi comportamentali.
Sono stati raccolte informazioni da un totale di 31 studi, che hanno coinvolto 12.802 partecipanti. Evidenze provenienti da quattro studi (1.402 partecipanti) suggeriscono che le app per smartphone utilizzate da sole possono quasi triplicare il tasso di astinenza continua per 6 mesi rispetto a un supporto minimo o nullo alla cessazione del fumo.
Se combinate con interventi tradizionali, queste app possono quasi raddoppiare l’astinenza continua per 6 mesi rispetto ai soli interventi tradizionali (altri quattro studi che hanno coinvolto 2.163 partecipanti).
E sulla base dei dati di tre studi (1.502 partecipanti) le app, unite alla farmacoterapia, possono migliorare l’astinenza continua per 6 mesi del 77% rispetto ai farmaci assunti da soli.
Infine, sono emerse prove consistenti sul fatto che le app basate su teorie psicologiche comportamentali hanno aumentato significativamente l’astinenza a breve termine a tre mesi (69%, due studi, 2.565 partecipanti) e a lungo termine a 6 mesi (36%, quattro studi, 3.258 partecipanti) rispetto alle app basate su interventi comportamentali tradizionali».
App più efficaci di una consulenza breve
«Queste prime informazioni sull’utilità delle app vanno confermate da studi e numeri più consistenti, servono altre ricerche per una conclusione definitiva – concludono gli autori dello studio -. Appare però probabile che le app per smartphone possano offrire un supporto comportamentale intensivo, interattivo e in tempo reale, risultando più efficaci di una consulenza breve».
Se la prudenza è d’obbligo anche per Elena Munarini, che le app possano servire è abbastanza convincente anche solo basandosi sull’esperienza quotidiana: «Possono aiutare a tenere acceso e portare avanti il processo di cambiamento soprattutto in quei momenti dove mancano altri supporti – commenta l’esperta -. I fumatori chiedono aiuto professionale ai Centri Antifumo (numero verde 800 554 088) ancora troppo poco, raramente si rivolgono al medico di medicina generale e spesso provano a fare da soli: in contesti simili le app offrono un sostegno».
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3 aprile 2026
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