di
Gianluca Mercuri
Si tratta del terzo prezzo più elevato dall’inizio delle serie storiche. I rialzi saranno maggiori per chi ha un contratto a prezzo variabile
La notizia l’ha data giovedì pomeriggio l’Arera (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) ed «è arrivata come una mazzata», scrivono Fausta Chiesa ed Enrico Marro. Mazzata per il governo, già alle prese con la grana delle accise. Ma soprattutto per milioni di italiani. Era attesa, ma che botta. È chiaro che l’aumento, dopo il blocco del gas liquefatto prodotto dal Qatar, era prevedibile. Ma forse non così tanto, non così presto, non subito dopo l’aumento delle bollette della luce, salite dell’8,1% per il trimestre appena iniziato. Di certo le nuove tariffe del gas, ricordano i nostri esperti, si applicano ai cosiddetti «vulnerabili», le fasce sociali più deboli, fuori dai contratti di libero mercato: circa 2,3 milioni di persone. Ma per chi ha la tariffa variabile gli aumenti potrebbero essere anche maggiori.
È il quarto maggior rialzo di sempre. E anche il terzo prezzo più elevato dall’inizio delle serie storiche (gli strumenti statistici che servono ad analizzare l’evoluzione di fenomeni economici nel tempo). A dirlo è Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che spiega: «Nell’ipotesi di prezzi costanti per i prossimi 12 mesi per l’utente tipo che consuma 1.100 metri cubi di gas, il +19,2% significa spendere 232 euro in più su base annua». Tariffa variabile? Peggio mi sento Perché? Perché, aggiunge Vignola, «quanto accaduto nel 2022 ci insegna che nel mercato libero, in media, i rialzi, per chi ha un contratto a prezzo variabile, saranno ancora maggiori».
E il decreto bollette è già stravecchio. Anche questo si sapeva già, ma la nuova stangata di ieri rende ancora più insufficienti gli interventi per 3 miliardi a sostegno di famiglie (bonus di 115 euro sulla bolletta della luce per quelle a basso reddito) e imprese (taglio degli oneri di sistema) varati il 18 febbraio. Così «già si parla di un nuovo provvedimento a breve per aiutare fasce deboli e aziende energivore».
Il decreto
Intanto stamattina il Consiglio dei ministri prorogherà fino al 1° maggio il taglio delle accise che nelle ultime settimane ha ridotto il prezzo alla pompa dei carburanti di circa 25 centesimi al litro: uno sconto che senza un nuovo intervento cesserebbe il 7 aprile. Ci sono alternative? Semplicemente no, rispondono Fausta ed Enrico: «Il provvedimento appare necessario, dato il continuo aumento dei prezzi di benzina e diesel, nonostante il taglio delle accise vigente. Del resto la guerra in Medio Oriente prosegue, la sua fine non sembra dietro l’angolo e anche quando finirà i prezzi ci metteranno del tempo per invertire la rotta, come ha fatto capire anche ieri il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta».
E le stime sulla crescita si dimezzano. È il verdetto di S&P Global Ratings, secondo cui in Europa, «se lo shock petrolifero fosse più severo e durasse oltre lo scenario di base, l’inflazione potrebbe superare il 5% a maggio-giugno, mandando l’economia in recessione tecnica a metà anno». In questo quadro l’Italia, come si teme fin dall’inizio della guerra, è il Paese destinato a subire l’impatto maggiore: l’agenzia di rating americana dimezza le previsioni sulla nostra crescita dallo 0,8 allo 0,4%.
Bce preoccupata e borse giù
Anche la Banca centrale europea, da parte sua, parla di inflazione «al di sopra del 2% nel breve periodo», con «un brusco rialzo» al 3,1% nel secondo trimestre al quale dovrebbe seguire un calo al 2,8% tra luglio e settembre. Frustrate dalla mancata tregua in Medio Oriente, le borse europee hanno registrato un calo (Francoforte -0,54%, Parigi -0,24%, Milano -0,20%). E il petrolio resta ben al di sopra dei 100 dollari al barile (Wti 111,2 dollari, Brent 107,6).
I timori per la benzina Intanto Federico Fubini (qui la sua intervista al grande economista Ken Rogoff) rivela che sta arrivando in Italia il greggio venezuelano, ma la benzina raffinata a Priolo Gargallo, in Sicilia, è destinata agli Stati Uniti. È benzina di qualità, poco inquinante: quella che ora rischia di scarseggiare per l’Italia e l’Europa.
(Questo testo è apparso sulla newsletter del Corriere della Sera, La Rassegna: per riceverla basta iscriversi a Il Punto, qui)
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3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 09:49)
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