LA DOTTORESSA SPIEGA alla madre quello che non ha mai visto. Nicole, 15 anni, soffre di bulimia nervosa, disturbo alimentare “meno evidente” di altri. Ma ugualmente subdolo e alla fine pericoloso. È una scena umanissima di Qualcosa di lilla, che sintetizza benissimo il film: scopriamo Nicole e la sua storia e il suo disturbo, cogliamo le relazioni della famiglia, scopriamo le cause, i sintomi, la cura.
Dice la regista Isabella Leoni: «Qualcosa di lilla non racconta la storia di una ragazza che guarisce, ma di una ragazza che compie un primo passo verso il cambiamento scegliendo di voler guarire. Il film suggerisce la necessità, per Nicole, di ritrovare la propria centralità costruendo una consapevolezza più solida, non più dipendente dallo sguardo esterno. La tensione centrale non risiede nella domanda “riuscirà a smettere?”, ma nella speranza che finalmente Nicole si lasci vedere e riesca a chiedere aiuto (…) Le crisi alimentari sono rappresentate evitando ogni forma di spettacolarizzazione: vengono suggerite attraverso un montaggio frammentato e un lavoro sonoro specifico, privilegiando la dimensione psicologica rispetto a quella descrittiva. Le musiche originali amplificano la vibrazione emotiva ed evocano il rumore costante del conflitto interno che accompagna Nicole. In Nicole il disagio prende forma come un grido interiore trattenuto, capace di orientare la percezione di sé. I momenti di quotidianità vissuti a scuola, a casa o con gli amici rivelano quanto il suo dolore resti silenzioso e impercettibile agli altri. Qualcosa di lilla affronta la bulimia nervosa con uno sguardo che va oltre il sintomo, interpretando il comportamento alimentare disfunzionale come l’espressione di un bisogno di ascolto e riconoscimento».