di
Marco Persico

Un dipendente: «Accessi abusivi anche ai nostri telefoni»

La calce sui muri è ancora fresca, sbavata lungo i bordi. I mattoni non sono stati neppure intonacati, sono rimasti a vista, infilati uno sull’altro a chiudere alla meglio le porte dei depositi sotterranei, le uscite di sicurezza e i passaggi di servizio considerati poco sicuri. In alcuni casi, con l’aggiunta di grandi cancelli bianchi. Non sembra neppure di essere alle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Un lavoro fatto in fretta, senza rifiniture, sull’onda dell’emergenza, per fronteggiare un pericolo invisibile quanto incombente.

L’attacco hacker agli Uffizi



















































I botteghini e il sistema di ticketing hanno continuato a sfornare biglietti anche nelle settimane calde del blackout informatico. File di turisti in coda come nei giorni normali. All’esterno nessuna comunicazione ufficiale.

Le immagini che arrivano dalle viscere delle Gallerie e dal cortile di Palazzo Pitti, invece, raccontano un clima da trincea dopo l’attacco hacker che ha letteralmente svuotato i server del polo museale fiorentino all’inizio di febbraio.

La reazione dei vertici del museo, insieme a Comune e Prefettura di Firenze, è stata immediata. Nelle 48 ore successive alla richiesta di riscatto un ordine di servizio del direttore Simone Verde ha disposto «la chiusura straordinaria del Museo Tesoro dei Granduchi in Palazzo Pitti (ufficialmente) per manutenzione, fino a nuova disposizione». Mentre i gioielli del Tesoro dei Granduchi sono finiti sotto chiave: monili e oggetti preziosi, anche cinquecenteschi, in gran parte legati alle collezioni dei Medici e dei Lorena conservati nelle teche del piano terra e del mezzanino di Palazzo Pitti, le sale del vecchio «Museo degli Argenti». Pezzi unici, realizzati tra Firenze e le principali corti europee, trasferiti nelle stanze blindate della Banca d’Italia.

Si teme l’effetto Louvre: nelle mani dei ladri ci sono anche i dati dell’ufficio tecnico: vuol dire, oltre a codici di accesso e password ora resettate, mappe interne, i particolari del sistema di allarme, la posizione delle telecamere. Uno degli interventi in corso in questi giorni è proprio il potenziamento della videosorveglianza.

La preoccupazione all’interno degli Uffizi è palpabile: «Dal giorno del riscatto abbiamo la sensazione che possano essere dappertutto — confida un dipendente —. Sono entrati anche nei nostri telefoni che erano collegati alla rete. Speriamo davvero che non accada qualcosa di brutto. Non voglio neanche pensarci». 

3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 08:50)