di
Giuseppe Sarcina
Il politologo americano: «Il presidente Usa sta svuotando la Nato»
Il discorso dell’altra notte è stata l’ulteriore conferma che Donald Trump «non ha alcuna strategia per concludere la guerra in Iran». E quindi, «rischia di fallire». Per quanto riguarda la Nato «il presidente americano ha già fatto molti danni, anche se alla fine deciderà di non lasciare l’Alleanza Atlantica».
Questo è lo scenario disegnato da Robert D. Kaplan, 73 anni, politologo americano tra i più quotati. Ha cominciato come giornalista, viaggiando e seguendo, tra l’altro, le crisi internazionali più gravi. Nel 2001 George Bush gli ha chiesto consiglio sulla guerra in Iraq (Kaplan era favorevole) e nel 2009, con Barack Obama alla Casa Bianca, è diventato consulente del Pentagono. Tra i suoi libri più importanti, va citato The coming anarchy (1994). L’ultimo suo lavoro pubblicato in Italia è Il secolo fragile (Marsilio, 2025).
Quali conclusioni dobbiamo trarre dall’intervento di Donald Trump?
«Lo sappiamo, Trump non è una creatura dotata di un pensiero rigoroso. Ecco perché nessuno ha la più pallida idea di che cosa dirà o farà domani. Il suo discorso è stato, per molti aspetti, incoerente. Possiamo verificare, ancora una volta, come non sembri avere una strategia per porre fine alla guerra in Iran».
D’accordo, ma qual è la sua analisi, come andrà a finire?
«Difficile dirlo, perché ogni guerra finisce in un modo diverso. E sarebbe anche sbagliato ricavare una lezione dai conflitti precedenti. Qui mi pare che siamo davanti a due possibilità. Il conflitto potrà terminare quando Trump sentirà di aver distrutto abbastanza infrastrutture e impianti iraniani da poter annunciare lo stop ai bombardamenti. Oppure potrà finire solo quando ci sarà la riapertura dello Stretto di Hormuz».
In ogni caso Trump punterà a dichiarare vittoria…
«Certo. Ma non è detto che andrà così. Se il presidente decide di fermarsi, ma senza ottenere concessioni da Teheran, allora la guerra apparirà come un fallimento agli occhi dell’opinione pubblica americana e internazionale».
Quali concessioni in particolare?
«Ne vedo soprattutto due. La prima è avere garanzie sul piano di arricchimento dell’uranio e quindi l’assicurazione che l’Iran non arriverà alla costruzione della bomba atomica. La seconda è imposta dagli ultimi sviluppi della guerra: è indispensabile che lo Stretto di Hormuz torni navigabile, in condizioni di massima sicurezza».
APPROFONDISCI CON IL PODCAST
Nei giorni scorsi, il leader americano ha espresso «disgusto» nei confronti della Nato perché gli alleati europei non lo hanno aiutato in Iran. Pensa che davvero Trump porterà gli Stati Uniti fuori dall’Alleanza Atlantica?
«Non saprei dire se queste parole così pesanti siano delle provocazioni o delle minacce reali. In ogni caso, è chiaro che ogni volta che Trump afferma di voler lasciare la Nato, sferra un colpo alla coesione transatlantica. Il suo linguaggio, il suo atteggiamento corrosivo stanno facendo comunque dei danni molto seri. Trump sta già, di fatto, svuotando, indebolendo l’Alleanza Atlantica. E queste lesioni sono destinate a durare, anche se alla fine i suoi avvertimenti non avranno seguito».
Come giudica la reazione degli europei? Il premier britannico Keir Starmer sta promuovendo l’invio di una spedizione navale nel Golfo. Ma solo dopo la fine delle ostilità. È sufficiente?
«Non credo. Mi pare un’iniziativa con regole di azione ancora piuttosto vaghe. Se si vuole organizzare una spedizione navale, bisogna chiarire a tutti, a cominciare dagli iraniani, come si comporterà la flotta in caso di pericolo. Nel concreto, il dubbio è: i partecipanti a questa missione sono pronti ad impegnarsi a usare la forza militare? In caso contrario si rischia di mettere in campo un’azione inefficace, velleitaria».
3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 09:09)
© RIPRODUZIONE RISERVATA