di
Dimitri Canello

Visibile in questi giorni è piena, ma ancora più d’effetto rispetto al solito. L’esperto naturalista Mario De Marco: «Un vero e proprio incantesimo atmosferico, una presenza quasi palpabile»

Un’esplosione di luce sospesa nel silenzio delle Dolomiti: così si apre lo sguardo davanti allo scatto del fotografo naturalista bellunese Mario De Marco, dove la luna piena d’Aprile non è solo un astro, ma una presenza viva, quasi palpabile. Si leva lenta sopra Voltago Agordino, come un respiro antico, e accende la notte di una luce che non si limita a illuminare, ma racconta. 

È la cosiddetta «luna rosa», un nome che profuma di tradizione e primavera, nato dal linguaggio evocativo dei nativi americani per celebrare lo sbocciare dei fiori. Eppure, come sottolinea lo stesso fotografo: «Splendida la luna piena di mercoledì sera che poi si è ripetuta giovedì – il commento di de Marco – è detta in gergo luna “rosa”: si dice rosa per i fiori che sbocciano in questo periodo, modo di dire dei nativi americani, ma il colore rimane lo stesso». La sua voce accompagna lo sguardo e lo guida dentro l’immagine, svelandone il senso più autentico. Solo un elemento può intervenire a mutarne l’aspetto: «E’ la foschia la sola a poterne alterare il colore, donando un bellissimo tono sul giallo», spiega ancora De Marco. Ed è proprio questo incantesimo atmosferico a rendere lo scatto straordinario: un giallo morbido e avvolgente che si riversa sulle cime, accarezzando la catena della Schiara e accendendo la Gusela del Vescovà. 



















































La composizione è un equilibrio perfetto tra cielo e terra, tra immensità e dettaglio. La luna, quasi piena al 99,7% nella notte tra l’1 e il 2 aprile, domina la scena con una presenza magnetica, mentre le montagne, silenziose e solenni, si lasciano attraversare da quella luce che sembra provenire da un tempo remoto. Anche nella notte successiva, pur scendendo al 96%, la sua forza resta intatta, come un’eco che continua a vibrare. C’è anche un significato più profondo che si insinua tra le pieghe di questa visione: «Questa luna ha anche un significato religioso infatti serve per determinare la Pasqua, la domenica successiva alla prima luna». 

Così, lo scatto diventa non solo un tributo alla natura, ma anche un ponte tra cielo, terra e spiritualità. Nell’immagine di De Marco, tutto converge: la scienza e la tradizione, la precisione astronomica e la poesia della percezione. È uno sguardo che non si limita a osservare, ma interpreta, restituendo alla luna il suo ruolo più autentico: quello di custode silenziosa della bellezza e del tempo.


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3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 08:17)