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Si chiama “Stanno tutti invitati”, ma potrebbe essere tranquillamente “Felicissima Sera”. Stesso clima, stessa impostazione, stesse dinamiche. Cambia giusto il titolo, con Pio e Amedeo che ripropongono praticamente loro stessi.
Niente ‘effetto wow’
Sintonizzandosi su Canale 5, giovedì sera, non c’è stato l’effetto wow. E chissà, forse manco lo cercavano. Non è escluso infatti che il mantenimento della propria identità e spina dorsale sia legato allo spirito del programma, finalizzato a celebrare i primi venticinque anni di carriera del duo.
A “Stanno tutti invitati” si sorride e la constatazione di un’ammiraglia Mediaset che sa ancora produrre al di fuori di reality e soap turche genera sollievo. D’Antini e Grieco sanno creare il clima, sanno tenere i tempi, sanno coprire gli spazi, sicuramente aiutati dall’assenza della diretta e da un montaggio che ha eliminato lungaggini e sbavature. Tuttavia, la forza dei due comici nel live è indiscutibile, con la presenza del pubblico che rappresenta una preziosa benzina.
Il pregiudizio
La grana di Pio e Amedeo sta soprattutto nel pregiudizio e in un approccio ‘talebano’ da parte della critica che, va detto, non ha mai perdonato la loro presa di posizione su omofobia e politicamente corretto: “Nemmeno ricchione si può dire più – ironizzarono in un monologo del 2021 – ma è sempre l’intenzione il problema. Così noi dobbiamo combattere l’ignorante e lo stolto. Se vi chiamano ricchioni, voi ridetegli in faccia perché la cattiveria non risiede nella lingua e nel mondo ma nel cervello: è l’intenzione. L’ignorante si ciba del vostro risentimento”.
Da quel momento gli artisti foggiani hanno segnato un solco, un punto di non ritorno che ha condizionato ogni successiva uscita.
“Stanno tutti invitati”, ad ogni modo, arriva dopo un lungo silenzio televisivo e a pochi mesi dal film “Oi vita mia” che ha inaugurato probabilmente un nuovo corso. Eternamente cafoni e fuori luogo, eppure meno drastici. Dei ‘Pierini’ che tuttavia hanno cominciato a conoscere i confini da non oltrepassare, o a superare con equilibrio.
La centralità dell’ospite
Nella prima delle tre puntate – che ha raccolto 2,6 milioni e il 20% di share (oro di questi tempi, anche se leggermente sotto le aspettative) – Pio e Amedeo hanno lavorato sulle certezze. Apertura con Claudio Baglioni, che li volle come ospiti a Sanremo nel 2019, e prosecuzione con Paolo Bonolis. Al netto di qualche battuta, qui i riflettori si sono spostati sul conduttore e sui bambini, in una sorta di riedizione di “Chi ha incastrato Peter Pan?” che ha messo in ombra e in secondo piano i padroni di casa.
Il timone è stato ripreso in mano con Annalisa, copiata nel look e nell’abbigliamento in occasione di un travestimento che, oltre allo spirito carnevalesco fuori tempo massimo, ha regalato ben poco.
Dopo un Massimo Ranieri intervenuto per omaggiare la mamma di Pio (alla soglia degli 80 anni), è parso centratissimo il coinvolgimento di Luca Argentero, finito nel tritacarne di un finto podcast gestito da Pio che non è altro che l’aggiornamento del tavolo di “Che tempo che fa”, dissacrato a “Felicissima Sera”. E’ un déjà-vu, tra melanzane sott’olio e limoncello che Amedeo ha offerto all’attore, finito poi a raccontare barzellette a tema medico con improbabili spalle.
I successivi ingressi di Cristina D’Avena (che fa sempre Cristina D’Avena) e Nek, pertanto, hanno dimostrato che ormai la televisione si fa solo con gli ospiti, rivenduti come “amici” o “miti”. Soprattutto nel caso di Pio e Amedeo la presenza della vittima sacrificale (più celebre è, meglio è) risulta fondamentale, a riprova che la scia di “Emigratis” non si è mai del tutto estinta.
Da notare, infine, un curioso dettaglio, ovvero la citazione ossessiva e reiterata di diversi marchi nell’arco delle tre ore. Dal famoso vino in ‘brick’ alla nota ditta di poltrone, passando ammorbidenti, dopobarba e detergenti. Un product placement non richiesto.