di
Stefano Montefiori

I due leader hanno debuttato da presidenti nello stesso anno, il 2017. Dopo la fase del corteggiamento, il capo dell’Eliseo è sempre meno disposto a fare buon viso a cattivo gioco e reagisce a «bullismo» e insulti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE 
PARIGI – La relazione tra Donald Trump e Emmanuel Macorn si complica, perché il presidente americano parla ormai sempre più a ruota libera, e il presidente francese sembra sempre meno disposto a fare buon viso a cattivo gioco: non si può sperare di portare l’Europa verso l’autonomia strategica dagli Stati Uniti accettando gli insulti senza reagire. 

L’ultimo episodio vede Trump prendersi gioco di Macron in un video diffuso per errore sul canale YouTube della Casa Bianca, prima di essere rimosso: «Sua moglie lo tratta malissimo, si sta ancora rimettendo da un pugno in faccia», ha detto il presidente americano riferendosi al maggio 2025, quando subito dopo l’atterraggio in Vietnam le telecamere ripresero Brigitte Macron alzare le mani sul marito Emmanuel («per scherzo», disse il capo di Stato francese). Macron ha risposto con grande calma e efficacia, a margine della visita in Corea del Sud: «Frasi né eleganti né all’altezza della situazione, che non meritano una risposta». 



















































Ma in un’altra occasione, il discorso alla nazione pronunciato quando in Europa erano le 3 del mattino, Trump ha anche raccontato in modo polemico uno scambio con Macron: «Ho detto: Emmanuel, ci farebbe comodo un po’ di aiuto nel Golfo, anche se stiamo battendo tutti i record in fatto di eliminazione dei cattivi e distruzione di missili balistici». Poi, imitando Macron con un accento francese: «No, no, no… non possiamo farlo, Donald. Potremo farlo solo una volta vinta la guerra». 

Iran, la guerra  in diretta

Anche qui, Macron è stato costretto a rispondere, in modo pacato ma tagliente, anche sulle critiche americane alla Nato: «Si prendono una bella responsabilità le autorità americane quando ogni mattina dicono: faremo questo, non faremo quello o quell’altro. Si parla troppo, e troppo a casaccio. Abbiamo tutti bisogno di stabilità, di calma, di un ritorno alla pace, questo non è uno spettacolo, è una guerra, ci sono soldati e civili che muoiono. Bisogna essere seri, e quando si vuole essere seri non si dice ogni giorno il contrario di ciò che si è detto il giorno prima».

Ormai Macron non nasconde più la profonda disistima verso Trump, ma all’inizio dei loro rapporti il presidente francese aveva fatto il possibile per costruire una buona relazione personale. A cominciare dalla prima virile stretta di mano, nel lontano 2017 a Bruxelles, quando entrambi cominciavano le rispettive carriere di capi di Stato. Poi Macron ha invitato Trump alla sfilata del 14 luglio sugli Champs Elysées, ma ben presto sono arrivati i disaccordi, per esempio sul clima

Quando Trump ha fatto uscire gli Stati Uniti dagli accordi Parigi contro il riscaldamento climatico, Macron ha coniato un nuovo slogan. Make our planet great again, storpiando il Make America great again di Trump. 

Dopo una pausa durante la presidenza Biden, Macron è stato tra i primi a incontrare Trump nel suo secondo mandato alla Casa Bianca, senza paura di interromperlo in diretta prendendolo per un braccio quando il presidente americano ha cominciato la consueta lamentela sull’Europa che non farebbe nulla, in particolare sull’Ucraina: «No, a dire il vero, abbiamo pagato. Abbiamo pagato il 60% dell’intera somma di aiuti». Trump ha sorriso e ha replicato: «Se è così, tanto meglio per me». 

Poi, dopo l’annuncio dei nuovi dazi, Macron ha denunciato una decisione «brutale e infondata» e ha invitato le aziende europee a limitare i loro scambi commerciali con gli Stati Uniti. 

Lo scontro è diventato aperto nel giugno dell’anno scorso, alla fine del G7 di Kananaskis, in Canada, che era stato preceduto da una visita lampo di Macron in Groenlandia, dove il presidente francese aveva portato la sua solidarietà alla premier danese Mette Frederiksen e a quello groenlandese Jens-Frederik Nielsen, ribadendo che «La Groenlandia non è in vendita». 

Tornato a Washington dal G7 con un giorno di anticipo, Trump ha attaccato Macron: «Il presidente francese Emmanuel Macron, in cerca di pubblicità, ha detto a torto che ho lasciato il vertice del G7, in Canada, per tornare a Washington e lavorare a un “cessate il fuoco” tra Israele e Iran. Sbagliato! Non ha idea del motivo per cui sto andando a Washington, ma di certo non ha nulla a che fare con un cessate il fuoco. È una questione molto più importante. Che lo faccia apposta o no, Emmanuel si sbaglia sempre». 

A Davos, nel gennaio scorso, un nuovo screzio.
Trump ha rivelato un messaggio privato ricevuto da Macron – «Amico mio, siamo totalmente allineati sulla Siria. Possiamo fare grandi cose sull’Iran. Non capisco cosa stai facendo sulla Groenlandia» -, e Macron gli ha risposto nel suo ottimo inglese con accento francese dal palco del summit in Svizzera: «Abbiamo bisogno di maggiore stabilità in questo mondo, ma preferiamo il rispetto ai bulli. Preferiamo lo Stato di diritto alla brutalità».

3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 17:34)