di
Marco Bonarrigo
La 4×400 paga una profonda crisi di talenti, l’età avanzata dei migliori specialisti, gli infortuni a ripetizione che affliggono i più giovani. E soprattutto, una gestione infelice
Siamo clamorosamente fuori dai Mondiali, non solo di calcio (la storia è arcinota) ma anche da quelli a staffette dell’Atletica Leggera 2026 per cui erano disponibili ben 24 posti. La vicenda è surreale, specie in tempi in cui su piste e pedane gli azzurri corrono veloci, saltano e lanciano in alto e in lungo. Qui si parla della storica staffetta del miglio, la 4×400 dove in passato abbiamo brillato a Europei, Mondiali ed Olimpiadi.
I Mondiali sono in programma a inizio maggio a Gaborone, in Botswana, con la sfida tra le 4×100 e le 4×400 di genere e miste più forti del pianeta, sfida importante per i titoli in palio ma anche perché sarà nello stato africano che si assegneranno dodici dei sedici posti per i Mondiali assoluti del 2027, a Pechino.
Un paio di mesi fa i responsabili della Federatletica si sono resi conto che, con il 31° posto nel ranking nazionale per tempi (colpa del modestissimo 3’04”01, realizzato in Cina nel maggio 2025, per capirci il nostro record nazionale è 2’58”81), l’Italia non avrebbe trovato posto tra le 24 convocate d’ufficio per l’Africa. La 4×400 paga una profonda crisi di talenti, l’età avanzata dei migliori specialisti, gli infortuni a ripetizione che affliggono i più giovani come Luca Sito, gran talento eclissato dopo gli ottimi risultati dell’Europeo 2024.
Come andare in Africa per salvare la faccia? Migliorando il 3’03”07 della Thailandia, 24a nel ranking, risalendo dal 31° posto attuale e superando anche Zambia, Vietnam e Venezuela, nazioni sulla carta non proprio irresistibili e facendolo entro il giorno di Pasqua, termine ultimo per realizzare il crono.
Muovendosi tardi, la Fidal non si era però accorta che non c’erano gare disponibili in cui testarsi. La regola è chiara: il tempo va realizzato in una competizione dove sono presenti almeno altre due equipe internazionali. A fine marzo la federazione ha provato a organizzare una 4×400 a Roma dove però non c’è nessuna pista disponibile come del resto a Milano. Dopo lunghe ricerche, l’unico impianto utile è risultato essere il Campo Scuola “Picanello” di Catania, dove fa base il selezionatore delle staffette azzurre, Filippo Di Mulo. Scelta Catania, si sono convocati gli atleti scegliendo tra i pochi non in infermeria, si sono invitate (a costi altissimi, provate a trovare un biglietto aereo per Catania attorno a Pasqua), le rappresentative di Slovenia e Danimarca. A poche ore dalla gara — in programma il pomeriggio del Venerdì Santo — si è scoperto che la Danimarca non sarebbe arrivata e quindi si è rattoppata d’urgenza una squadra (internazionale?) formata da quattro ragazzi siciliani di belle speranze, l’Italia B.
E finalmente, alle 15 e 50, la gara è partita nel campetto dei Campionati Italiani Regionali con sole tre corsie occupate. Risultato surreale: Vanni Picco Akwannor, Vladimir Aceti, Alessandro Sibilio e Lorenzo Benati hanno corso in 3’04”68, tempo equivalente a quello realizzato da Ottolina, Puosi, Fusi e Bello nel 1968 in Messico, ovvero 57 anni fa. Alle spalle dell’Italia A, la formazione B che ha corso in 3’11”, terza piazza per i ragazzini sloveni in un 3’20” da gara femminile. Per loro almeno la soddisfazione di una vacanza in Sicilia pagata.
La 4×400 non andrà ai Mondiali di specialità a maggio e dovrà lottare per qualificarsi (solo quattro i posti disponibili) per quelli di Pechino 2027. Un disastro federale senza precedenti con una sola soddisfazione: nel ranking mondiale della 4×400 siamo davanti alla Bosnia.
3 aprile 2026 ( modifica il 3 aprile 2026 | 17:22)
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